L’annuncio del ritorno dell’Alfa Romeo in Formula 1 è stato accolto con curiosità ed entusiasmo dai tanti appassionati di motori, italiani e non. Le pagine cartacee e virtuali dei giornali di tutto il mondo hanno riportato la notizia dandole grande risalto. Una reazione, questa, dovuta principalmente a un fattore: l’Alfa Romeo ha scritto pagine memorabili negli sport motoristici. La storia di questo marchio, insomma, è di quelle che contano. E proprio dalla sua storia Alfa Romeo ha deciso di partire per il suo rilancio in Formula 1, presentando la nuova monoposto nelle sale del museo di Arese. Quindi chi meglio del curatore dell’esposizione permanente, Lorenzo Ardizio, può spiegare l’importanza che il passato del marchio del biscione ha per proiettare l’Alfa Romeo, nuovamente, nel mondo della Formula 1.

Dottor Ardizio, qual è la genesi del Museo Storico Alfa Romeo?

Il Museo Storico Alfa Romeo nasce per la prima volta nel 1976 anche se, in realtà, la collezione era già stata messa insieme negli anni precedenti. E, a partire da quel 18 dicembre del 1976, il Museo rimane un grande e prestigioso biglietto da visita. Non viene però mai aperto al pubblico come un museo vero e proprio, per questo bisognerà attendere il 2015 quando, in occasione del lancio del nuovo corso dell’Alfa Romeo con la presentazione della Giulia, il museo verrà ristrutturato e, soprattutto, verrà dotato di un approccio espositivo più adatto ad attrarre un pubblico non solo di appassionati o partner commerciali, ma anche un più variegato: si passerà infatti dai sette, diecimila visitatori del periodo antecedente alla ristrutturazione, ai centomila visitatori all’anno di oggi.

Il rinnovamento del museo è stato fatto quindi con l’intento di allargare gli orizzonti?

Assolutamente, il museo è stato ripensato senza tradire quella che era l’architettura originaria, per cui si tratta di “un museo del museo”: viene mantenuta la struttura, vengono mantenuti molti elementi, ma è stato cambiato il modo di raccontare la storia dell’Alfa Romeo. Invece di preparare un’esposizione puramente cronologica dal 1910 a oggi, si è deciso di dividere l’esposizione in tre grandi capitoli, che rappresentano anche tra aspetti del marchio. Il primo capitolo dà origine a un’area chiamata Timeline e parla della storia aziendale, quindi i personaggi, gli stabilimenti e diciannove vetture che sono un po’ le pietre miliari di quella che è stata l’Alfa Romeo produttrice di automobili. La seconda sezione viene invece dedicata alla Bellezza, che è l’unica parola che non viene tradotta in inglese in tutto il museo. Non viene resa in “beauty”, perché il concetto italiano di bellezza è molto più profondo, molto più vasto e infatti ci vogliono ben cinque sezioni per raccontarla. Da questa parte, che è la sezione più emozionale rispetto alla prima, si passa invece a un sentimento ancora più “fisico” e quindi, dall’emozione di bellezza si passa alla passione per la Velocità. Qui cambia il paradigma: le luci sono più basse, l’audio più alto e, ovviamente, tutte le automobili sono rosse. Questo è il regno degli appassionati, di quelli che vivono di corse, di grandi eroi del volante, ma anche del piacere di guida che le vetture Alfa Romeo hanno saputo regalare in tutti questi 107 anni di storia.

Insomma, l’idea è quella di rilanciare il marchio partendo proprio dalla sua storia?

Esattamente, il museo è la testimonianza che l’Alfa Romeo ha voluto ripartire dalle proprie origini, che non vuol dire guardarsi alle spalle, ma significa guardare al futuro orgogliosi e consapevoli di quella che è stata una tradizione prestigiosa e che oggi è ancora amata e ammirata in tutto il mondo: buona parte dei nostri visitatori, infatti, proviene dall’estero.

Parlando di tradizioni e di ritorno alle origini, si suppone che il ritorno in Formula 1 dia un’ulteriore spinta al museo, giusto?

Una delle sezioni del museo è dedicata allo sport, è dedicata alle corse è dedicata a quello che le corse hanno dato all’Alfa Romeo e a quello che l’Alfa Romeo ha dato alle corse: l’Alfa vince il primo mondiale nel 1925, i primi due mondiali della neonata Formula 1, vince undici Mille Miglia, dieci Targa Florio, quattro 24 Ore di Le Mans e qui l’elenco potrebbe andare avanti fino a dare origine a numeri imbarazzanti…

…se possiamo: dà origine alla Ferrari, che è un “piccolezza”…

…dà origine anche alla Ferrari, quindi immaginate che importanza abbia per l’Alfa Romeo, prima ancora che per i suoi appassionati, il ritornare nelle corse e farlo dalla porta principale.

E proprio la nuova monoposto, che parteciperà al mondiale 2018, è stata presentata e, per un periodo, esposta in queste sale.

In un grande segno di continuità con quanto era stato fatto nel 2015, l’annuncio del rientro in Formula 1 è stata fatto qui ad Arese il 2 dicembre. Il manichino della vettura, con la nuova livrea, è rimasto poi esposto qui fino al successivo 10 dicembre.

C’è un pizzico di rammarico nel non vedere su quella macchina un pilota italiano? Si era parlato di Giovinazzi.

Per l’Alfa Romeo la cosa più importante è tornare tra i protagonisti e sappiamo benissimo che le grandi storie non iniziano improvvisamente, non sono fatte solo di exploit, ma di un lavoro duro e costante che poi, inevitabilmente, porta sempre a dei grandi risultati. L’Alfa Romeo ne ha delle sale piene di risultati, se questo inizio, in questo momento, sta passando da una squadra nata in collaborazione con Sauber e con dei piloti (Charles Leclerc e Marcus Ericsson, ndr), che per ora non sono italiani, non è il punto principale: l’importante è rientrare nelle corse e in Formula 1, poi ci sarà spazio, speriamo, per dimostrare il valore dell’Alfa Romeo nel mondo dello sport.

Guardando al 2018, comunque, ci sono dei piloti validi e un buona base da cui partire: è questo quello a cui puntava Alfa?

Assolutamente, il rientro è chiaramente graduale: i due piloti sono giovani e hanno dimostrato di essere molto brillanti e la squadra, la Sauber che affiancherà Alfa Romeo, è sempre stata una grande palestra di tecnologia, di uomini, di piloti. Molti dei campioni e molte delle imprese della Formula 1 sono nate lì.

 

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