È stato l’ultimo pilota italiano a correre una stagione completa in F1, e nonostante il circus l’abbia ”rinnegato” nel 2012, non vuole saperne di smettere di correre: Vitantonio Liuzzi è stato impegnato nella GT Open in questo 2017, l’ultimo approdo di una carriera che l’ha visto correre praticamente in ogni serie motoristica esistente.

Il pilota italiano, nato nel 1980 a Locorotondo e pescarese d’adozione, ha fatto il suo esordio nelle corse giovanissimo, intorno agli 11 anni: è a quell’età che gli aspiranti piloti si avvicinano ai kart, e due anni dopo arrivava già il suo primo titolo italiano. Nel 1995 invece Vitantonio diventò vicecampione mondiale, un risultato che gli consentì di proseguire la sua scalata nelle serie automobilistiche: in un mondo in cui non esistevano ancora tutte le serie minori attuali, Liuzzi si trovò a correre nei kart fino a 21 anni, togliendosi la soddisfazione di diventare campione del mondo nel 2001. Il titolo arrivò a Kerpen, in una gara nella quale era in pista anche Michael Schumacher come wild-card, nel tentativo di vincere un titolo iridato che gli era sempre sfuggito: bene, Liuzzi andò a sconfiggere Schumi e vinse il titolo sulla pista di casa del tedesco, andando a segnalarsi come uno dei talenti emergenti del motorsport.

Velocità e grinta sono sempre state le caratteristiche di Tonio, che continuò a crescere fino a vincere il titolo nella Formula 3000 nel 2004, guadagnandosi così il salto in Formula 1: Red Bull lo inserì nel proprio Junior Team e lo ingaggiò come terzo pilota, promuovendolo a seconda guida nel 2005. Nei piani originali l’italiano avrebbe dovuto effettuare metà stagione e alternarsi alla guida della monoposto austriaca con Christian Klien, caro però allo sponsor: Liuzzi si ritrovò così a disputare solo quattro GP, chiudendo 8° a Imola e conquistando il suo primo punto nel Mondiale. Nel 2006 diventò uno dei piloti della neonata Toro Rosso, e anche qui conquistò un solo punto: l’anno dopo fu quello della rottura con STR, che gli contestò la mancanza di risultati e lo lasciò a piedi. Tonio si era ritirato 7 volte, buttando via un possibile 4° posto in Canada e ottenendo al massimo un 6° posto in Cina: nasce così il passaggio a Force India, prima come collaudatore e poi come pilota per sostituire Fisichella (passato in Ferrari), con un triste ko della monoposto mentre era 4° a Monza. Vitantonio Liuzzi viene confermato per il 2010 (dopo aver corso anche nell’A1 GP), ottiene 21pti ma viene surclassato da Sutil e appiedato, passando alla disastrosa HRT: il bottino è nullo, ma Tonio strappa il miglior risultato del team col 13° posto in Canada (dopo la mancata qualificazione a Melbourne, superato il 107%).

HRT chiude nel 2012, e l’esperienza nel circus dell’ultimo pilota italiano in F1 si conclude qui: Vitantonio Liuzzi inizia a girare tutte le serie motoristiche, correndo nell’Endurance (2013-15: LMP2 con Lola e Lotus, LMP1 con Bykolles), nelle Superstars Series con Mercedes (2012) e nella Formula Nippon e Super GT in Giappone (2014). Ecco dov’era finito Tonio, che ha all’attivo anche un’esperienza in Formula E con Trulli GP: subentrò a metà della stagione 2014-15, chiudendo 9° a Berlino, salvo poi assistere al ritiro della scuderia dopo due e-Prix della stagione 2015-16. Trulli GP si ritrovò prima a non assemblare le vetture in tempo per la gara d’esordio (problemi burocratici, o forse semplicemente economici), e poi a venire bocciata alle verifiche tecniche nella seconda corsa, ritirandosi dal campionato: e così, il pilota di Locorotondo si è dovuto nuovamente reinventare, e a 37 anni corre con le ruote coperte nella GT Open, difendendo i colori di Lamborghini. L’ennesima ripartenza di un pilota che non vuole saperne di smettere con le corse, e viste le premesse e il talento mostrato nelle serie inferiori (che gli aveva fatto dire di ”non sentirsi inferiore a Vettel”), poteva avere tutt’altra carriera.

Vitantonio Liuzzi alla guida della Lamborghini

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