Paradisi esotici, stati ricchi di petrolio e circuiti che risultano spesso essere delle vere e proprie cattedrali nel deserto dopo qualche anno di GP e un rapido abbandono: la F1 della gestione-Ecclestone ci ha spesso abituato a molti scenari insoliti (il ”deserto” della Corea del Sud, Nuova Delhi ecc ecc), ma a quanto pare la spinta ”petroldollaresca” del circus non sembra intenzionata a fermarsi neppure sotto l’egida di Liberty Media e della nuova proprietà USA.

L’indiscrezione rimbalza da qualche giorno all’interno del circus (assieme a quella della fine del sogno di Robert Kubica: venerdì Williams annuncerà la scelta di Sirotkin), ma sta prendendo sempre più forza: il Kuwait sta pensando a un possibile ingresso in F1, seguendo gli esempi di Singapore e degli Emirati Arabi Uniti, che dopo aver conquistato la F1 con Yas Marina ha costruito un nuovo circuito a Dubai (con tanto di enorme impianto sportivo, ci corre la GT). L’idea del piccolo stato confinante con Iraq e Iran è quella di ospitare in futuro un GP, e da mesi ormai si lavora incessantemente alla costruzione del Kuwait Motor Town, un impianto sportivo comprensivo di circuito automobilistico che sta sorgendo a 30km circa da Kuwait City: un tracciato disegnato (avevate dubbi?) dal solerte e monotematico Hermann Tilke, che ha costruito anche qui (avevate dubbi?) una pista di oltre 5km dotata di due lunghi rettilinei, un settore veloce e una curva mista ad ampio raggio e grande lunghezza simile a quella del presto dimenticato tracciato di Istanbul (disegnato da Tilke).

Insomma, circuito in fieri, ma ancora nessuna trattativa con Liberty Media: la situazione è in divenire, col Kuwait che aspetterà di finire il circuito prima di muoversi ufficialmente. L’impianto però ha ottenuto la gradazione FIA-Livello 1, e può dunque ospitare tutte le maggiori corse automobilistiche: l’idea è quella di fare un ingresso ”tranquillo” in un campionato minore (GT o Endurance) nel 2019, proponendosi poi per la F1 nel 2020 o nel 2021. Avremo un nuovo GP asiatico nel circus? I segnali sembrano esserci tutti.

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