Due kart ed una pista. Così si sono conosciuti Nico Rosberg e Robert Kubica. Tedesco figlio d’arte uno, polacco originario di Cracovia l’altro. Espansivo e sorridente il primo, timido ed introverso il secondo. Apparentemente, non potrebbe esserci più distanza tra di loro. Aggiungiamoci anche il cannibalismo spietato vigente tra piloti, acuito se possibile dalla giovane età e dalla fase iniziale della carriera, quella in cui si deve ancora dimostrare il proprio valore e gli altri concorrenti sono visti come pericolosi rivali. Vincere non è solo un imperativo, ma un mantra per coronare il sogno di una vita: diventare campione del mondo di Formula 1. Eppure Nico e Robert sono diventati subito amici. Non è bastata la pista a minare un rapporto sincero e spontaneo, cresciuto e rafforzatosi con gli anni. Nemmeno il loro passaggio nella top class ha interrotto le loro frequentazioni.

La vita ha scelto strade diverse per i due giovani talenti. La carriera di Kubica ha intrapreso una svolta brusca e dolorosa in occasione dell’incidente al rally di Andora. Ha visto la morte in faccia ed attraversato un limbo fatto di continui interventi chirurgici che lo hanno traghettato dallo spauracchio della menomazione ad una vita normale. Robert è tornato a correre vincendo il campionato WRC2 e ben figurando nella categoria superiore. Ha scacciato i propri fantasmi riprendendo a correre nello stesso tipo di competizione costatogli una promettente carriera in Formula 1. Prima dell’incidente, il polacco classe 1984 si era fatto notare con BMW e Renault. Sembrava che il futuro gli strizzasse l’occhio per condurlo verso traguardi da sogno. Ed invece ora si trova a lottare per riprendersi quello che la sorte gli ha sottratto beffardamente ad una curva di Andorra.

Curiosamente ad aiutarlo c’è proprio Rosberg. Il figlio d’arte ha dismesso i panni del pilota al termine della scorsa stagione, dopo aver concluso la sua scalata alla vetta iridata. Tuttavia, non ha accantonato il mondo delle corse e non ha dimenticato gli amici. Soprattutto, non si è scordato dell’amico Robert. Nico ha l’immensa qualità di essere molto sensibile ed umano. Ed anche se in pista lo ha talvolta limitato, questo pregio, nella quotidianità, è una risorsa incredibile. Realizzato il proprio sogno, Rosberg ha deciso di aiutare Kubica ad inseguire i suoi desideri. Si è rimesso in gioco e non per scherzo, come testimoniato dalla determinazione con cui sta trattando con la Williams per dare una chance concreta all’amico. Ha spiazzato tutti, compresa la dirigenza della scuderia britannica, la replica all’offerta di 15 milioni di dollari presentata dall’entourage del russo Sergei Sirotkin per avere il secondo sedile della vettura inglese: 7 milioni per le prime sette gare, tutti pagati di tasca propria. Un gesto di grande umanità e generosità.

Nico e Robert stanno sfidando la diffidenza del circus e lo scetticismo di chi non crede alla favola del polacco. La grinta e la forza di volontà non sembrano aver smosso le remore dei pessimisti. Tuttavia, a prescindere dalla decisione che la Williams prenderà, resta la bella immagine di due amici pronti ad aiutarsi. In un mondo più attratto da valori di diversa tipologia ed altra sostanza, l’umanità di questa storia è ossigeno puro, è un lampo nel mezzo di uno sfondo grigiastro, è una piacevole stonatura rispetto al resto dell’orchestra, intenta a suonare una musica che non scalda il cuore. In una cornice a tratti algida e scontata, Rosberg e Kubica si avvicinano fortemente al pubblico. La loro vicenda varca il confine tra il paddock e la platea e fa capolino nella quotidianità di tutti noi. Perché a chiunque è capitato di sentirsi, a turno, il Robert da incoraggiare e determinato a rifarsi o il Nico fedele compagno di avventure. Anche per questo motivo, sotto sotto, tanti appassionati non hanno ancora perso la speranza.

 

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