Nonostante l’opinione generale, Jorge Lorenzo ha tantissimi pregi. Per esempio, ha uno dei migliori stili di guida in assoluto e un palmares da invidia per qualsiasi pilota. Lo spagnolo di Palma de Maiorca ha inoltre il grande merito di dire ciò che pensa e di far parlare di sé in pista anche quando non è lui il protagonista. Non a caso, il 2017 di Jorge è stato davvero molto chiacchierato e spesso contestato. A molti era noto che il primo anno in Ducati non sarebbe stato facile, ma alcuni forse si aspettavano di più. Inoltre, la condotta del pentacampione in Malesia e Valencia ha lasciato scontenti Dovizioso e diversi tifosi della scuderia di Borgo Panigale. Per questo, Lorenzo è entrato nel mirino di molteplici critiche e il suo 2017 ha fatto discutere tantissimi appassionati.

“El Martillo”, dunque, fa parlare di sé anche quando non doveva essere lui al centro dei riflettori, come auspicato. La stagione di Jorge, a detta di molti, è stata tutt’altro che positiva, specialmente se confrontata con l’annata del compagno di squadra Andrea Dovizioso. Il forlivese ha centrato il secondo posto nel campionato e sei vittorie, contro i tre podi del funambolo numero 99 e la settima piazza nella classifica finale.
Ma davvero il 2017 del “Mamba” è stato così negativo? In realtà no. Jorge è partito in netta difficoltà. Nonostante la decisione coraggiosa del pilota, a marzo la Ducati si prospettava come la moto più distante dallo stile di guida di Lorenzo, fatto di estrema velocità e grande percorrenza in curva contro il motore indomato della Rossa e la sua accelerazione scorbutica.
Tuttavia, il maiorchino è migliorato lentamente gara dopo gara, arrivando a centrare un terzo posto insperato a Jerez e un ottimo quarto posto a Barcellona. Lorenzo ha cambiato vistosamente la propria guida, intraversando spesso la moto in frenata e riducendo notevolmente l’angolo di piega. L’adattamento del Por Fuera non poteva bastare. Era necessario che la Ducati venisse incontro al proprio pilota, così da velocizzare la crescita e aiutarlo a ritrovare quel feeling perduto con l’anteriore. Solo in questo modo, il 99 poteva fare la differenza sugli altri. A Brno è stata portata la famosa carena alata e da lì è iniziata la cavalcata al vertice di Lorenzo. La Repubblica Ceca poteva essere il luogo del primo successo in rosso di Jorge, ma i meccanici si sono addormentati sul più bello, buttando tutto al vento. A Misano invece ci ha pensato il manico classe 1987 a gettare alle ortiche un successo già in tasca. Ma ad Aragon è arrivato il secondo podio dopo una gara tutta in difesa, con le Honda nettamente superiori. In Malesia e a Valencia lo Spartano si è trovato a fare da scudiero a Dovizioso, in piena lotta per il titolo, perdendo di fatto due enormi opportunità per conquistare il primo posto. La cosa certa è che, nel finale di stagione, Lorenzo è tornato nelle posizioni di vertice, dove siamo sempre stati abituati a vederlo.
La vittoria non è arrivata, certo, ma la crescita è stata troppo evidente per poter essere ignorata. Tanti appassionati guardano il 2017 del numero 99 in funzione dei risultati ottenuti. E invece questa stagione ha confermato che Lorenzo può domare benissimo la Ducati. L’annata del Martillo potrà sembrare mediocre sotto gli occhi di tanti, ma potrebbe rappresentare invece il momento cruciale per il rilancio del maiorchino e, chissà, per raggiungere l’impresa di portare la Ducati sul tetto del mondo. Un campionato magari oscuro, ma fatto di tanti sacrifici e di un lavoro incommensurabile che potrebbe proiettare Jorge Lorenzo in un 2018 stellare.
E se così fosse, molte delle polemiche attuali verrebbero zittite. In particolare l’accanimento ai danni del Por Fuera per quella gara di Valencia, dove lo Squalo è stato etichettato subito come scorretto, quando invece stava aiutando il compagno Dovizioso. Allo stesso modo, il 2017 di Jorge è stato scambiato per un anno da perdente, invece che una stagione di sacrificio e lavoro.
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