“The battle never stops”. La battaglia non finisce mai. Questo è uno degli slogan della MotoGP, un mantra per tutti i piloti. E le varie case motoristiche non hanno perso tempo. Su tutte spicca la Honda, già proiettata al 2018, al punto da portare un prototipo della stagione che verrà ai test di fine anno a Valencia. In parte, non è un dato sorprendente: in HRC, esistono due team addetti al lavoro sulle moto da affidare a Marc Marquez e Dani Pedrosa. Una squadra lavora per migliorare il mezzo nel corso del campionato, l’altra, invece, si ingegna su come progettare la nuova versione ed essere già a buon punto nell’anno successivo. Nei dodici mesi seguenti, le formazioni si invertono in modo che i creatori di un determinato progetto possano seguirlo fino al termine del suo percorso. Poi il ciclo riprende.

L’iter ha funzionato fino al biennio 2015-16. Un errato sviluppo ha impedito di ripetere i successi dei due anni precedenti, lasciando via libera alla doppietta Yamaha. Poi è arrivata la rivoluzione con la centralina unica Magneti-Marelli ed il monogomma Michelin. Non è stato un adattamento semplice. A coprire i limiti della nuova RC213V ci ha pensato il talento immenso di Marquez, capace di conquistare due titoli mondiali consecutivi nel 2016 e nel 2017. Dopo le recenti stagioni, vincenti ma sofferte, Honda ha deciso di portare avanti una linea di sviluppo solamente avviata nell’ultima annata.

Innanzitutto, viene confermato il cosiddetto “Big Bang” o motore a scoppi irregolari. Questo tipo di propulsore era stato introdotto al termine del 2016 per risolvere la problematica carenza di grip alle massime inclinazioni dettata dal comportamento eccessivamente aggressivo della moto in fase di accelerazione. Il “Big Bang” è più dolce rispetto al predecessore e permette un’erogazione più dolce, oltre ad una maggiore aderenza del pneumatico posteriore. Partendo da questa base, la Honda sta lavorando per migliorare altri aspetti. Al di là dell’addolcimento ulteriore applicato al propulsore, in HRC si va affinando un telaio che dia maggiore stabilità al mezzo, impedendo quelle continue impennate. E poi urge un miglioramento in staccata, reso possibile magari da qualche novità aerodinamica. È lì che la Honda ha perso terreno rispetto alle dirette concorrenti ed è su quell’aspetto che è indirizzato gran parte del lavoro. Anche perché si vuole evitare che Marquez debba ricorrere ai miracoli per colmare quel gap, come fatto in tutto il 2017.

Già, il campione del mondo aveva già palesato quel limite al termine della gara di Assen, lamentando un’inferiorità evidente rispetto alla Yamaha. Poi, nel proseguo della stagione, la crisi della casa di Iwata e la crescita HRC, avvenuta grazie alla redistribuzione dei pesi, ha dato una grande svolta. Gran parte del merito va dato anche all’innovativo “metodo Marquez”, fatto di ricerca continua del limite in prova, anche a costo di incappare in continue cadute. In questo modo, l’iridato ha compreso come gestire la propria RC213V in gara. Tuttavia, Marc non ha intenzione di ripetere un’altra stagione così complessa. Inoltre, il suo contratto scade al termine del 2018. Un motivo in più per far tremare la Honda, consapevole che, qualora non offrisse le garanzie tecniche richieste dal fenomeno di Cervera, rischierebbe di perderlo rapidamente. Anche per questo motivo, a Tokyo si sono messi in moto con maggiore celerità rispetto al passato. L’obiettivo è dare a Marquez un mezzo fin da subito vincente, capace di permettergli fin da subito di controllare il Mondiale, senza essere costretto a rincorrere. Il 2018 è già iniziato in casa Honda. Vietato fallire.

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