Sebastien Loeb non ce l’ha fatta. Troppo forte il richiamo del WRC, di quelle corse divenute per tanti anni la sua casa ed il suo reame. Qualche giorno fa, il nove volte campione del mondo ha annunciato di prendere parte a tre gare della top class del rally con la Citroen. Per gli appassionati ci sarà modo di assistere nuovamente al confronto tra il dominatore incontrastato del primo decennio del Nuovo Millennio e colui che ne ha raccolto l’eredità, ossia Sebastien Ogier. Una sfida tra passato e presente decisamente intrigante, forse, inconsciamente, il vero pungolo del fuoriclasse 1974, desideroso di misurarsi contro il “delfino” più giovane di nove anni.

Tuttavia, l’ex stella WRC non è l’unico ad aver ceduto alle sirene invocanti un rientro nella competizione in cui si è dominato. In tanti hanno provato a rinverdire fasti più o meno gloriosi. È caduto in tentazione anche Michael Schumacher, non appagato dai sette titoli mondiali e dalle 91 vittorie in Formula 1. La fame di velocità e successi ha spinto il campionissimo a rimettersi al volante. “Proviamoci ancora”, deve aver pensato così “Schumy” mentre si metteva al volante della Mercedes, non immaginando che il triennio con le frecce d’argento si sarebbe rivelato fallimentare. Volendo ben vedere, per Loeb questo precedente rischia di diventare un pericoloso monito. Ma come può la storia arginare l’entusiasmo di chi torna anche solo per poco a riassaporare le sensazioni di una volta? In fondo, l’uomo vive di emozioni, di sensazioni brevi e talvolta effimere. Figuriamoci chi trascorre il proprio tempo su un mezzo a due o quattro ruote velocissimo. Rimettersi al volante o ritornare con il naso in carena è puro ossigeno, è sentire ancora il cuore pulsare in maniera diversa. È sfogare nuovamente un bisogno recondito, mai totalmente sopito. Forse, un pilota non smette totalmente di esserlo. Basta vedere anche Troy Bayliss, sceso nuovamente in pista a quasi 50 anni. Ma come? Non sarebbe meglio restare ai box ad assistere alle imprese dei giovani? Impossibile, il richiamo della moto è una melodia ammaliante a cui non ci si può sottrarre. Un piacere a cui non può rinunciare nessuno, nemmeno Valentino Rossi, che ha confessato senza veli il proprio timore nell’abbandonare le corse.

Fare il salto nel vuoto dopo la carriera è un rischio che non tutti riescono a correre. In fondo, come ci si potrebbe rivedere senza tuta e casco indosso? Specialmente dopo una vita intera trascorsa ad andare a 300 km/h. Impossibile avere un’altra normalità. “Non metterti con uomini che per cercare la normalità cercano di uccidersi” diceva il James Hunt del film “Rush” nel corso di una discussione con la moglie. Al di là dei toni esasperanti cinematografici, c’è una profonda verità nelle parole del pilota inglese interpretato da Chris Hemsworth. La quotidianità al di fuori delle gare è un grosso problema da gestire e con cui fare i conti. E forse è anche per questo motivo se per tanti protagonisti diventa così difficile rinunciare e semplice accettare di fare ritorno nella loro seconda casa.

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