Questione di attimi. Una stagione si può anche risolvere così, con un’imprecisione o un’intuizione. Il tutto in una frazione di secondo. In fondo, questa rapidità inesorabile è anche logica se si pensa ad un ambiente che fa della velocità l’aspetto più bello ed esaltante. Una piccola contraddizione pensare alla razionalità in un contesto che non si può immaginare più irrazionale. Ed è ancor più strano che il pilota meno calmo ed abile nel gestire i nervi, sulla carta, si sia rivelato il miglior stratega. Lewis Hamilton ha vinto il campionato del mondo usando le armi costategli il titolo nel 2016: la pazienza e la concentrazione. E la lucidità avuta dall’inglese ha fatto la differenza nei confronti di Sebastian Vettel, specialmente nel frangente decisivo della stagione, ossia il via del GP di Singapore. Nei primi 100m della gara asiatica si è rotto l’equilibrio di un campionato fino a quel momento combattuto: la chiusura forsennata delle due Ferrari del tedesco e di Kimi Raikkonen ai danni della Red Bull di Max Verstappen si è rivelata una trappola letale per le speranze iridate di Maranello. Quando le due rosse finiscono al tappeto ed il britannico taglia il traguardo per primo, è chiaro che il Mondiale ha preso una direzione ben precisa.

E pensare che l’avvio di stagione aveva fatto gridare al miracolo sportivo i tifosi ferraristi. Pronti via e successo a Melbourne davanti alle due Mercedes in difficoltà, con Hamilton secondo e Bottas terzo. Stesso scenario in Bahrain, con Lewis addirittura salvo grazie al gioco di squadra. In mezzo tra le due vittorie rosse, l’acuto del britannico in Cina, davanti al rivale tedesco e alla stellina Verstappen. In Russia, a sorridere è stato Valtteri Bottas, mentre Vettel ha approfittato egregiamente dei guai dell’avversario diretto in classifica, agevolato anche dalla buona prestazione di Raikkonen, terzo. In Spagna ecco il primo grande duello diretto tra Lewis e Sebastian: successo per il primo e leadership per il secondo. Nuovo allungo Ferrari a Montecarlo con una doppietta Seb-Kimi e Hamilton solo settimo. Pronta risposta in Canada con l’inglese vincitore e la Ferrari numero 5 preceduta anche da Bottas e Daniel Ricciardo. A Baku si è materializzato il casus belli, con il rallentamento della prima guida Mercedes dietro Safety Car e la ruotata stizzita del tedesco. I due hanno concluso rispettivamente al quinto ed al quarto posto, mentre la scena è stata tutta per Ricciardo, bravo ad imporsi sul Bottas e sul sorprendente Lance Stroll. In Austria, nuovo allungo di Vettel, secondo alle spalle del pilota finlandese della Mercedes, ma davanti ad Hamilton, quarto dietro all’australiano della Red Bull. Replica immediata nel GP successivo: Lewis padrone a Silverstone, seguito dal compagno di team e da Raikkonen, con Sebastian solo settimo. La vittoria di Seb in Ungheria con il contemporaneo quarto posto del rivale è apparso a molti come il possibile scatto verso il titolo. Tutto vanificato dalle imprese di Lewis in Belgio ed a Monza, battendo prima il ferrarista e poi il compagno di squadra. Così si è arrivati alla vigilia del famoso GP di Singapore con il britannico avanti in classifica per soli 3 punti.

Il crash asiatico è stato il preludio della fine delle speranze di vittoria finale di Maranello. Dopo quell’incidente, nulla è stato come prima. La Ferrari ha rimediato altri danni gravi nel corso delle trasferte di Sepang e Suzuka, con i guasti sulle due vetture rosse. Il ritiro di Vettel in Giappone ha segnato la fine delle sue ambizioni. Dodici punti in tre gare, contrapposti ai sessantotto di Hamilton, erano un bottino fin troppo magro per puntare ancora al bersaglio grosso. Dopo la vittoria ad Austin, a Lewis è bastato un nono posto in Messico, nel giorno del secondo trionfo di Max Verstappen, per consacrarsi iridato per la quarta volta in carriera, eguagliando Alain Prost e proprio il rivale ferrarista. Secondo in America e quarto in Messico, Vettel si è imposto in Brasile, battendo Bottas ed il compagno Raikkonen. La chiusura ad Abu Dhabi ha consegnato la doppietta Mercedes, con il finlandese davanti al fresco campione del mondo.

Cosa resterà di questo 2017 di Formula 1? Sicuramente il miglior Hamilton di sempre. Lucido, attento ai dettagli, scrupoloso e sempre concentrato, Lewis ha meritato questo Mondiale, dimostrando di aver imparato dagli errori del passato. Resterà il dubbio su cosa sarebbe accaduto senza il suicidio di Singapore per la Ferrari. La rossa di Maranello avrebbe vinto il titolo? Forse sì, ma è anche inutile rimpiangere troppo il passato. Il 2018 è alle porte. La rivincita è già dietro l’angolo.

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