Pazzo, folle, imprevedibile. E soprattutto emozionante. Così si potrebbe descrivere il Mondiale MotoGP 2017, un concentrato di adrenalina, tensione, gioia e delusione. Un campionato così estenuante da perdere il sonno o i capelli, come accaduto a Marc Marquez. Il detentore del titolo iridato ha difeso lo scettro riconquistato l’anno prima dall’assalto di quattro sfidanti: Andrea Dovizioso, Maverick Vinales, Daniel Pedrosa e Valentino Rossi. Tra sorpassi e controsorpassi, pieghe da cardiopalma, trionfi e tracolli, questi cinque piloti hanno scaldato i cuori degli appassionati, regalando loro una stagione altamente spettacolare ed incerta, risolta solamente nel finale thriller di Valencia. Re Marc è rimasto sul trono, ma ha sofferto più del previsto contro il cuore del “Dovi”, indomito gladiatore e rivelazione assoluta di questo campionato.

E pensare che i test di febbraio indicavano all’unisono Vinales come il grande favorito per la conquista del titolo. Velocissimo e concreto, “Top Gun” ha confermato il proprio feeling con la Yamaha ereditata da Jorge Lorenzo imponendosi in Qatar ed in Argentina. Una solidità disarmante, al punto da mettere subito a nudo le difficoltà di Honda e Ducati. Dovizioso si è esaltato a Doha, ma è stato travolto da Aleix Espargaro a Rio Hondo. È andato peggio a Marquez e Pedrosa, rispettivamente quarto e quinto al debutto e poi entrambi scivolati nella tappa sudamericana. La replica della casa Tokyo non ha tardato ad arrivare: successo del “Cabroncito” sulla pista amica di Austin e trionfo casalingo per il pupillo di Sete Gibernau a Jerez. Mentre la Ducati affondava, eccezion fatta per il podio di Lorenzo in Spagna, in testa alla classifica si è posto l’eterno Valentino Rossi. Il Dottore, ridimensionato dalle prestazioni del neocompagno di squadra nei test, ha assaporato l’idea di ripetere lo straordinario esordio del 2015. In effetti, il cammino del 2017, almeno inizialmente, è stato positivo: terzo in Qatar, secondo in Argentina ed in America e decimo in Spagna. Quando il Mondiale ha fatto tappa in Francia, la tensione nel box Yamaha era a dir poco palpabile. Il circuito francese è diventato il teatro del duello tra i due alfieri. Rossi contro Vinales, un match da pesi massimi. La scivolata di Valentino all’ultimo giro spalancava le porte del trionfo al compagno e proponeva agli appassionati un interrogativo: Maverick è veramente imbattibile? Il successivo GP, in Italia, confermava in parte la superiorità di “Top Gun”, ma rilanciava anche un sorprendente Dovizioso.

Primo turning point della stagione: bis del “Dovi” al Montmelo, davanti a Marquez e Pedrosa, con le Yamaha in crisi. In Catalogna, qualcosa è parso andare in crisi ad Iwata. Da lì in poi, l’equilibrio quasi perfetto tra Vinales e la sua moto è andato incrinandosi, come dimostrato ampiamente nel finale di stagione. Ad Assen riecco il guizzo di Rossi, davanti a Petrucci ed il passaggio di consegne in vetta, da “Top Gun” a “Dovi”. Una leadership momentanea, in attesa della risalita silenziosa di Marquez. Il Cabroncito, dopo il sesto posto del Mugello che lo aveva fatto sprofondare a -37 dalla vetta, ha infilato due podi consecutivi ed il tradizionale acuto al Sachsering si è tramutato nel trampolino verso la cima della classifica generale. Dopo la Germania, regnava un sostanziale equilibrio, con i cinque piloti accartocciati in 26 punti. Equilibrio frantumato nuovamente da Marc a Brno, con una delle sue strategie perfette in condizioni di perdita di aderenza. Giornata no per Rossi e Dovizioso, ma per il ducatista la rivincita era dietro l’angolo: un duello spettacolare fino all’ultima curva, vinto proprio ai danni di Marc. Crisi vera per la Yamaha, sprofondata in classifica. Addio sogni di gloria anche per Dani Pedrosa. Ad agosto è diventato chiaro che la lotta per il titolo sarebbe stata un affare a due, una bagarre tra il campione in carica ed il ducatista numero 4.

Seconda svolta: a Silvertone primo posto in gara e nella generale per il “Dovi”, con Marquez out per la rottura del propulsore. Da -16 a +9: mazzata notevole al morale dello spagnolo. Probabilmente quello è stata la vera prova del nove della tenuta nervosa del “Cabroncito”. Botta da KO? Nemmeno per sogno: doppietta tra Misano ed Aragon, con il rivale solamente terzo e settimo e nuovo controsorpasso, sempre a +16. Nuova bastonata alla psiche dello spagnolo: a Motegi, Dovizioso primo, in volata, davanti al catalano. C’è chi ha iniziato a chiedersi se perdere un nuovo duello avrebbe avuto conseguenze maggiori nella testa di Marc. Risposta al GP australiano: vittoria per Marquez sulle Yamaha di Rossi e Vinales, con il rivale in classifica solamente tredicesimo. Match point iridato per il “Cabroncito” a Sepang: il quarto posto, con il contemporaneo successo del ducatista ha visto il suo vantaggio scendere da 33 a 21 i punti di vantaggio. Tutto si è deciso a Valencia, teatro di due dei cinque titoli del catalano e storicamente ostica agli italiani. Un errore per parte, ma solamente uno di essi veramente decisivo: a commetterlo è stato Dovizioso a cinque giri dalla fine, mentre l’avversario si è inventano uno dei numeri mirabolanti. A Pedrosa la gara, davanti alla rivelazione Johann Zarco. A Marquez il sesto Mondiale in carriera, il quarto in MotoGP. Al “Dovi” l’onore delle armi e la consapevolezza di poterci riprovare l’anno prossimo, insieme a Vinales, Rossi, Pedrosa e, forse, a Lorenzo. La caccia a Re Marc ricomincerà presto. Provate a prenderlo.

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