Evidentemente, in Superbike deve vigere la proprietà commutativa. Cambiano le moto, gli orari delle gare, le griglie di partenza tra una manche e l’altra, le regole, ma il risultato è il medesimo: Jonathan Rea continua a vincere. Ed il bello è che il nordirlandese della Kawasaki non si limita a trionfare, bensì domina, cannibalizza la concorrenza. Netto è il suo strapotere tecnico. Lo ha dimostrato nel 2015 e lo ha ribadito nel 2016. E nemmeno il 2017 che tra poco si concluderà è scampato alla sua legge. Sorprende la facilità dei suoi successi, ottenuti come se veramente facesse un altro mestiere. Stupisce la voracità con cui demolisce i record della categoria. Nella stagione conclusasi quasi due mesi fa, Rea è diventato il primo pilota a conquistare tre titoli mondiali consecutivi, stabilendo anche il nuovo primato di punti: 556, quattro in più del precedente record appartenente a Colin Edwards.

Il campionato di Johnny è stato una vera e propria marcia trionfale. Cinque vittorie consecutive in altrettante manche, scavando subito un solco profondissimo sul resto della concorrenza. Fin da subito, è apparso evidente che per Chaz Davies si sarebbe trattata di una rincorsa vana. Il ducatista è incappato in due scivolate costategli punti preziosi, ma si è preso il lusso di interrompere la striscia immacolata di Rea. Già ad Assen, quarto round stagionale, la superiorità del Cannibale ha tolto interesse alla contesa iridata. Davies e Sykes hanno avuto il merito di non arrendersi allo score che dopo il GP olandese recitava sette centri in otto manche. L’alfiere Ducati ha festeggiato una doppietta splendida ad Imola, mentre l’inglese della Kawasaki si è tolto lo sfizio di vincere la prima gara in casa, grazie anche ad un problema meccanico occorso al compagno. Troppo poco per interrompere il dominio di Rea, sempre secondo quando non vincente e ritiratosi appunto solo una volta.

Ecco, solamente la iella ha dato l’impressione di poter guastare il cammino del Cannibale. E la sfortuna ha pensato bene di materializzarsi nella prima gara di Misano, facendo scivolare Davies proprio davanti a Johnny e lasciando sbigottiti gli spettatori che temevano una tragedia annunciata. Il terzo posto ha salvato Rea dal riavvicinamento di Sykes in classifica, mentre Chaz se l’è cavata con danni relativamente lievi rispetto a quanto si era temuto. Proprio quella caduta è stata una molla per il vero miracolo sportivo dell’anno: la vittoria di Laguna Seca nella prima manche tra i postumi dello scivolone, battendo in volata il duo Kawasaki. Un’impresa notevole, rimasta purtroppo per i tifosi in rosso, un momento relativamente isolato nel dominio verde. Infatti, dopo il successo negli Stati Uniti e la doppietta del gallese della Ducati in Germania, la marcia di Rea ha ripreso a pieno regime. A spianargli ulteriormente la strada è stato l’infortunio a Sykes, in quel momento secondo in classifica, distante 70 punti. La frattura alla mano destra rimediata nelle prove libere in Portogallo ha di fatto spento la tenue speranza di arrestare la corsa nordirlandese. Vana anche la resistenza di Davies. Con la vittoria in gara 1 a Magny Cours, il Cannibale ha riscritto la storia, conquistando il terzo Mondiale ed eguagliando un mito come Troy Bayliss.

Pancia piena? Nemmeno per sogno: Rea non ha accusato minimamente la vittoria del titolo ed ha messo nel mirino un altro primato, quello dei punti in una sola stagione. Nonostante uno strano incidente nella seconda manche francese, il numero 1 ha infilato quattro successi consecutivi strappando a Colin Edwards il record. Agli altri solo le briciole: Davies si è preso la seconda piazza in classifica generale, battendo all’ultimo round in Qatar Sykes. Solo loro tre, comunque, si sono spartiti le vittorie, eccezion fatta per il rientrante Marco Melandri, bravissimo ad imporsi in gara 2 a Misano. Al resto della truppa è rimasta la soddisfazione platonica di qualche podio. In crescita le Yamaha di Lowes e Van der Mark, positiva la stagione della MV Augusta di Leon Camier. Ed ora il salto nel vuoto con la rivoluzione del 2018. Resterà sul trono Jonathan Rea?

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