Si scrive Antonio Cairoli, ma si legge leggenda. Certo, non c’era bisogno di questo 2017 per scoprirlo, ma, come sottolineavano i latini, ripetere aiuta la memoria. E l’anno che si sta concludendo ha esaltato la classe cristallina di un vero e proprio fuoriclasse. Un talento fulgido e lampante, che però sembrava giunto all’inizio della sua parabola discendente nell’ultimo biennio, funestato da infortuni e week end complicati. E se l’abdicazione avvenuta per mano di Romain Febvre sembrava solamente momentanea, la sconfitta rimediata nel 2016 da Tim Gajser sembrava veramente preannunciare il canto del cigno. Ed invece, in dodici mesi, il mondo si è capovolto.

Si era intuito che la rivoluzione era nell’aria già dal debutto stagionale in Qatar. Doppietta del siciliano con tanto di sorpasso all’ultimo giro della seconda manche proprio sul campione uscente. Un messaggio forte a tutti gli avversari. Ovviamente, il primo a replicare non poteva non essere proprio l’iridato Gajser, stizzito di fronte alla super partenza di Tony. E la reazione è stata da vero leone: doppietta in Argentina ed in Messico, con il rivale italiano spedito a distanza di sicurezza. Nemmeno il week end maiuscolo di Cairoli a Pietramurata è servito a mettere in crisi il baby talento sloveno. Qualche crepa nel muro di Tim si è intravista solamente sulla sabbia di Valkenswaard. Lì, Tony ha recuperato punti preziosi, nonostante la giornata di gloria di Gautier Paulin.

Il punto di svolta del Mondiale si è verificato nella tappa della Lettonia. Un violento highside ha messo fuorigioco Gajser e spalancato le porte dell’iride a Cairoli. Anche perché il momento no del campione 2016 è proseguito anche nel round successivo in Germania, procurandogli un serio infortunio e costringendolo a prendersi un periodo di guarigione. Per Tony, il pericolo è diventato quello di sottovalutare il resto della concorrenza, dal temibile enfant prodige Jeffrey Herlings, vincitore del GP lettone, all’eterno rivale Clement Desalle, dominatore in Francia ed in Russia. Tuttavia, da Ottobiano a Loket, il mattatore è sempre stato uno solo, Cairoli l’imbattibile. Tre GP vinti, superando anche la resistenza del sempre più sorprendente olandese compagno alla KTM e del rientrante Gajser. In estate, il messinese aveva già le mani sul nono titolo iridato. A fargli rimandare la festa di qualche settimana ci ha pensato comunque Herlings, che da Lommel in poi ha messo in mostra un cambio di passo mostruoso ed insostenibile per tutti. Su dodici manche, l’orange ha conquistato ben sette vittorie ed in qualche occasione è stato frenato da una KTM non perfettamente messa a punto.

Nonostante questo ritmo indiavolato, Jeffrey si è dovuto inchinare alla consistenza di Cairoli, sempre preciso e mai oltre le righe. La data storica è il 3 settembre, il Gran Premio quello degli Stati Uniti. Tony è entrato definitivamente nell’Olimpo. Meglio di lui solamente Stefan Everts. Raggiungerlo sarebbe un bell’obiettivo per la prossima stagione. Sempre che i suoi avversari siano d’accordo. Herlings vorrà migliorare il secondo posto finale, mentre Gautier Paulin e Clement Desalle, rispettivamente terzo e quarto in classifica, restano outsider di lusso. Senza dimenticare Tim Gajser, ferito nel fisico e nell’orgoglio, ma tornato comunque su buoni livelli nel finale di stagione come testimoniato dalle tre vittorie di manche. La concorrenza per fermare la corsa di Tony non mancherà.

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