È stato senza dubbio uno dei piloti più amati della Superbike di fine anni ’90, e molti tifosi si chiedono che fine abbia fatto Aaron Slight, colui che perse il titolo all’ultimo GP per 4.5 punti e, nonostante non abbia mai vinto un titolo SBK, è diventato una leggenda delle derivate di serie e si è guadagnato un posto nella Hall of Fame.

Aaron Slight, nato in Nuova Zelanda nel 1966, ha vissuto un’altra Superbike (non a caso ha definito il campionato attuale ”una serie che ha perso la sua identità”), ma in realtà il suo destino poteva essere un altro: a 22 anni il pilota di Masterton tentò una wild card in 250cc con Yamaha, ottenendo scarsissimi risultati e decidendo di virare altrove, verso quella SBK che lo vide effettuare svariate wild card fino al debutto ufficiale. Nel 1988 con Bimota nel GP di casa, dal 1989 in poi con Kawasaki nei tre GP tra Asia e Oceania: per due anni consecutivi Aaron andò a podio in casa, e nel 1991 ottenne due podi in sei manches, conquistandosi il definitivo passaggio tra i grandi della SBK.

Passaggio con Kawasaki, che lo ingaggiò per il campionato 1992 (6° posto) e lo confermò per il successivo, nel quale Aaron Slight riuscì a conquistare il primo podio finale: 3° nella classifica generale con una vittoria e 10 podi, ma soprattutto con la vittoria di quella 8h di Suzuka che diventerà sua anche nel 1994 e nel 1995 (unico nella storia a vincerne tre di fila). Una tripletta conclusa con altri colori, dato che nel 1994 il neozelandese era entrato nello squadrone del team Castrol Honda, iniziando la sua favolosa escalation: 3° nel 1994 (10 podi) e nel 1995 (2 vittorie e 11 podi), 2° nel 1996 con Fogarty come compagno di squadra e un distacco di 22pti da Troy Corser (13 podi), terzo nel 1997 con 343 punti e il compagno Kocinsky campione del mondo. Ma la stagione che Aaron Slight ricorderà sempre è senza dubbio il 1998, l’anno che poteva regalargli il titolo: 5 vittorie e tantissimi podi, ma soprattutto l’infortunio di Troy Corser nel warmup che sembrava regalare il titolo al neozelandese. I due erano staccati di mezzo punto, ma Slight non aveva fatto i conti col braccino (chiuse 7° e 6°) e con quel Carl Fogarty che lo superò di 4.5 punti chiudendo 3° e 4°: Mondiale sfumato e ritorno alla normalità, col 4° posto del 1999 e lo spavento del 2000.

Aaron Slight era uno dei favoriti, ma ebbe un malore durante i test pre-season, crollando a terra per una forte emicrania che gli causava problemi alla vista e una seria perdita dell’equilibrio: la diagnosi fu drammatica, aneurisma cerebrale da rimuovere all’istante per evitare il rischio della morte, e stagione 2000 da buttare nel cestino. Aaron, da parere medico, doveva stare fermo tutto l’anno, ma bruciò le tappe per rientrare in gara a metà maggio, sbagliando probabilmente: la sua metà stagione si chiuse con l’8° posto e nessun podio, e col ritiro al termine del campionato. Niente più SBK, ma il neozelandese non abbandonò le corse trasferendosi nelle auto: fino al 2008 ha corso nel campionato britannico WTCC e in varie serie ad esso collegate (compresa la Nascar europea), salvo poi diventare recentemente ambasciatore di Honda nel mondo e fare qualche comparsata nel Motomondiale.

E, a Silverstone, Honda gli ha fatto un regalo particolare, colorando la moto di Cal Crutchlow come la sua Honda Castrol: un gran modo per omaggiare un grande campione, perchè a volte si può diventare grandi anche senza vincere fior di titoli mondiali.

L’incontro tra Aaron Slight e Cal Crutchlow

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