Il pilota, il Kaiser, il Campionissimo. Dici Michael Schumacher ed istintivamente vengono in mente attributi simili. Descrivere cosa ha significato questo tedesco nato il 3 gennaio 1968 per la Formula 1 è veramente una missione a dir poco ardua. Come ridurre in poche parole oltre quindici anni di gare nella massima categoria, condite da sette titoli mondiali e 91 successi? Impossibile limitarsi alle cifre per spiegare chi è stato “Schumy” e cosa ha rappresentato per il mondo delle corse. Tuttavia, è altrettanto vero che i numeri non dicono tutto. Ed allora proviamo a fare ordine.

Innanzitutto, quando si pensa a lui, viene in mente il Schumacher pilota, dedito al suo lavoro, in pista o ai box. Fuori dall’abitacolo, Michael è sempre stato timido, riservato e lontano dai riflettori, ma, una volta entrato in macchina incantava tutti. Merito di uno stile di guida preciso al millimetro e di una sensibilità fuori dal normale. Grazie al suo talento immenso, il tedesco sapeva esattamente come trarre il meglio dalla vettura in ogni situazione possibile. Non è un caso se molti suoi successi sono arrivati in condizioni meteo difficili da interpretare. Basti pensare alla rimonta straordinaria effettuata a Spa nel 1995, quando, pur scattando dalle retrovie, infilò 20 giri con tempi da qualifica, mantenne le gomme da asciutto anche sull’asfalto umido ed ovviamente trionfò ipotecando il secondo Mondiale in carriera. E che dire della gestione del mezzo a Shanghai, nel 2006, quando nella parte finale di gara infilò le due Renault di Alonso e Fisichella in una corsa diventata una lotteria per i continui scrosci di pioggia? Stratega, metronomo, mago: Schumacher era dotato di un’ampia gamma di soluzioni da adottare in base alle situazioni. Vinceva in ogni modo possibile, partendo in testa e diventando imprendibile o rimontando a suon di sorpassi.

Allo stile di guida preciso e sensibile ad ogni variazione, Schumacher affiancava una determinazione feroce ed una fame di vittorie implacabile. Voleva essere sempre il numero 1, a qualunque costo. Per questo, è stato prontamente soprannominato “Kaiser”. Michael era fatto così: viveva di un’insaziabile passione per la velocità, ma non riusciva a reprimere il proprio desiderio di primeggiare. Di conseguenza, a volte, poteva apparire persino poco comunicativo, quasi estraniato dal contesto, impegnato dalla ricerca continua del controllo delle sue emozioni e di tutto ciò che lo circondava. Tuttavia, è grazie ad una tempra simile se sono arrivati tanti successi in carriera. È grazie all’incrollabile fiducia nei propri mezzi se è riuscito a raddrizzare a proprio favore campionati difficili come nel 2000 e nel 2003. Va anche sottolineato come il desiderio di primeggiare lo abbia portato spesso ad avere contrasti con alcuni colleghi. Ayrton Senna fiutò subito la sua forza di volontà e lo redarguì per l’aggressività di alcune manovre. Damon Hill e Jacques Villeneuve sperimentarono la durezza dello scontro fisico con il tedesco, con esito alterno. Juan Pablo Montoya si è scontrato con lui dentro e fuori dalla pista. Schumacher non si è mai curato troppo del parere degli altri, né di apparire particolarmente simpatico. Vincere è stata la sua magnifica ossessione.

Dato il suo talento e la forza di volontà di cui disponeva, vien quasi da pensare che il palmares formatosi con gli anni sia stato scontato. I sette titoli mondiali e le 91 vittorie hanno costruito la sua fama di “Campionissimo”. Nessuno come lui in Formula 1. Mai prima del suo avvento, un pilota aveva ottenuto un simile successo. Mai si era visto un dominio così schiacciante e duraturo come ai tempi del binomio Schumacher-Ferrari. Difficile stabilire se la storia della massima categoria delle quattro ruote abbia un prima ed un dopo Michael Schumacher, dato che tanti altri campioni hanno lasciato il segno, pur vincendo molto meno. Sicuramente, si può considerare l’arco di tempo dal 1994 al 2006 come l’epopea dei record, il periodo in cui la F1 ha vissuto qualcosa di unico ed indimenticabile. Dodici anni trascorsi nel segno di un tedesco che oggi compie 49 anni. E chissà se li festeggerà nella sua dimora a Gland, in Svizzera, luogo in cui è costretto a vivere tra mille cure ed attenzioni in seguito al terribile incidente sciistico verificatosi quattro anni fa. Silenzi e bisbigli indiscreti accompagnano la sua convalescenza, ma non si hanno notizie certe sul suo stato di salute. Il popolo della Formula 1 non lo ha mai dimenticato, aspettando il giorno del suo ritorno alla normalità. In attesa di quel momento, tutti si stringono in un sincero e caloroso: “Keep fighting Michael, happy birthday Schumy!”.

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