<<Johann Zarco guida in maniera differente da Maverick Vinales e Valentino Rossi. Il suo stile di guida è simile a quello di Capirossi o di Kocinski: ai loro tempi, erano in grado di utilizzare la gomma anteriore più morbida, quando il resto del gruppo non poteva>>. Ramon Forcada non va troppo per il sottile nella sua intervista a Motorsport.com. Il motivo dei risultati del pilota francese di Tech 3 sarebbe dovuto dal modo di condurre la moto ed il capotecnico di Vinales non esita a scomodare un paragone importante. Zarco sulla scia di miti del Motomondiale come Loris Capirossi e John Kocinski, campioni nelle categorie minori e protagonisti nella top class. Effettivamente, oltre allo stile di guida, il confronto regge anche per altri aspetti: Johann ha lo stesso carisma dell’italiano, capace di andare oltre al limite della moto con coraggio ed un pizzico di spregiudicatezza. Dello statunitense, il transalpino ha quella lucida follia che gli permette di inventarsi manovre spericolate e spettacolari. E probabilmente anche Loris e John avrebbero spinto fino al traguardo il proprio mezzo senza benzina alla maniera di Zarco a Misano, con ostinata caparbietà e determinazione nel concludere in qualsiasi modo possibile la gara.

Tuttavia, quello scomodato da Forcada non è il solo paragone possibile. Infatti alcuni piloti della MotoGP presentano somiglianze con altri grandi interpreti del passato. Chi non ha mai intravisto nella guida fluida e precisa di Jorge Lorenzo una forte similitudine con la scorrevolezza e le traiettorie morbide e precise di Max Biaggi? Il maiorchino ed il romano presentano un modo di stare in moto piuttosto simile per compostezza e cura nelle traiettorie, anche se il Por Fuera ha anche un approccio alle gare simile a Wayne Rainey, concreto e cinico, meno propenso allo spettacolo, ma estremamente solido e duttile tatticamente. Al pilota italiano, sei volte campione del mondo, somiglia per certi aspetti anche Dani Pedrosa. Il catalano è stato l’unico a dominare il 250 con lo stesso piglio da fuoriclasse di Biaggi e, come l’ex iridato, si è sempre espresso al meglio con le sue straordinarie doti da passista piuttosto che nel corpo a corpo. Non che Daniel non sia un lottatore: a tratti, il “Camomillo” ha ricordato le imprese di Alex Criville, indimenticato vincitore del Mondiale 1999, dotato di un passo notevole come di una notevole staccata. E, a differenza del buon Pedrosa, di un fisico molto più incisivo con moto dalla cilindrata potente.

A proposito di mezzi complessi da guidare e di frenate impegnative, l’Andrea Dovizioso ammirato nella scorsa stagione ha riportato alla memoria ricordi delle stagioni passate. Il forlivese somiglia al miglior Alexander Barros per la guida incisiva ed al contempo sensibile sul bagnato. E poi ha stupito la sua freddezza nei duelli al cardiopalma con Marc Marquez,  imitando il Sete Gibernau del 2003, un altro outsider, capace in quella stagione di battere per due volte all’ultimo giro Sua Maestà Valentino Rossi. Analogie e ricorsi storici.

Ed il Dottore? C’è qualche somiglianza con il passato? Beh, quando si parla di un nove volte campione del mondo non è semplice trovare un paragone calzante. Probabilmente, alla luce dei suoi numeri e dei suoi record, si potrebbe accostare proprio a Giacomo Agostini, il più vincente in assoluto. Guardando ad un periodo storico più vicino al pesarese, Valentino ricorda l’insaziabile fame di vittorie di Mick Doohan, determinato a primeggiare sempre e comunque. L’approccio di Rossi è molto simile, tanto maniacale nella cura dei dettagli quanto ossessionato dal successo. E poi c’è quella vena di follia, unita ad una ricerca continua dello spettacolo, che tanto ricorda Kevin Schwantz, peraltro idolo d’infanzia dello stesso italiano. Curiosamente, il Dottore ha anche un erede particolarmente simile per le caratteristiche citate in precedenza ed è nientemeno che il pilota meno amato dal pesarese: Marc Marquez. Non me ne vogliano i sostenitori più accaniti dell’una o dell’altra fazione, più o meno rancorosi per i fatti del 2015. Il “Cabroncito”, per certi aspetti, ha una forte somiglianza con il suo ex idolo. Stessa fame di vittorie e stessa ricerca della manovra spettacolare ad ogni costo. Tuttavia, a differenza del suo predecessore, Marc ha un ulteriore punto di forza: è meno dedito allo show e più incline al desiderio bramoso di imporsi continuamente. È meno Schwantz e più Doohan, meno personaggio e più cannibalesco. Forse, anche per questo motivo, fa tanta paura a tutti.

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