Dakar 2019

139 moto, 92 auto, 49 quad, 11 veicoli side-by-side (d’ora in poi, SxS) e 44 camion: un totale di 335 equipaggi che nelle prossime due settimane affronteranno una delle sfide più difficili che la vita ci pone di fronte.

C’è chi per prepararsi alla Dakar 2018 e all’altura boliviana ha dormito un mese nella tenda, chi ha seguito una dieta decisamente particolare (la ”dieta-del-cibo-che-vedi” di Toby Price: mangia tutto ciò che ti pare, tanto in queste 14 tappe brucerai tutto) e chi si è schierato al via solo per completare la corsa e non per vincerla, perchè la Dakar attira appassionati e nerd dei motori: i motori vengono accesi alle 14 da Lima, sede dello start ufficiale della nuova edizione sudamericana del rally-raid più famoso della storia, coi quad che vanno a precedere moto, auto, SxS e camion sul podio della presentazione dei piloti, che ricevono anche il saluto del presidente peruviano. Tappa breve e veloce, con tanta sabbia da Lima a Pisco e solo 31km cronometrati nei 242 odierni: i piloti potranno adattarsi alle difficoltà che troveranno in seguito, con una seconda tappa che si dimostrerà molto difficile (278km da Pisco a Pisco, con 267 cronometrati: apriranno le auto e il 90% del percorso è composto da altissime dune, con ovvie difficoltà di navigazione), e sfoderare la loro velocità. E la conformazione di questa tappa, che vede anche un suggestivo passaggio in autostrada prima della ”speciale” e dell’arrivo nel deserto, regala qualche sorpresa nelle varie classi.

MOTO: SAM SUNDERLAND DETTA SUBITO IL RITMO– La Dakar delle moto inizia esattamente com’era finita, con Sam Sunderland (KTM) che sfreccia e ottiene il miglior tempo nella prima tappa dell’edizione 2018: il detentore del trofeo percorre i 31km cronometrati in 20’56, precedendo di 32” l’ufficiale Yamaha Adrien van Beveren: il belga, universalmente noto per la sua propensione all’impennata sulle dune, precede Pablo Quintanilla (campione del mondo Cross-Country 2017), che chiude il podio e perde 55” dal primo leader della Dakar 2018. 4° posto invece per Joan Barreda, che ha perso un supporto importante come Paulo Gonçalves e cede 56”, mentre Xavier De Soultrait (Yamaha) è quinto (1’06”) e precede Matthias Walkner (1’22”): 9° posto per l’ex stella enduro Antoine Meo (1’48”), mentre chiude la top-10 l’hondista Kevin Benavides, che ha un conto in sospeso con la Dakar (nel 2017 si fece male dieci giorni prima del via, saltando la corsa) e per molto tempo sembrava aver realizzato un crono imbattibile. Ottima 12a Laia Sanz (3’15”), diventata ormai una sicurezza, mentre Toby Price ottiene un deludente 14° posto e conferma di non essere al 100% dopo la seconda operazione al femore (è andato sotto i ferri tre mesi fa) che si è resa necessaria per risistemare la frattura patita nell’edizione 2017: per quel che riguarda gli altri possibili protagonisti, 18° l’esordiente Jonathan Barragan (Gas Gas, 3’44”) e 22° Stefan Svitko (KTM), staccato di 4’03”. Per quel che riguarda gli italiani, Botturi (Yamaha) è 35° e staccato di ben 5’37” da Sunderland, mentre Cerutti (Husqvarna) è 42° a 6’23” e Ruoso 46° con 7’43” di ritardo: molto più indietro gli altri partecipanti ”nostrani”, che dunque escono di fatto subito dalla classifica per errori di navigazione e/o obiettivi diversi dalla vittoria.

AUTO: PRIMA TAPPA A NASSER AL-ATTIYAH, PETERHANSEL CONTROLLA- Chi vince questa prima tappa scatterà per primo domattina nell’insidiosa seconda frazione, dando riferimenti agli avversari: ne va da sè che non tutti i big delle auto abbiano sfoderato il massimo potenziale quest’oggi e che alcuni si siano nascosti, soprattutto tra le Peugeot. Succede così che Despres, Peterhansel e Sainz volino oltre la top-10, mentre Loeb ha il primo problema tecnico con un guaio al sistema frenante che gli fa perdere parecchio tempo proprio nell’avvio della zona cronometrata: il primo leader della Dakar delle auto è dunque Nasser Al-Attiyah, che porta al limite la sua Toyota e chiude in 21’51”, precedendo di 25” il compagno Bernhard ten Brinke e di 34” il sorprendente peruviano Nicolas Fuchs sulla sua Borgward (vettura di matrice tedesca). Dopo di loro, le Mini di Menzies (deb) e Roma staccate rispettivamente di 38” e 53”, mentre Giniel de Villiers è 6° a 54” e con l’ultima Toyota ufficiale: 8° Mikko Hirvonen (Mini) a 1’36”, e poi ecco le Peugeot con Peterhansel 11° (2’15”), Despres 15° (2’36”), Sainz 16° (2’39”) e Loeb 29° (5’37”) per il già citato problema ai freni. Delude, insieme a Loeb, anche Yazeed Alrajhi (Mini), che si piazza 13° a 2’26”, mentre Andrè Villas-Boas è 46° a 11’01” con la sua Toyota Overdrive: sorprende invece l’italiano Eugenio Amos, che si trova in 18a posizione con la sua 2WD a 3’32 dal leader. Disastrosa invece la 1a tappa dei gemelli Coronel col loro Buggy: i fratelli olandesi sono 88mi e ultimi (4 auto non sono arrivate al bivacco, ritirandosi) con 1h49′ di ritardo.

I RISULTATI DI QUAD, CAMION E SxS: – Nei quad ecco subito un protagonista atteso, con Ignacio Casale che vuole rifarsi dopo la sconfitta del 2017 (vinse il russo Karyakin) e parte velocissimo: il cileno percorre i 31km in 27’32”, infliggendo un minuto a Sergey Karyakin e 2’24” alla sorpresa del giorno, il francese Sebastien Souday. Podio tutto Yamaha, e Casale guadagna molto su due possibili favoriti dei quad, con Pablo Copetti 5° a 2’59” e Rafal Sonik 7° a 4’01”: 19° l’italiano Carignani, staccato di 8’50”. Nella classe side-by-side (SxS), invece, guida il peruviano Anibal Aliaga col suo veicolo Polaris e un tempo di 31’27”: 3’01” il suo vantaggio sullo spagnolo Pena e 3’23” sul francese Fournier, mentre la nostra Camelia Liparoti (Yamaha) è quinta con 3’46” di distacco.

Nei camion, invece, guida il ceco Ales Loprais (Tatra) col tempo di 25’15”, in una classifica che è meno indirizzata del previsto: al secondo posto c’è l’olandese van den Brink (Renault) a 22”, terzo invece il favoritissimo Nikolaev col suo KAMAZ e 29” di ritardo. Lo squadrone russo piazza in top-10 anche gli equipaggi guidati da Shibalov (5° a 1”18, alle spalle dell’Iveco di van Genugten), Sotnikov (7° a 1’48”) e Mardeev (8° a 2’11”): lontanissimi dalla vetta gli Orobica Rally griffati Mercedes: Calabria è 35° con 1h17’34” di ritardo, Cabini lo segue con 1h18’03”. Domani la Dakar proseguirà con una seconda tappa durissima da Pisco a Pisco, e ha già visto ritirarsi alcuni piloti, con la spettacolare caduta del portoghese Joaquim Rodrigues (Hero) nelle moto: per lui alcune fratture e il ritiro.

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  1. […] e il disastro del francese Souday: caduta e frattura della clavicola per il 3° della prima tappa, che non è mai arrivato alla seconda settimana e conferma questo sfortunato trend. Storia epica […]

  2. […] segnale sulla difficoltà delle dune peruviane a tutti i partecipanti e incoronato come primi leader Nasser Al-Attiyah e Sam Sunderland nelle auto e nelle moto, ma ora è giunto il momento di fare sul serio nella Dakar 2018: dopo […]

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