Dakar 2019

La prima tappa, coi suoi 31km cronometrati nel deserto intorno a Pisco, aveva lanciato un segnale sulla difficoltà delle dune peruviane a tutti i partecipanti e incoronato come primi leader Nasser Al-Attiyah e Sam Sunderland nelle auto e nelle moto, ma ora è giunto il momento di fare sul serio nella Dakar 2018: dopo l’assaggio di ieri (che ha già causato qualche ritiro, Joaquim Rodrigues della Hero si è fratturato una vertebra), i piloti quest’oggi sono attesi da 278km ad anello intorno a Pisco, con la bellezza di 267km di speciale cronometrata e un percorso che è costituito al 90% da sezioni fuoripista in mezzo alle altissime e insidiose dune del deserto (con tanto di fesh-fesh, la sabbia finissima del deserto che spesso causa problemi meccanici e tecnici) e vedrà infliggere grandi distacchi in tutte le classi. Aprono la via le auto (alle 6 locali, le 12 nostrane), con Nasser Al-Attiyah che farà da riferimento a tutti gli altri piloti e a tutte le altre classi che scatteranno di seguito: gli ultimi a partire saranno i camion (alle 16 nostrane), che chiuderanno la giornata odierna. Domani la Dakar vivrà una nuova tappa desertica ma meno complicata, con 502km da Pisco a San Juan de Marcona e 295km cronometrati, ma intanto ecco tutti i risultati odierni.

AUTO: TAPPA E LEADERSHIP NELLA GENERALE PER DESPRES, AL-ATTIYAH DERAGLIA– Dopo il calvario dei Coronel nella giornata di ieri (freni bloccati e motore surriscaldato per i gemelli olandesi, che anche oggi non se la sono passata benissimo e sono rimasti incagliati nelle dune), la seconda tappa della Dakar si apre subito con un grande schianto, provocato dal rookie Brice Menzies: lo statunitense, che era arrivato quarto ieri con la sua Mini, distrugge totalmente la vettura schiantandosi su una duna e dicendo addio alla corsa. La Dakar 2018 perde un protagonista, ma ha comunque un’interessante svolta in una tappa dai mille cambiamenti nella classifica e colpi di scena: le Peugeot confermano che il distacco di ieri era una scelta strategica per non partire per primi e dare riferimenti, e così troviamo Sainz molto veloce in avvio, Peterhansel forte nella parte centrale e Despres imprendibile nella parte finale dei 267km cronometrati, mentre Loeb è il più costante nell’arco di tutto il tracciato. Ne esce una classifica di tappa altamente Peugeot-centrica, con Despres che strappa il comando a Peterhansel e vince la prova col tempo di 2h56’51”, precedendo il vincitore 2017 di 48” e Loeb di 3’08”: quarto posto per De Villiers, che termina a 7’26” con la prima Toyota, mentre Orlando Terranova è la migliore delle Mini con un ritardo di 12’53” e precede Carlos Sainz (Peugeot, 13’09”) e Mikko Hirvonen (Mini, 13’50”). Disastrosa la prova di Nasser Al-Attiyah (Toyota), che prima vede il copilota Baumel star male per il caldo e poi commette alcuni errori di navigazione, terminando a 14’51” dal vincitore odierno e crollando indietro in classifica: peggio di lui fanno ten Brinke (Toyota, 19’54” di ritardo) e Nani Roma (Mini, 22’31”), mentre continua a sorprendere in positivo l’italiano Eugenio Amos (2WD), che chiude a 25’51”. Malissimo il peruviano Fuchs (Borgward), che si è letteralmente perso confermando le difficoltà del deserto locale e chiudendo a 1h04” dopo il terzo posto di ieri, peggio Yazeed Alrajhi (Mini), che ha di fatto buttato via la sua Dakar in uno scontro con l’altra Mini di Garafulic: non ha buttato via la sua Dakar Andre Villas-Boas, che ha chiuso 44° a 3h28’09.

Nella nuova classifica generale, Cyril Despres guida con 27” su Stephane Peterhansel e 5’44” su De Villiers, con Loeb quarto a 6’09” nonostante le difficoltà di ieri e Nasser Al-Attiyah quinto: il principe del Qatar scivola a 12’15” di distacco con la sua Toyota, ma potrà rifarsi nelle prossime tappe, anche se ora Terranova e Hirvonen sono vicini (12’50” di distacco). Ottavo posto per Carlos Sainz a 13’12”, seguito da ten Brinke a 17’43” e Nani Roma con 20’48” di ritardo a completare la top-10: Eugenio Amos è 14° a 26’47” dal leader, 43a posizione invece per Andre Villas-Boas, già staccato di 3h36’34. Per lui conterà soprattutto chiudere questa Dakar, onorando così la tradizione di famiglia (lo zio Pedro la corse nel 1981-82).

La Mini (distrutta) di Brice Menzies

MOTO: JOAN BARREDA VOLA E PASSA IN TESTA, BENE VAN BEVEREN– Anche le moto vivono una tappa dai mille capovolgimenti di fronte, che finisce col premiare uno dei favoriti per la vittoria finale: stavolta non è Sam Sunderland (che paga il fatto di essere partito per primo, senza riferimenti) a conquistare il successo parziale, ma la seconda frazione vede Joan Barreda conquistare la vittoria e la testa della classifica generale. Lo spagnolo della Honda parte forte, subisce in seguito il sorpasso di van Beveren e Quintanilla (due volte campione Cross Country) ed effettua il controsorpasso nel finale, risultando semplicemente perfetto nel tratto più duro e facendo il vuoto rispetto agli altri protagonisti della Dakar delle moto: 2h56’44” il tempo di un inarrestabile Joan Barreda, che precede van Beveren (Yamaha) di 2’54” e Matthias Walkner (KTM) di 4’24”, in un podio che non vede presente il vincitore di ieri. Ai punti vince Honda, che piazza anche Metge in 4a posizione (4’39”) e Benavides in quinta piazza (5’43”), mentre perde parecchio Pablo Quintanilla dopo un avvio promettente: il cileno di Husqvarna chiude 6° a 5’45”, precedendo Sam Sunderland (KTM, 6’01”), Xavier de Soultrait (Yamaha, 6’12”) Franco Caimi (Yamaha, 6’36”) e Toby Price (KTM, 6’40”). Sempre meglio Jonathan Barragan, 11° a 6’43” con la sua Gas Gas, mentre Antoine Meo è 13° a 8’43” e Stefan Svitko chiude 13° a 13’36”: 20a posizione per Alessandro Botturi con 20’10” di ritardo, ma chi paga maggiormente dazio è Laia Sanz, che chiude 24a a 21’13” e perde parecchio terreno.

Nella nuova classifica generale, Barreda guida con 2’30” su van Beveren e 4’50” su Walkner, con Sunderland 4° a 5’04” e Quintanilla a chiudere la top-5 con un distacco di 5’44”: completano la top-10 De Soultrait (6’22”), Benavides (6’39”), Caimi (7’10”), Metge (7’33”) e Price (9’04”). 3 Honda nelle prime 10, e subito dopo la quarta guidata da Ricky Brabec (11° a 9’09”), che precede Jonathan Barragan (9’31”) e Antoine Meo (9’35”): Laia Sanz scivola in 20a posizione con 23’32” di ritardo, Alessandro Botturi è il miglior italiano col 23° posto a 24’52” e continua a stare davanti a Jacopo Cerutti (ora 34° con 41’50” di svantaggio). Seguono l’esordiente Maurizio Gerini (Husqvarna) e Alessandro Ruoso, rispettivamente 44° a 51’53” e 47° a 54 minuti.

I RISULTATI DI QUAD, CAMION E SXS– La prima della altre classi a raggiungere l’arrivo è la side-by-side (SxS), che assiste al rientro in grande stile del brasiliano Reinaldo Varela, che si riprende dopo il disastro di ieri e vince autorevolmente la tappa intorno a Pisco: il suo Can-Am completa la prova in 4h18’44”, precedendo di 8’59” il peruviano Uribe e di 21’57” il francese Garrouste (Polaris): molto staccato Aliaga, che aveva vinto ieri e chiude a 52’39”, mentre ha perso tantissimo tempo l’italiana Camelia Liparoti (Yamaha). Nella classifica generale, Uribe guida con 12’08” su Varela e 25’05” su Aliaga: Liparoti è settima con 1h46’19” di ritardo.

Si sta concludendo la prova dei quad, con Ignacio Casale che ha vinto anche la tappa odierna (3h37’45” e 43” su Karyakin) e allunga a 1”43” su Karyakin e 11’51” su Copetti: trio Yamaha ancora davanti a tutti, mentre Rafal Sonik è 7° a 17’50” e l’italiano Carignani ha vissuto una giornata da incubo, perdendo oltre 1h30′. Ribaltone in classifica, invece, nei camion: il KAMAZ di Nikolaev vince la tappa col tempo di 2h48’29”, infliggendo 3′ di distacco a Federico Villagra (Iveco) e 6′ al vincitore di ieri Loprais. La nuova generale vede Nikolaev guidare con 6’07” sul Tatra di Loprais e nove minuti sull’argentino.

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  1. […] l’ha riscoperto ieri, Joan Barreda Bort ci ha fatto i conti oggi, nella tappa che seguiva il grande successo sul traguardo di Pisco. Basta poco per perdere la trebisonda in mezzo a chilometri e chilometri di sabbia finissima e […]

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