È stato l’ultimo samurai del Sol Levante su due ruote. Makoto Tamada ha infiammato i cuori di tanti appassionati del Giappone e non, grazie ad uno stile di guida estremo, fatto di pieghe esasperate e di manovre spericolate. Difficile non apprezzare il coraggio di quel ragazzo proveniente da Matsuyama. Coraggioso sì, ma anche assai talentuoso, come dimostrato dagli esordi da predestinato sfoggiati in SBK all’inizio del Nuovo Millennio. Non è usuale vedere un pilota imporsi al debutto battendo i campioni della categoria. Sicuramente Makoto sfruttò bene le wild card concesse nel 2001 e nel 2002 a Sugo, finendo davanti anche a leggende come Troy Bayliss e Colin Edwards. Merito della conoscenza del tracciato nipponico in cui giocava in casa e di un repertorio tecnico molto interessante.

Un bagaglio così allettante da spingere la Honda ad investire su di lui nel 2003 in MotoGP con un team satellite appositamente costruito su misura del giapponese. Una scommessa accentuata anche dall’uso della Bridgestone, casa fornitrice da poco entrata nel Mondiale dominato da Michelin. A Tamada va riconosciuto il merito di essere stato il primo pilota ad aver vinto con i pneumatici del Sol Levante. La miglior stagione della carriera di Makoto è stata indiscutibilmente il 2004. Due successi, uno dei quali a Motegi, nel Gran Premio di casa, ed un sesto posto finale. Risultati resi possibili anche dalla voglia di rendere omaggio all’amico Daijiro Kato, scomparso tragicamente sul circuito di Suzuka nella stagione precedente. Vincere il GP del Giappone, con moto e gomme nipponiche, è stata la miglior dedica possibile, nonché la soddisfazione più grande per Tamada. Dopo un buon 2005, tuttavia, ha avuto inizio la sua parabola discendente, tra mezzi poco competitivi ed infortuni protrattisi anche nell’esperienza in Superbike nel biennio 2008-2009.

Poche le soddisfazioni in queste ultime stagioni e da lì la decisione di dedicarsi ad altre competizioni come la 8 ore di Suzuka, terminata al terzo posto insieme a Tadayuki Okada e Takumi Takahashi nel 2011. Tuttavia, quel risultato prestigioso non ha trovato un seguito nei tormentati anni successivi. Nel 2012 a Tamada è stato affidato l’incarico di allenare i giovani piloti di proprietà della Honda impegnati nell’Asia Dream Cup. Il drammatico incidente occorsogli l’anno successivo nelle prove della 8 ore di Suzuka e costatogli, oltre alle innumerevoli fratture, anche l’amputazione di parte della falange del dito medio sinistro, ha stroncato ogni possibilità di rivederlo in corsa.

Ed oggi? Che fine ha fatto quel talento luminoso che incantò tutti più di dieci anni fa? Attualmente, Makoto è un simpatico quarantunenne che svolge il suo lavoro di istruttore di giovani piloti alla Racing School di Suzuka, circuito che gli ha dato e tolto tanto nella sua vita. L’SRS (Suzuka Racing School appunto) si occupa di fornire borse di studio ed assistenza ai top rider asiatici del futuro per poter ridare al Sol Levante ed ai paesi limitrofi una nuova generazione di corridori capace di rinverdire i fasti di due decadi fa. E quale miglior maestro se non l’ultimo vero Samurai?

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