Il giorno dopo i grandi colpi di scena presenta un percorso ”biforcuto”. L’ultima tappa totalmente peruviana della Dakar arriva dopo una giornata convulsa, nella quale si sono ritirati tra gli altri Sam Sunderland per un brutto e doloroso contraccolpo alla schiena patito durante un salto (oltre a piangere dal dolore, al momento dell’impatto col terreno il britannico aveva perso per qualche istante la sensibilità ai piedi) e André Villas Boas, ma sono anche risultate compromesse le Dakar dei vari Cyril Despres, Nasser Al-Attiyah e Giniel De Villiers: i due piloti Toyota sono rimasti bloccati nella sabbia per svariati minuti (finendo a 1h dal leader Peterhansel), Despres invece sembrava essersi ritirato dopo aver distrutto una delle sospensioni posteriori (e parte del retrotreno) in seguito all’impatto con un’enorme pietra, ma è arrivato al bivacco nella mattina sudamericana con ”sole” 15h50′ di ritardo rispetto al vincitore di ieri, ed è ripartito poco dopo per la 5a tappa con l’obiettivo di concludere questa Dakar. Una 5a tappa che presenta due percorsi diversi per auto e moto, che si divideranno a metà del tracciato attraversando una zona dalle dune altissime e dai tanti problemi potenziali per due e quattro ruote: la San Juan de Marcona-Arequipa prevede 770km (264 di speciale) per moto e quad e 931km (267 cronometrati) per auto, camion e SxS, e infliggerà altri distacchi considerevoli in una Dakar che ha già assistito a 60 ritiri (23 auto, 21 moto, 10 camion, 5 quad, 1 side-by-side: restano in gara 275 equipaggi) e domani raggiungerà la Bolivia. La 6a tappa sarà infatti difficilissima sia per il tracciato, che per l’altitudine di La Paz: si parte da Arequipa, si passa sulle rive del Lago Titicaca dopo il solito ”bagno” nelle dune e poi si vola in Bolivia, col tipico fondo pietroso del paese andino e i 3600m di La Paz da affrontare per i già provati piloti della Dakar 2018. Un giovedì di fuoco in cui si toccheranno i 4.700m d’altitudine, a cui seguirà l’unico giorno di riposo: intanto, però, ecco i risultati odierni.

MOTO: BARREDA ON FIRE, L’HONDISTA RIAPRE LA DAKAR– Due giorni complicati, con la vittoria buttata via ieri per qualche errore nel finale e il grave errore di navigazione di lunedì, che vengono cancellati con una sola e strepitosa tappa: la Dakar è anche questa, fatta di rimonte e classifiche che non vanno mai considerate come definitive o scritte, e Joan Barreda Bort lo sa bene. Lo spagnolo aveva perso almeno una (se non due) vittorie finali per la sfortuna, e ha tutte le intenzioni di non cedere al fato anche nell’edizione 2018 del rally raid: una grinta e un approccio da guerriero che si sono visti nella speciale odierna, nella quale l’amico Joan (l’avevamo intervistato a Eicma: rileggete le sue parole qui) è stato semplicemente imbattibile per ogni avversario. L’Honda #5 ha danzato nelle dune, non commettendo il minimo errore ed infliggendo un distacco superiore ai 10′ al secondo classificato, quel Matthias Walkner che è diventato il pilota di punta KTM dopo il ritiro di Sam Sunderland (vedi sopra): l’austriaco ha chiuso a 10’26” da Barreda, precedendo sul podio della tappa Kevin Benavides (Honda), staccato di 12’20” dal compagno di squadra. 4° posto per un consistente Antoine Meo (13′), mentre il leader della classifica Adrien van Beveren (Yamaha) incappa nella maledizione dell’apripista (chi partiva per primo non ha mai vinto la tappa seguente) e commette svariati errori, perdendo la bellezza di 14’35” e consentendo allo spagnolo di rientrare in classifica (come vedremo in seguito): 6° posto di tappa per De Soultrait (Yamaha) a 14’43”, precedendo Price (KTM, 15′), Farres (KTM Himoinsa, 16’54”), Ricky Brabec (Honda, 19’16”) e il francese Aubert (Gas Gas), con Michael Metge 12° (Honda, 22’38”), Stefan Svitko 13° (KTM, 25’07), Laia Sanz 14a (KTM, 27’29”), e Jonathan Barragan 15° con la sua Gas Gas (27’44”) a precedere uno spento Pablo Quintanilla (28’52” di ritardo per l’ufficiale Husqvarna). Per quel che riguarda gli italiani, 26° e miglior azzurro Alessandro Botturi (Yamaha) con 36’39” di ritardo, precedendo Jacopo Cerutti (Husqvarna, 28° a 37’18”) e Maurizio Gerini (Husqvarna, 29° a 41’19”).

Nella nuova classifica generale, Adrien van Beveren mantiene la vetta per un misero minuto, precedendo Kevin Benavides (1′ tondo) e Matthias Walkner (1’14”) sul podio virtuale: il colpo gobbo di Joan Barreda gli consente di ridurre lo svantaggio da oltre 22 minuti a 7’33”, e piazzarsi 4° davanti a Xavier De Soultrait (7’42”) e Toby Price (10’39”). Completano la top-10 Meo (12’12”), Farres Guell (15’24”), Quintanilla (16’12”) e Brabec (25’48”), subito dopo però ecco Svitko (26’22”) e Cornejo (27’23”): più staccato Aubert (13° a 38’03”), con Laia Sanz 18a (57’50”) e Jonathan Barragan 20° a 1h06’27”, mentre la Dakar di Metge viene rovinata da un’ora di penalità che lo spedisce in 24a posizione con 1h20’15” di ritardo. Alessandro Botturi resta il miglior italiano col 22° posto e 1h08’12” di distacco, con Jacopo Cerutti 29° a 2h15’06” e Maurizio Gerini 37° a 2h59’14”.

AUTO: PRIMO SUCCESSO PER PETERHANSEL, È LUI IL RE DELLE DUNE. LOEB RITIRATO– Avere in pugno la vittoria della Dakar pur avendo vinto una sola tappa nella giornata odierna: succede anche questo quando ti chiami Stephane Peterhansel, commetti errori di navigazione solo in rarissime occasioni (d’altronde, corre la Dakar dal 1988 e ne ha vinte 13 tra auto e moto) e assisti al suicidio alternato dei tuoi possibili rivali. Dopo il ritiro di Nani Roma, la giornataccia di Cyril Despres (definitivamente out dalla classifica) e i brutti momenti passati da Giniel De Villiers e Nasser Al-Attiyah, quest’oggi tocca a Sebastian Loeb e Carlos Sainz cadere sotto i colpi della pressione di chi sa di dover spodestare il re della Dakar e rischia eccessivamente: se da un lato Sainz rimane fermo per 9 minuti nella sabbia, ripartendo subito dopo (grazie all’aiuto di alcuni piloti delle moto) e limitando i danni, dall’altro Sebastien Loeb vive un autentico calvario. Prima il brusco stop dopo soli 5km della speciale, con 20′ persi per rimettere in asse la sua Peugeot e consentirgli di ripartire, poi un nuovo insabbiamento nelle dune che gli costa una sosta che supera l’ora, dalla quale riesce a riprendersi solo grazie all’intervento di un camion dell’assistenza, e infine il ritiro: dopo essere arrivato al termine del primo tratto cronometrato con 2h45′ di ritardo accumulati in un centinaio di km, Loeb dice ”basta” e lascia la Dakar 2018 a causa delle condizioni fisiche di Daniel Elena, che aveva subito un durissimo colpo durante un salto sulle dune (a proposito di dune, c’è chi ha passato un momento a metà tra il drammatico e il ridicolo: guardate qui) e lamentava fortissimi dolori allo sterno e al coccige. Dolori che lo facevano urlare nell’abitacolo anche solo a 30km/h di velocità, e che hanno reso necessario il ritiro del duo franco-monegasco dalla corsa: Peterhansel perde un nuovo rivale dunque, e ne approfitta per scatenarsi nella seconda parte della speciale, approfittando della sparizione dai radar di quello Yazeed Alrajhi (Mini) che gli stava dando filo da torcere nella tappa odierna e ha riscontrato problemi nei settori finali (al pari di Mikko Hirvonen, totalmente sparito dalla classifica), finendo addirittura bloccato sulla battigia del lungomare.

2h51’19” il tempo del francese, che stravince la speciale (la 1a vittoria nella Dakar 2018) con la sua Peugeot e chiude con 4’52” di vantaggio su Bernhard ten Brinke (Toyota) e 12’47” su Giniel De Villiers (Toyota): quarto posto per Sainz (Peugeot) con 18’10” di ritardo, mentre Nasser Al-Attiyah è 5° con la terza Toyota e staccato di 24’33”. Alle sue spalle i vari Terranova (Mini, 24’38”), Al Qassimi (Peugeot, 25’39”) e Despres (9° a 37’36”), mentre il nostro Eugenio Amos chiude 11° e piazza il suo 2WD a 42’15” dal vincitore odierno. Con questo successo di tappa, Stephane Peterhansel accumula un vantaggio considerevole che potrà amministrare da domani in poi: il francese guida con 31’16” su Sainz, 1h15’16” su ten Brinke, 1h23’21” su Al-Attiyah e 1h34’34” su De Villiers in una classifica decisamente allungata. Completano la top-10 Al Qassimi (1h46’48”), Amos (7° a 2h01’57”), Przygonski (2h16’43”), Prokop (2h17’27”) e il buggy del francese Sireyjol (2h58’22”): decisamente più staccati Orlando Terranova (Mini) e il peruviano Fuchs (Borgward), decisamente out dalla corsa Cyril Despres con le sue 16h27′ di ritardo dal leader.

I RISULTATI DI QUAD, CAMION E SxS– Il colpo di scena arriva dai quad, dove una caduta taglia fuori dai giochi il vero e unico rivale di Ignacio Casale: il russo Karyakin cade malamente fratturandosi un braccio e si ritira, e così il cileno controlla lasciando la vittoria di tappa all’argentino Nicolas Cavigliasso, che diventa un possibile outsider per il podio visto l’ampio distacco (20′) inflitto a Copetti. Nella nuova classifica generale, Ignacio Casale guida autorevolmente con 40’13” su Hernandez e 58’37” su Copetti, che ha una decina di minuti sul vincitore odierno.

Nei side-by-side (SxS), invece, il tracollo del leader Garrouste (Polaris) porta al nuovo rimescolamento della classifica: vittoria odierna e testa della generale per il brasiliano Varela (Can-Am), che guida con 3’08” sul peruviano Uribe. Nei camion, infine, Nikolaev compie un autentico miracolo annullando ogni possibile danno derivante dal ribaltone del suo KAMAZ all’interno della speciale: il russo si riprende in fretta, approfitta degli errori di van Genugten (Iveco, finito a 12’57”) e degli altri sfidanti e trionfa nella speciale col tempo di 3h37’12”. Ora guida ancor più saldamente nella generale, con un vantaggio di 58’05” sull’argentino Villagra (Iveco) e 2h28’46” sul MAZ di Viazovich.

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  1. […] capitato a tutti i vincitori di tappa, da Sam Sunderland a Joan Barreda ad Adrien van Beveren, e vedremo se il trend si ripeterà fino al traguardo finale di Cordoba: uno scenario che ci sta […]

  2. […] dei disegni sul terreno per rispetto: la Dakar è anche questo) avevano tagliato fuori dalla corsa Sebastien Loeb (a proposito, Daniel Elena si era fratturato il coccige: ecco spiegato quel dolore lancinante) e […]

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