Finalmente una luce in fondo al tunnel. Piccola, quasi una sfumatura, ma pur sempre luminosa. Così si potrebbe definire l’ufficialità del nuovo incarico di Daniil Kvyat, divenuto il terzo pilota della Ferrari. Ieri è arrivata la conferma da parte del Cavallino rampante. Un “sì” che sa tanto di liberazione dopo il disastroso 2017. Già, l’anno che da poco si è concluso è stato un vero e proprio calvario per il giovane talento russo. A 23 anni, questo ragazzo, giunto in F1 con grandi aspettative sul suo conto, ha rischiato seriamente di uscire dal giro della top class e, ancora peggio, di terminare la sua carriera.

Sembrano un lontanissimo ricordo gli esordi nel 2014 con la Toro Rosso da fresco vincitore della GP3 in carica. In tanti avevano intravisto in lui un potenziale notevole. Daniil somigliava ad un diamante grezzo da lavorare con calma e pazienza. Sfortunatamente per lui, il tempo non gli è stato amichevole. Non ha avuto modo di maturare e ritagliarsi gradualmente un proprio spazio, oppresso dall’esigenza del progetto Red Bull di trovare giovani pronti da lanciare. La scuderia austriaca lo ha ingaggiato nel 2015 prima di rispedirlo nel team satellite dopo qualche scampolo di 2016 per far spazio a Max Verstappen. E, come da copione di ogni incubo da pilota, il sostituto non ha fatto rimpiangere l’ex titolare. A poco più di 20 anni, Kvyat si è trovato in un limbo drammatico: troppo giovane per avere responsabilità importanti, ma già noto ai più e privo dell’appeal di un esordiente ancora da scoprire. A dargli il colpo di grazia ci hanno pensato le trame interne alla Toro Rosso, alla ricerca di profili diversi. Così, improvvisamente, è stato silurato con poca eleganza per far posto a Pierre Gasly come nuovo compagno di Carlos Sainz. Partito lo spagnolo in direzione Renault, riecco il ritorno in occasione del GP degli USA e la seconda cacciata, stavolta definitiva, a favore di Brendon Hartley. E la parabola discendente di un’ex promessa si è così completata con un cinismo incredibile. Il tutto a soli 23 anni.

Le Ferrari lo ha ripescato, magari valutando un suo impiego per il futuro. A Maranello, Daniil ritroverà quel Sebastian Vettel che, per via delle sue critiche riguardanti la guida troppo aggressiva del russo, contribuì parzialmente all’addio di Kvyat dalla Red Bull, fornendo indirettamente alla scuderia austriaca un ulteriore pretesto. Chissà se tra i due ci sarà modo di chiarirsi e di ripensare a quel confronto nel 2016. Certamente, l’ambiente italiano potrebbe far bene al giovane russo. A patto che sfrutti questa occasione e capisca come inserirsi negli spazi concessi dal progetto del Cavallino. Avrà modo di mostrare il suo talento aiutando nello sviluppo della vettura e, magari, ben figurando in altre competizioni in cui la Ferrari potrebbe schierarlo. Sarebbe un modo per rilanciarsi e per vivere l’esperienza in rosso non come un semplice punto d’approdo, ma di ripartenza. Il futuro è ancora lì, davanti a lui. Basta solamente essere pronto a raccoglierlo. Anche perché non ci sarà molto probabilmente una terza chance per Kvyat. Dunque, o avrà inizio il secondo tempo della vita sportiva di Daniil o la sua stellina sarà destinata a scomparire seriamente. Non resta che attendere e valutare.

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