La sua è una delle voci più apprezzate e ”scientifiche” nel mondo del motorsport: come abbiamo potuto appurare ulteriormente durante la lunga e piacevole chiacchierata ai microfoni di ”Bandiera a scacchi”, Nicola Villani è un’autentica enciclopedia motoristica, capace di spaziare con competenza e abilità dalla Formula E (commentata su Mediaset col pavese Francesco Neri) all’endurance (la sua grande passione) alla Dakar, che vengono commentate dal telecronista ferrarese per Eurosport. Un guru dei motori, che ci ha rilasciato un’interessante intervista durante l’ultima puntata di ”Bandiera a scacchi”, la nostra trasmissione motoristica in onda ogni lunedì dalle 17.45 alle 18.30 sulle frequenze di Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5): per motivi di completezza abbiamo deciso di suddividere la nostra chiacchierata con Nicola in due parti, ed ecco la prima parte, nella quale ci siamo concentrati ampiamente su quella Dakar che ripartirà a breve con la 10a tappa e quei 795km (372 cronometrati) da Salta a Belen che presentano tante insidie.

Ciao Nicola, parliamo di Dakar, e ti chiediamo subito un giudizio su questa prima parte di corsa: stiamo assistendo a un’edizione folle, ricca di colpi di scena e totalmente imprevedibile…

”La Dakar quest’anno è bellissima, tutti gli anni vengono fatti grandi proclami riguardo al percorso e create grandi aspettative, che nel 2018 sono state rispettate in pieno: Marc Coma, che l’ha vinta tantissime volte e oggi decide la sorte di piloti e team, aveva promesso l’edizione più difficile dell’ultimo decennio per celebrare il 40° anniversario della corsa e il 10° del nuovo corso sudamericano, ed è stato veramente così. Il maltempo ha portato all’annullamento della 9a tappa, ma sin qui non aveva realmente influito perchè abbiamo assistito a continui cambi di fronte e ribaltoni in classifica dovuti al terreno affrontato e alle difficoltà trovate dai piloti: il Perù ha queste dune immense, che in realtà sono montagne di sabbia molto insidiosa che ha tradito non solo i rookie e quei privati che sono il cuore e lo zoccolo duro della Dakar da sempre e puntano a fregiarsi del titolo di dakariani arrivando al traguardo, ma anche i più ”sgamati” e chi lottava per vincere, ma si è ritrovato a finire anzitempo la sua corsa in un’edizione davvero difficile. È una bella Dakar perchè in ogni categoria possiamo trovare sorprese, colpi di scena e piloti emergenti: diciamoci la verità, il motorsport di ogni genere è bello quando non è monotono, e questa Dakar non lo è assolutamente. Ci sono ritiri e incidenti per fortuna senza conseguenze, ma il bello sono i continui cambiamenti in classifica (l’ultimo è avvenuto ieri sera) che, di fatto, ci rendono impossibile fare pronostici di ogni sorta”. 

Hai parlato di pronostici e aspettative, e allora ti citiamo due piloti che erano tra gli assoluti favoriti al via e si trovano in una situazione complicata per via della sfortuna e di qualche errore. Joan Barreda che era il pilota più veloce nelle moto (3 vittorie di tappa), ma prima è incappato in un errore di navigazione perdendo tantissimo tempo e poi si è fatto male al ginocchio (gareggia con una lesione al collaterale, è 4° in classifica), e monsieur Dakar (13 vittorie) Stephane Peterhansel che si ritrova a oltre 1h da Sainz dopo l’incidente che gli è costato la testa della generale nelle auto. Possono rifarsi e puntare al successo finale?

Barreda (che avevamo intervistato a Eicma: le sue parole qui) viene soprannominato Bang Bang e non per caso, dato che non è capace di trattenersi e va sempre fortissimo: magari si perde nella navigazione e quando c’è da lavorare maggiormente sulla parte strategica, ma sulla velocità è micidiale e non dà scampo a nessuno. Purtroppo, nella prima parte della Dakar c’erano molte difficoltà di navigazione e velocità più contenute, dunque quando cadevi difficilmente ti facevi male, ora invece le velocità sono molto alte e dunque quando cadi puoi farti seriamente male e compromettere una corsa: ora ha questo ginocchio malmesso, ma è convinto di poter lavorare col fisioterapista e lottare fino in fondo per vincerla, perchè ha dimostrato di essere il pilota più veloce in sella alla sua Honda. Mi auguro che possa riuscirci perchè è un pilota che mi piace per talento e temperamento, e potrebbe regalare a Honda quella vittoria che manca dal 1999: in KTM non saranno molto contenti di questa mia affermazione, ma la vincono ininterrottamente dal 2001 e, proprio per quell’imprevedibilità di cui parlavamo, sarebbe bello un cambio di costruttore al vertice. Dopo aver parlato di Barreda, vorrei citare rapidamente gli italiani delle due ruote, intanto perchè i motociclisti della Dakar sono i miei idoli per la fatica abnorme che fanno durante questa corsa: basti pensare che dopo aver guidato per ore in una tappa lunghissima, ieri si sono ritrovati a dover percorrere altri 500km per arrivare al bivacco successivo dato che la pioggia aveva impedito di allestire le strutture a Tupiza. Effettuano grandi chilometraggi ogni giorno e fanno fatiche non indifferenti, e spesso tra l’altro sono i primi meccanici di sè stessi, anche se ora coi team ufficiali questa componente si è ridotta e i big hanno dei tecnici al seguito: poi restano comunque quegli eroi che corrono senza assistenza e che quest’anno si chiamano Original per questioni di main sponsor (ma prima, nella Dakar originale, si chiamavano malle moto), dei veri guerrieri che fanno la Dakar da solo e alla sera, oltre a mangiare, dormire e guardare il roadbook, devono anche sistemarsi la moto e sono degli eroi. Tornando agli italiani, abbiamo Botturi che sta facendo una buona Dakar ed è il migliore dei nostri (è 24° a 2h27’10” dal leader van Beveren), Gerini che sta disputando una corsa di livello (30° a 4h27’07”) e Jacopo Cerutti che dopo aver avuto problemi di setup nella prima settimana sta migliorando giorno per giorno (è 26° a 3h39’45”), e poi ci sono Ruoso che ha un fisico incredibile ed è bravissimo e gli altri che sono sopravvissuti: complimenti a Vignola, Metelli e Bertoldi, che possono inseguire il sogno di arrivare al traguardo”.

Parlando di ritiri, non possiamo non citare la sfortunata fine della Dakar di Eugenio Amos, che era nella top-10 delle auto ed è andato ko.

”Eugenio è molto bravo, perchè non è facile per uno che ha sempre corso in pista e nella GT adattarsi a questo mondo, ma è stato bravo e ha rinverdito i fasti di quello zio che correva nei camion: l’avevo visto anche nella prova italiana del Mondiale con questo buggy, è molto forte, però ha dovuto fare i conti con una vettura che gli ha chiesto troppo e l’ha costretto a spingere eccessivamente nella meccanica e nella frizione, che poi l’ha tradito. E sicuramente ha fatto i conti anche con un’esperienza che non è ancora ai livelli massimi, però ha fatto grandissime cose, perchè è stato molto spesso nella top-10, ha chiuso delle tappe al 5° e al 6° posto e fatto cose enormi per chi è un privato e non ha il supporto e i mezzi tecnici ed economici delle case ufficiali. Bravo Eugenio e peccato per il suo ritiro. Mi accorgo ora che prima non avevo risposto alla domanda su Peterhansel, e cosa si può dire su questa leggenda? Ha vinto tutto e conosce meglio di chiunque questa gara, è uno stratega ed è furbo, cosa che spesso ha demolito i suoi compagni di squadra e avversari, ma anche lui può sbagliare e ha spaccato una sospensione: ora in teoria dovrebbe semplicemente dare una mano a Sainz, che può portare a casa il successo per Peugeot, dato che la casa del leone si ritirerà dalla Dakar dopo quest’anno”.

Ma siamo veramente sicuri che un cannibale come Peterhansel si limiterà a puntare al 2° posto ha dichiarato?

”Il tempo e i distacchi sono tiranni anche se ti chiami Peterhansel, e credo che sarebbe la cosa giusta da fare. Poi tutto è possibile e lui potrà cambiare le cose nelle prossime tappe: come abbiamo visto ha già messo il fiato sul collo a Nasser Al-Attiyah per il secondo posto, mentre arrivare a prendere Sainz non sarà facile perchè ha un ampio vantaggio (56′ su Al-Attiyah, 1h03” su Peterhansel) e sicuramente El Matador vorrà portare a casa un successo tanto atteso dopo vari ritiri. Sulla carta Peterhansel dovrebbe aiutarlo, poi dobbiamo aspettarci di tutto, e ribadisco che il francese è furbo e potrebbe crearsi qualche spiraglio per rimontare”.

Tra l’altro, parlando di Stephane Peterhansel, ricordiamo un episodio che l’ha visto protagonista e che ben racchiude lo spirito della Dakar: dopo l’incidente in cui ha distrutto la sospensione, il pilota Peugeot è stato aiutato dal compagno Despres che, di fatto, gli ha fatto da meccanico per consentirgli di restare in corsa nelle generale.

”Questo è molto bello, e nonostante ora la Dakar sia anche business, grandi budget e costruttori enormi, rimane un grande spirito collettivo e di gruppo tra i piloti, che quando è il momento si aiutano e si danno una mano. Per Peterhansel, praticamente, hanno preso tutte le parti buone della macchina di Despres e le hanno piazzate sulla sua per consentirgli di chiudere la seconda parte della tappa Marathon, e questo è stato un bel gesto perchè l’altro francese è ormai tagliato fuori dalla corsa alla vittoria (si trova a 44h dal leader), e dunque si è messo a disposizione per aiutare anche in queste situazioni particolari. Questi sono i gesti belli che rendono ancora più umana una corsa così incredibile, che tra l’altro nel regolamento prevede una norma per cui i piloti delle auto sono tenuti a soccorrere eventuali motociclisti in caso di cadute procurate dalle quattro ruote: è anche giusto, perchè i piloti delle due ruote si trovano a cadere dall’altra parte della duna e vedersi sfiorare dalle auto che sfrecciano com’è successo alla motociclista Gabriela Novotna. È indubbio che sia rimasta una parte di pericolo in questa gara, ma è bello vedere i piloti che si aiutano e collaborano: la Dakar è uno dei volti puliti del motorsport”. 

Alle 12.30 troverete sul nostro sito la seconda parte dell’intervista a Nicola Villani, nella quale parliamo della Formula E: se non volete cercarla, cliccate qui.

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