L’essenza della velocità, a qualunque costo, in qualsiasi condizione. Gilles Villeneuve era così. Era in preda ad una sorta di furore dionisiaco, appassionato ed innamorato del rombo dei motori e dell’incedere sempre più rapidamente. Conosceva il rischio che comportava il volo su quattro ruote, forse sapeva anche in cuor suo che con qualche calcolo in più avrebbe potuto vincere di più. Eppure, il canadese del Québec, nato il 18 gennaio di 68 anni fa, era incapace di contenersi, di risultare “scontato”. Gilles viveva di velocità e di emozioni ed aveva il pregio di essere un comunicatore unico. Tutti sapevano cosa stesse provando in quella curva fatta di traverso o nel rettilineo con la scarsa visibilità per la pioggia battente, magari con l’alettone anteriore danneggiato a sbarrare ulteriormente il campo della visuale. Gli appassionati soffrivano e gioivano con lui, in un rapporto di simbiosi a distanza incredibile ed unico. Chi, vedendo i suoi numeri circensi su quattro ruote, non ha cercato di emularlo nel suo piccolo? Chi non avrebbe desiderato essere Villeneuve nello spettacolare duello con René Arnoux a Digione nel 1979?

Gilles, in carriera, ha vinto relativamente poco: 6 gare. Il suo miglior piazzamento in classifica generale è un secondo posto sempre nel ’79, alle spalle dell’amico Jody Scheckter. Eppure, gli amanti della Formula 1 si sono spinti oltre il singolo risultato. Apprezzavano la sua generosità, vivevano la corsa come un momento di estasi collettiva, nell’attesa della prodezza, del numero di quel piccolo canadese. Ogni gara era un’emozione diversa. Proprio per questo Villeneuve è rimasto nella memoria degli appassionati. In ognuno è rimasto impresso il ricordo di un miracolo sportivo, sia esso la strenua difesa sul circuito di Jarama in Spagna o la celeberrima corsa ai box per riparare la gomma forata a Zandvoort in Olanda. La “febbre Villeneuve”, divenuta fenomeno di proporzioni mondiali ha accompagnato il circus per cinque anni, fino alle tragiche qualifiche di Zolder nel 1982, quando il volo dell’Aviatore si concluse contro la March di Jochen Mass. Finì la vita ed iniziò la leggenda per Gilles, campione dal cuore enorme e pulsante come il motore V12 della sua Ferrari. Oggi il canadese avrebbe compiuto 68 anni, ma generazioni di tifosi tramandano il suo ricordo, unico ed indelebile.

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  1. […] Nel 1977 Lauda non viene abbattuto da quanto gli era accaduto al Nürburgring e dall’epilogo del Mondiale 1976, e si mostra competitivo; durante quella stagione dopo il Gran Premio dl Brasile infatti James Hunt ha affermato in una intervista riguardo le possibilità che Lauda tornasse al vertice “Non pensate che Lauda sia finito“. Ed in effetti aveva proprio ragione:  in quell’anno il pilota austriaco vince il secondo titolo mondiale al volante di una Ferrari. Nonostante  questo, i rapporti fra lui e la Ferrari non sono più idilliaci da diverso tempo, al punto che nel 1978 cambia abbandona la scuderia di Maranello per passare a Brabham: la rottura è traumatica, con tanto di addio a due gare dal termine dalla stagione e sostituzione con un rampante Gilles Villeneuve. […]

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