Nella quotidianità, Tim Gajser è mite, timido ed educato. Un ragazzo come tanti altri. Ma mettetelo su una moto da cross ed ecco la metamorfosi. In pista, il talento sloveno classe 1996 è veloce, aggressivo e spigliato. Impossibile non emozionarsi nel vederlo sfruttare, a cavallo della sua Honda del Team Gariboldi Racing, ogni centimetro del circuito con uno stile unico, fatto di pieghe e salti oltre il limite. Un modo di guidare che gli ha permesso di realizzare una doppietta storica, conquistando il titolo della MX2 nel 2015 e l’alloro della MXGP nel 2016. È il primo pilota a vincere un campionato della categoria cadetta ed uno della top class in due stagioni consecutive. E tutto ciò a soli 20 anni. Tuttavia, il suo stile ha presentato anche un conto salato, come testimoniato dagli infortuni rimediati nel 2017. Ed è su questo aspetto che il baby talento deve lavorare per crescere ulteriormente, come confermato nella nostra intervista.

Tim, come procede l’avvicinamento alla stagione 2018?

<<Mi sento molto bene. Ho avuto un’ottima prestagione e non vedo l’ora che inizio il nuovo campionato. Abbiamo già pronta la moto 2018 con tante novità. Sono molto soddisfatto, ho avuto ottime sensazioni. Anche la preparazione fisica è stata svolta nel miglior modo possibile>>.

Hai rinnovato con la Honda per altri 2 anni. Cosa ti ha convinto di questo progetto?

<<Sono molto felice di rimare per altri due anni qui in Europa. Mi trovo bene con la squadra ed ogni persona ha un posto speciale nella mia vita perché insieme abbiamo fatto qualcosa di straordinario come la doppietta MX2-MXGP. Così, sono felice di essere parte di questo team anche perché è come una famiglia dopo quattro stagioni trascorse insieme>>.

Hai spesso ripetuto che il 2017 ti ha insegnato molto. In particolare cosa ti ha lasciato?

<<Sì, il 2017 è stato un anno molto difficile per me, con tanti alti e bassi. Comunque, ho imparato tanto dagli errori commessi ed in futuro farò del mio meglio per non ripeterli. So di poter migliorare ulteriormente e raggiungerò i miei obiettivi>>.

Sfortunatamente, l’anno scorso le cadute hanno inciso molto. Hai avuto paura di smettere con la Motocross?

<<La Motocross non è uno sport semplice, è una delle discipline più dure al mondo. Anche gli infortuni fanno parte del lavoro. Può accadere tutto rapidamente: basta un piccolo errore e sei a terra. Ma non ho mai pensato di smettere perché il motociclismo è la mia vita ed adoro ciò che faccio. Era il mio sogno da piccolo ed ora è realtà. Quindi sono assolutamente felice di poter fare il lavoro che amo>>.

Dai post su Facebook, sembri una persona molto religiosa. Quanto incide il lato religioso sul tuo lavoro e sulla tua vita?

<<Tutta la mia famiglia è molto religiosa. Personalmente, posso dire che sento sempre qualcuno sopra di noi. Anche il mio numero di gara, il 243, è la data di nascita di mio fratello, che è venuto a mancare diversi anni fa. Sento che è sempre con me ed insieme siamo una squadra ancora migliore>>.

La doppietta 2015-16 e l’essere il più giovane campione del mondo della categoria hanno cambiato la tua vita?

<<Direi di no, sono ancora lo stesso ragazzo. I due titoli non mi hanno cambiato. Questo è l’aspetto più importante, capace di rendere un campione ancora più grande>>.

Facciamo un gioco: se tu potessi prendere qualcosa dai tuoi avversari, cosa ruberesti a Cairoli, Herlings, Desalle e Paulin?

<<Nulla, credo di avere tutto per essere veloce. Certo, Jeffrey e Tony sono molto veloci sulle piste sabbiose, ma mi sto allenando duramente per migliorare le mie traiettorie su quella superficie nel miglior moto possibile>>.

Sei uno dei pochi piloti ad avere sempre vicino la famiglia. Quanto è importante avere accanto a te tuo padre?

<<Mio padre è il mio allenatore. Mi dà sempre tanti consigli sulla pista, sugli allenamenti e sulle gare. È merito suo se c’è la pista su cui mi esercito e mi preparo. Inoltre sta aggiungendo nuove traiettorie ed introducendo nuovi elementi in pista. Sono davvero grato di averlo come genitore e come allenatore>>.

Guardi anche altre categorie? A quale piloti ti ispiri o pensi di somigliare tra MotoGP e SBK?

<<A volte guardo la MotoGP, anche perché sono amico di Marc Marquez. Da piccolo, ho sempre guardato Motocross e Supercross. I miei preferiti su tutti Ricky Carmichael e James Stewart>>.

Un sentito ringraziamento al Team Gariboldi Racing per la disponibilità offerta e per aver reso possibile questa intervista.

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  2. […] non c’è solo Gajser (che avevamo intervistato nelle scorse settimane: leggi le sue parole qui) nella lista degli infortunati e degli infortunati recenti tra coloro che sono iscritti alla MXGP […]

  3. […] interna con Febvre), mentre è assolutamente inspiegabile ciò che capita a 5′ dal termine: Tim Gajser va lungo su un salto, ma il modo in cui perde totalmente il controllo della sua Honda non è […]

  4. […] La MXGP di fatto vive un trittico pre-Mondiale con tutti i big, anche se quest’oggi manca Tim Gajser (bloccato dalla forte nevicata caduta nella sua Slovenia), mentre in MX2 Hunter Lawrence, Pauls […]

  5. […] Herlings e Cairoli però non saranno soli nel parterre de roi della classe regina: li sfiderà un Gajser voglioso di rivincita, ma sono presenti anche Paulin (sempre velocissimo a febbraio), Febvre, […]

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