È una delle figure più care agli appassionati delle due e delle quattro ruote. Luca Budel è diventato un punto di riferimento in materia motoristica da ormai più di 30 anni. Merito della sua esperienza come inviato di Formula 3000, Formula 3, Formula 1 e Superbike. Insomma, un bagaglio di esperienza e tecnica a dir poco straordinario, che traspare quando si parla con lui di competizioni di auto o moto. Questo totem dei motori ci ha rilasciato un’interessante intervista durante l’ultima puntata di ”Bandiera a scacchi”, la nostra trasmissione motoristica in onda ogni lunedì dalle 17.45 alle 18.30 sulle frequenze di Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5).

Ciao Luca, il caso Kubica è stato il più chiacchierato della settimana. Tu hai manifestato un certo disappunto, affermando che, se il polacco è un terzo pilota, Stroll e Sirotkin meritano di stare più in basso in un’ideale classifica.

<<Sì, purtroppo Stroll e Sirotkin portano in dote una bella dote in termini di soldi. In particolar modo, il russo ha offerto dai 15 ai 20 milioni di euro per potersi assicurare il sedile della Williams. Va detto che chi ha visto i test, che il ragazzo ha sostenuto insieme a Kubica, ha ammesso la sua velocità. Andava forte. Sul confronto sul talento puro tra Kubica e Sirotkin ho i miei dubbi. Propendo tutta la vita per il talento di Robert>>.

Secondo te, come ne esce la Formula 1? Il futuro sarà sempre più contraddistinto da casi come questo, in cui contano i soldi? Che ne sarà delle favole come quella di Alonso, piuttosto che Schumacher o altri piloti cresciuti con tanta fame e meno cash? Onestamente i due Williams non mi sembra abbiano faticato così tanto…

<<Stroll sicuramente non ha faticato perché la sua carriera è stata viziata abbondantemente dal padre, uomo ricchissimo ed imprenditore canadese. Sirotkin, invece, viene da una famiglia più umile, anche se poi ha trovato il modo per recuperare questi soldi. Altrimenti difficilmente ce l’avrebbe fatta. È rimasto fermo un anno, facendo da collaudatore della Renault. Teniamo presente che si fanno pochi collaudi nei test durante la stagione, sono vicini allo zero. È un ruolo abbastanza limitato. Il problema della Formula 1 del futuro è anche lo stesso del presente e del recente passato. Ci sono pochissime squadre, fondamentalmente McLaren, Williams, Mercedes ed un po’ la Renault che è tornata in veste ufficiale, a potersi permettere di scegliere il meglio sul mercato, pagando i piloti. Aggiungo a questo elenco anche la Toro Rosso e la Red Bull, che spende un sacco di soldi per allevare giovani talenti, prendendoli addirittura dalle formule minori. Per il resto, per correre sulle macchine, occorre portare un pacchettino da milioni di euro, anche perché le squadre sono al limite della sopravvivenza. La Sauber è stata salvata in qualche modo dall’accordo con Alfa Romeo e di conseguenza ha avuto la possibilità di disporre nuovamente di motori Ferrari ed un ok sullo sviluppo del telaio e della meccanica della macchina da Maranello. Altrimenti la scuderia si sarebbe trovata alla canna del gas>>.

Ma, sempre parlando dei pochi giorni di test, vedere Kubica terzo pilota non suona come una presa in giro nei suoi confronti?

<<No, in quel senso no perché la Williams dispone di un ottimo simulatore e sappiamo che con i test vietati il lavoro al simulatore è diventato molto importante. Il compito di Kubica sarà fondamentale. Poi vedremo come si comporteranno i piloti titolari nell’arco della stagione. Lui è lì e gli ingegneri conoscono i numeri di Kubica. Poi vediamo. Stroll è intoccabile perché i soldi di papà gli garantiscono di rimanere inchiodato al sedile della Williams; diverso il discorso di Sirotkin, che, se non mostrerà prestazioni all’altezza delle aspettative nel medio-lungo periodo, permetterà alla Williams di calare un asso e questo asso è Robert>>.

Avevamo accennato in precedenza Alonso. Quest’anno Fernando tenterà l’assalto al campionato di F1 con la McLaren, alla 500 Miglia di Indianapolis ed alla 24 Ore di Le Mans. È fattibile? È una sfida che non si vedeva da anni, specialmente nella stessa stagione.

<<A me piace tantissimo perché ci riporta agli Anni ’60 o ’70, quando il pilota era tale a 360°. Io ricordo che fino ai primi Anni ’70 i piloti di F1 correvano senza prendere punti nella F2. Ed era un signor campionato all’epoca la Formula 2. Peterson e Regazzoni, tanto per fare due nomi, correvano e vincevano in F2 e la domenica dopo avevano la gara della F1. Secondo me, è una bella storia ed offre l’idea della motivazione di Alonso e del suo attaccamento alle gare. Dovesse riuscire nell’impresa di vincere… Ricordiamoci che l’anno scorso era in testa alla 500 Miglia prima di rompere il motore. Quindi i numeri sono quelli. A me fa molto piacere, ma non so quanto sia fattibile per lui riuscire a vincere ovunque. Già il fatto che ci stia provando e si stia dedicando a questa avventura alternativa merita un 10 e lode>>.

Uno dei punti di forza di Alonso è proprio la capacità di adattamento. Si è visto ad Indianapolis, quando, in due giorni, già si trovava bene ed era competitivo per la vittoria. Questo può aiutarlo.

<<Sì, sicuramente. Anche se passare ad una vettura che non è troppo distante dalla F1 e ad un circuito affine non rende troppo complicato l’adattamento. I prototipi, invece, diventa un po’ più complicato. Secondo me, sarà molto più complicata la gestione di una gara come la 24 Ore di Daytona o Le Mans rispetto ad una 500 Miglia di Indianapolis>>.

Anche perché banalmente non sarebbe da solo in macchina.

<<Esattamente>>.

Passando alla Dakar, ho visto un tuo post sul ritiro di Joan Barreda in questa Dakar. Era il più veloce, ma una buona dose di sfortuna lo ha costretto a gettare la spugna. Hanno vinto Walkner nelle moto e Sainz nelle macchine. Come commenti questa Dakar?

<<Barreda è un pilota velocissimo, ma la velocità in una corsa come la Dakar conta fino ad un certo punto. Conta usare la testa. Barreda, tra i moderni piloti di moto, è quello che ha vinto più tappe, ma fa sempre una maledetta fatica ad arrivare fino in fondo. Lo ha dimostrato anche quest’anno. Walkner ha usato il cervello. È rimasto nelle prime posizioni nella settimana iniziale e, quando gli altri rivali pericolosi, lui ha beccato la strada giusta, navigando in maniera perfetta. È giusto che abbia vinto la Dakar perché non è solamente una corsa di velocità, ma anche una gara in cui serve andare forte, avere un fisico prestante, specialmente per i motociclisti, per resistere ad una maratona di 9mila chilometri ogni settimana ed un cervello collegato. Non basta solamente il polso destro. Barreda è uno con il polso destro a manetta, ma meno lucido nella gestione dell’errore. Ha un margine d’errore molto più ampio rispetto ad uno come Walkner, che è uscito fuori nelle ultime tappe. Ricordiamoci che Walkner è arrivato secondo l’anno scorso. Dunque non è un parvenu della Dakar>>.

Era anche stato molto sfortunato nelle edizioni precedenti in cui era andato in testa.

<<Esattamente>>.

Tra l’altro è stata la vittoria di Sainz e Walkner, il successo della testa perché entrambi sono stati intelligenti. E poi è il trionfo degli outsider perché hanno avuto la meglio sui favoriti come Peterhansel.

<<La guida della Dakar in macchina è molto diversa rispetto alla moto. Occorre una predisposizione fisica alla fatica nelle moto. Questo non si ritrova esattamente nelle macchine, è molto minore. Sainz ha rischiato il giusto, ha avuto un piccolo problema, un po’ come accaduto a tutti. Ha saputo gestire il vantaggio accumulato nel giorno in cui Peterhansel aveva perso oltre un’ora e 40 minuti per la rottura della sospensione. Poi, mentre stava recuperando, Peterhansel ha dovuto nuovamente aspettare il compagno di squadra Despres per cannibalizzare la sua macchina, montando i pezzi di ricambio sulla propria. Ha buttato così al vento l’occasione di conquistare la sua quattordicesima Dakar. Sembrava segnata questa Dakar dal suo dominio, ma purtroppo per lui è sfumata. Bellissima la storia di Sainz che a 55 anni è ancora lì, vince la seconda Dakar, dopo aver conquistato negli Anni ’90 due Mondiali Rally con la Toyota nel 1990 e nel 1992. C’è una presenza incredibile da parte di questo pilota celebrato in Spagna dai quotidiani che solitamente riservano spazio a Real Madrid e Barcellona>>.

Un’altra grande differenza tra moto e macchine è la presenza del navigatore su queste ultime.

<<Esattamente, va detto che in certe occasioni il navigatore può sbagliare. Capita. Quando vai in macchina, sei a velocità massima e ti fidi di chi hai a fianco. È diverso dai Rally dove le distanze sono più ridotte. Nella Dakar fai tappe di 300 o 400 km ed un errore può costare carissimo. Un incidente nella sabbia del Perù, tra le rocce della Bolivia può essere fatale e lì non c’è niente da fare. Poi c’è la tappa marathon in cui l’assistenza è limitata. Il caso di Peterhansel è stato clamoroso. Ha cercato di intervenire perché tutti i piloti dei team ufficiali si allenano a riparare la macchina oltre che in alcuni test. Vengono istruiti anche sulle componenti meccaniche, tant’è vero che Despres e Peterhansel hanno smontato e rimontato la macchina da soli, con l’aiuto dei navigatori. Serve un’importante conoscenza del proprio mezzo da parte dei piloti. La moto, al di là delle rotture, è anche più semplice da gestire rispetto ad una macchina. Una vettura è un vero e proprio prototipo, non è come la si acquista da una concessionaria. Non sono macchine umane per potenza e componenti meccaniche>>.

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