“A.A.A. Cercasi chiarezza”. Questo era l’annuncio che sembrava giganteggiare fuori dai box della Yamaha all’inizio dei test di Sepang. Forse, lentamente, la casa dei tre diapason sta trovando il giusto equilibrio all’interno del proprio team. Lo si è intuito dai risultati emersi nel corso della tre giorni malese, che hanno visto la M1 riabbracciare il telaio 2016 tanto caro a Valentino Rossi e sviluppare le nuove componenti a partire dalla base di due stagioni fa. Il cambio di rotta sembra aver prodotto importanti benefici, anche se è presto per poter affermare con certezza se la neonata Yamaha è già priva dei difetti del modello precedente. Il lavoro svolto sinora sarà verosimilmente lo stesso da condurre nei prossimi test. Obiettivo: rendere la M1 nuovamente guidabile fino al termine della gara, impedendo il consumo abnorme ed anomalo degli pneumatici verificatosi a più riprese nel 2017.

Tuttavia, sembra che qualche cambiamento possa interessare anche i due piloti della formazione ufficiale. Infatti, a differenza della scorsa stagione, il punto di riferimento nello sviluppo è diventato Valentino Rossi a scapito di Maverick Vinales. Lo ha ammesso ai microfoni di Marca il direttore sportivo del team Movistar, Massimo Meregalli: <<Le valutazioni di Valentino hanno più importanza di quelle di Maverick ed è normale, hanno rispettivamente 39 e 23 anni. Maverick deve ancora imparare e deve approfittare di questa situazione>>. Ed ancora: <<Ognuno ha le sue particolarità e ha bisogno di cose specifiche, ma la nostra moto può essere guidata solo in un modo e se la base è buona entrambi possono essere contenti>>. Tradotto: a Rossi il compito di sviluppare il mezzo del 2018, forte della sua pluriennale esperienza. A Vinales, invece, l’opportunità di apprendere e di trarre giovamento dalle indicazioni del compagno di squadra. Una scelta saggia, volta ad impedire il ripetersi di una stagione come quella da poco trascorsa, durante la quale la velocità di punta del giovane spagnolo nascose le problematiche della M1, impedendo agli ingegneri di notare e risolvere per tempo i difetti.

Ed allora sorge spontaneo un dubbio: questa decisione, per quanto dotata di buoni intenti, è un vantaggio importante o una vera e propria delegittimazione nei confronti del pilota catalano? Difficile trarre un giudizio uniforme. Maverick ha una personalità complessa. È lo stesso ragazzo che a 17 anni abbandonò il team in Malesia in seguito ad un acceso diverbio con alcuni componenti della squadra, rinunciando a gareggiare ed a contendere fino in fondo il Mondiale Moto3 a Sandro Cortese. E nel finale della scorsa stagione si è lasciato prendere dallo sconforto, arrivando a minacciare di non gareggiare sotto la pioggia a causa degli enormi problemi della Yamaha. Le dichiarazioni di assoluta incapacità di capire come sistemare la moto a Valencia, nei primi test in ottica 2018, sono state probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed ha spinto la casa di Iwata a cambiare rotta, affidandosi alle cure del Dottor Rossi. Togliergli lo sviluppo della M1 potrebbe rivelarsi sia un modo per tutelarlo e farlo crescere con calma. Meglio un apprendistato più tranquillo e lontano dai riflettori, che gli permetterebbe di raccogliere frutti importanti tra qualche anno. Tuttavia, dato il carattere non semplice di Maverick, potrebbe anche risultare nocivo, minando ulteriormente un’autostima uscita fortemente provata dal 2017. C’è il rischio che il ragazzo si senta trascurato a favore del pesarese ed entri ancora più in crisi. E se così fosse sarebbe un suicidio per la Yamaha che ha puntato fortemente su Vinales per dare battaglia a Marc Marquez in futuro.

Effettivamente, non seguire fino in fondo “Top Gun” è quantomeno un azzardo. Che senso ha acquistare uno dei talenti più promettenti del futuro se poi non sembra ci sia piena fiducia nei suoi confronti? Non era prevedibile che il ragazzo avrebbe avuto bisogno di tempo per imparare? Addirittura si ha il dubbio lecito che la velocità spaventosa messa in mostra all’inizio della scorsa stagione si sia ritorta clamorosamente contro a Vinales. Probabilmente, la scelta più sensata sarebbe stata quella di seguire entrambi i piloti, senza trascurare il ventiduenne catalano. Dall’esterno la sensazione sembra quella di una mezza bocciatura, fatta sicuramente a fin di bene, ma con forti effetti collaterali. Sicuramente non c’è l’intenzione di confinarlo ad un definitivo ruolo di subalterno, dato il fresco rinnovo di contratto, ma il 2018 di Maverick non sembra essere iniziato nel migliore dei modi. La pista dirà quale è stata la miglior cura per un pilota che dopo aver toccato il cielo è piombato clamorosamente nell’inferno delle incertezze.

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