Una stagione da sogno, un titolo atteso per tutta una carriera vissuta intensamente, partendo dalle serie inferiori fino ad arrivare alla guida di una Ferrari AF Corse nel campionato mondiale endurance: Alessandro Pier Guidi, pilota tortonese di 34 anni, si è dovuto certamente sudare ogni ingaggio nel corso di una carriera che l’ha visto partire dalla F3000 italiana, guidare per il tricolore nel caro vecchia A1GP (il campionato per nazioni), per il Galatasaray nella SuperLeague Formula e poi lanciarsi nelle ruote ”coperte”, diventando un maestro delle GT e guadagnandosi la chiamata di Ferrari per il FIA WEC. Il suo debutto ufficiale nella squadra Ferrari AF Corse e nel Mondiale Endurance è arrivato nel 2016, e un anno dopo ecco il binomio formato da Alessandro Pier Guidi e James Calado sul tetto del mondo: titolo mondiale nella classe GTE Pro con 153 punti e una grande rimonta nata dopo lo zero della 24h di Le Mans (11° posto di classe dopo vari problemi tecnici) e resa possibile dalle vittorie nella 6h del Nurburgring, nella 6h di Austin e nella 6h del Fuji: +8 su Lietz e Makowiecki e festa pronta per cominciare per il campione del mondo italiano, che ha portato un titolo entusiasmante alla Rossa e tenterà di difenderlo in un 2018 che è iniziato col 5° posto nella 24h di Daytona. Nella penultima puntata di ”Bandiera a scacchi”, il nostro programma radiofonico in onda ogni lunedì dalle 17.45 alle 18.30 su Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5), abbiamo intervistato Alessandro, raccogliendo le sue sensazioni sulla super-season che verrà e sul titolo conquistato nel 2017: ecco, con colpevole ritardo (dovuto agli impegni ”olimpici” di alcuni di noi), le dichiarazioni del 34enne tortonese (classe ’83) ai microfoni di BAS.

Ciao Alessandro, innanzitutto partiamo dalle cose più recenti: ci racconti la tua 24h di Daytona? Avete chiuso al 5° posto con parecchio distacco, colpa del Balance of Performance e non solo, giusto?

”Sì esatto, non è solo colpa del Balance of Performance (da qui BoP, ndr). Abbiamo avuto due forature e un po’ di problemi, vivendo una gara abbastanza sfortunata, però diciamo anche che per ”colpa” del BoP il nostro target massimo era un terzo posto: sarebbe stato alla nostra portata senza inconvenienti, però i primi due posti delle Ford erano irraggiungibili perchè non avevamo condizioni favorevoli. Loro hanno sfruttato il vantaggio del BoP, facendo un grande lavoro e conquistando un grande successo”.

Il Balance of Performance non è un fattore molto noto al grande pubblico, ci spiegheresti in breve di cosa si tratta e cosa comporta questa normativa vigente nel FIA WEC e nelle tua classe in particolare?

”Si tratta di una cosa poco conosciuta al pubblico e ”di nicchia”. Il Balance of Performance è nato qualche anno fa dall’esigenza di equiparare vetture che sono derivate dalla serie (anche se dalla serie ormai rimane ben poco) ma anche molto diverse: per fare qualche esempio, la Ferrari nasce molto ”pistaiola”, mentre la Porsche per il discorso del motore a sbalzo nasce con un handicap costruttivo, e dunque era difficile che queste auto potessero essere competitive. Da qui è nato il BoP: la FIA indica, e cito ciò che accade a noi ma anche ad altre scuderie, la potenza massima da utilizzare per il motore, il peso minimo di ogni vettura e, se una vettura è svantaggiata, può far utilizzare a quest’auto un peso minimo inferiore o più componenti aerodinamiche/motori più potenti. Ci sono tante varianti e tante componenti che vengono assegnate dalla FIA e vanno a incidere su questo Balance of Performance, che però è anche un pomo della discordia: si può essere più o meno favoriti, e ad esempio a Daytona la Ford aveva un BoP molto favorevole e le macchine erano irraggiungibili e si sono ritrovate a fare una 24 ore in parata. La differenza tra USA ed Europa è molto semplice: da noi il BoP viene calcolato da un algoritmo automatico, e in base alle prestazioni di una gara i parametri vengono cambiati a seconda delle buone o cattive performance dando maggior equità. In America è ancora fatto attraverso calcoli manuali, con un’equipe tecnica che assegna il BoP. È più chiaro quello che fa FIA perchè tutti conoscono l’algoritmo e sanno come funziona, quindi si può lavorare strategicamente o meno, anche se decidere di andar piano per avere un vantaggio dal Balance of Performance non ti fa vincere le gare e ti fa perdere punti, dunque noi abbiamo sempre spinto al 100%”.

Avete spinto in ogni gara e avete vinto un grande campionato del mondo nella classe GTE Pro: ci racconti un po’ la stagione che ti ha portato al titolo nel FIA WEC 2017?

”Abbiamo iniziato bene a Silverstone con un 2° posto, poi a Le Mans, che dà punteggio doppio e spesso decide i campionati, abbiamo avuto un incidente e preso solo un punto (le due 24 ore di Alessandro si sono concluse col ritiro del 2016 e l’11° posto di classe del 2017). Pensavamo di essere fuori dai giochi, poi abbiamo inanellato tre vittorie consecutive tra Nurburgring, Austin e Fuji che ci hanno riportato in testa al Mondiale, e da lì ci siamo andati a giocare tutto nella gara conclusiva in Bahrain. Siamo arrivati secondi ed era sufficiente per vincere il campionato: penso che la chiave di volta del nostro campionato sia stata Austin, dove abbiamo vinto dopo una gara combattuta e ci siamo dati la spinta per vincere il campionato e non mollare più la vetta della classifica”.

Alessandro Pier Guidi sulla Ferrari AF Corse

Venendo alle questioni più tecniche, è complicato dover gestire la ”suddivisione” di una vettura con uno-due compagni? Ne avevamo parlato con Nicola Villani in vista dell’approdo-WEC di Fernando Alonso: è difficile doversi adattare agli altri o scegliere assetti che vadano bene per ogni pilota?

”Dipende tutto dal compagno di squadra. Secondo me, nella scelta degli equipaggi, uno dei parametri da tenere in considerazione è lo stile di guida: se due piloti hanno stili di guida o forme mentis completamente diverse, allora il binomio non funzionerà mai. Ho la fortuna di dividere la mia Ferrari con James Calado, che guida in maniera totalmente simile alla mia, e questo aiuta entrambi: diamo indicazioni molto simili ai tecnici, cerchiamo le stesse cose nell’auto e quindi facciamo poca fatica o ci troviamo benissimo con la stessa vettura. Ovviamente in gare simili, dove si gareggia in due-tre, ci sono da trovare dei compromessi perchè va capito che la vittoria è di equipaggio e non solo personale, ma devo dire che mi è capitato raramente di dover cambiare radicalmente il mio stile di guida proprio perchè io e James siamo molto simili e affiatati nella messa a punto”.

Alessandro Pier Guidi con James Calado (Fonte foto: Fb di Alessandro)

Venendo a Ferrari, com’è vivere all’interno di questo mondo e di una casa tanto prestigiosa? A maggior ragione da pilota italiano e campione del mondo…

”È un sogno che si realizza. Quando vuoi fare il pilota e sei piccolo, soprattutto da italiano, vorresti correre e vincere con la Ferrari: tutti sognano questa scuderia, è un brand universalmente conosciuto e un punto di riferimento per gli italiani e per ogni appassionato. Far parte di questa famiglia è, lo ripeto, un sogno, e vincere un titolo con Ferrari è stato davvero speciale: esultare da pilota italiano in un team italiano e con una struttura, AF Corse, che ha base a Piacenza, ti fa sentire davvero a casa in ogni momento”.

Nel WEC 2018 affronterai, insieme agli altri piloti, la cosiddetta Super-Season: un campionato che inizierà a maggio e si concluderà nel giugno 2019 vedendovi gareggiare due volte nella 24 ore di Le Mans. Una scelta decisamente particolare.

”C’è stata la volontà della FIA di far concludere il Mondiale Endurance con Le Mans, ma poichè la data di Le Mans è storica e vincolata a giugno, si è scelto di fare una stagione particolare e di transizione che ci farà correre due volte nella 24h. Inizieremo a maggio con Spa, andremo ad affrontare la 24 ore, poi andremo avanti con tutte le altre gare fino a concludere la super-season con la Le Mans del 2019: dal 2019-20 poi si partirà con la gara successiva alla Le Mans e si concluderà nella 24 ore, tornando ad avere solo una volta la storica gara francese. È strano pensare di avere un campionato spalmato su due anni ”solari”, ma ad esempio se si pensa ai campionati di calcio o alla Formula E, è una cosa consueta: per il motorsport generalmente i campionati si concludono nell’anno solare, ora c’è questa tendenza che seguiremo anche noi”.

Il 2018 del WEC vedrà il debutto di Fernando Alonso nell’endurance: che impatto potrà avere, al netto del fatto che correrà in una Toyota che è il team più forte del lotto?

”Certo, correrà in Toyota che è l’unica casa ufficiale nei prototipi 2018 (verrà abolita la distinzione LMP1-LMP2, creando una classe unica), ma va detto che verrà introdotto un BoP anche lì per consentire una competizione combattuta tra questi due tipi di vetture. Alonso sarà fondamentale per il WEC: a livello di immagine porta grande visibilità, e farà vedere quanto questo campionato sia di grande livello, perchè ci sono case che si confrontano creando grandi prestazioni. La volontà di Fernando Alonso di cimentarsi col WEC e con la 24 ore di Le Mans darà maggior qualità a questo campionato e lo aiuterà a diventare ancor più conosciuto e ”forte” dal punto di vista mediatico: per lui è prestigioso cercare di vincere la 24h, e parliamo tra l’altro di un pilota che è ancora nel fiore della sua carriera in F1 e si metterà in gioco con questa nuova avventura. Il suo approdo farà bene a noi, al movimento dell’endurance, a tutti”.

Chiudiamo con una curiosità: siccome tanti piloti hanno fatto il grande salto dall’Endurance alla Formula E (Buemi, di Grassi, Jani, Lotterer ecc ecc), hai anche tu nei piani qualcosa di simile? Oppure resterai vincolato al WEC?

”È difficile dirlo ora o prevederlo. Per ora sì, poi si vedrà: la scelta non sarebbe mia, ma legata a Ferrari o a un brand ad esso legato (Maserati, ndr) che potrebbe entrare all’interno della Formula E e spingermi a fare valutazioni diverse. Al momento non ci penso, sono molto contento di essere nel WEC e non vedo questa opportunità a breve, anche se il campionato elettrico è un’esperienza che tutti vorrebbero provare”.

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