Un numero celebrativo per un grande campione: l’ultima edizione di ”Riders’ Magazine” è tutta dedicata all’omaggio a Valentino Rossi e ai 10 anni della VR46, l’azienda creata per gestire l’immagine del Dottore che ha poi dato vita all’Academy e agli altri progetti legati al pilota di Tavullia. Un numero celebrativo e tanti reportage riguardanti Valentino, ma il vero pezzo forte è senza dubbio l’intervista a Rossi stesso, che si è aperto ai microfoni del noto magazine, svelando anche le sensazioni seguite all’infortunio di Marco Simoncelli e il dolore provato al momento della morte dell’amico pilota. Abbiamo raggruppato le dichiarazioni di Valentino Rossi per temi, vi forniamo un breve estratto.

LA MORTE DI SIMONCELLI- Il dolore, i momenti difficili e il superamento di quelle tremende sensazioni seguite all’incidente di Sepang: Valentino Rossi ha svelato dettagli intimi riguardo al periodo appena successivo alla morte di Marco Simoncelli, confermando la sensazione di tutti gli appassionati e quelle indiscrezioni sul fatto che l’incidente (nel quale Valentino ha, con Edwards, una corresponsabilità: la caduta mise il Sic nella traiettoria dei due esperti piloti, che non potevano fare nulla per evitarlo) avesse segnato tremendamente VR46. ”Col Sic eravamo molto amici: stavamo insieme quasi tutti i giorni e quasi sempre, alla fine dell’allenamento, andavamo a cenare a casa di Carlo Casabianca, col Sic che portava il sushi e ne mangiava il doppio di noi, e noi che lo mandavamo a c****e. Era bello. Essere coinvolto nell’incidente è stata una cosa devastante e difficile da superare personalmente, ma non ho mai pensato di smettere. Mi è dispiaciuto essere lì. Magari se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato tutto più facile, ecco. Però col tempo passa tutto e ora quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Alla fine è andata così e non ci si può fare niente, sono andato avanti per amore della MotoGP, e se non avessi quella passione avrei già smesso perchè una situazione come quella dell’incidente di Marco non la superi: ero già grande, avevo vinto vari Mondiali e potevo dire basta. Ho cercato di dividere le due cose, il dolore e il superamento del dolore, poi ho pensato alla carriera, al fatto che volevo continuare, tornare in Yamaha e vincere”.

MARQUEZQuello che fa Marquez è semplicemente impressionante, anche perchè non cade più in gara. L’anno scorso si è salvato tantissime volte, e non può essere un caso: secondo me ha cercato di migliorare la tecnica che gli consente di stare in piedi, e il suo stile di guida insieme al lavoro svolto lo aiuta. Lui mette il corpo tra la moto e l’asfalto, usandolo per non cadere: prima di lui non era mai successo, ed è chiaro che ci sia un feeling particolare con la moto. Non è una questione di elettronica, ma di bilanciamento particolare del mezzo: quando ci prova Pedrosa, cade, mentre la moto di Marquez viene configurata in modo tale che quando la ruota si chiude davanti continua comunque ad appoggiare. Questo è successo varie volte con Honda: a Stoner, nell’incidente del Sic con la moto che continuava a curvare, mentre le altre moto quando si chiude il davanti partono per la tangente e non le tiri più su. La Honda invece tende a rimanere appoggiata per terra, ed evidentemente Marquez si è inventato un modo per tenerla su”.

I RITI DEL DOTTORE– Dopo una piccola parentesi sul possibile approdo dello Sky Racing Team VR46 in MotoGP, possibile dal 2020 (”Sarebbe molto bello”) quando scadranno i contratti dei team clienti, Valentino Rossi prova a svelare anche alcuni dei suoi ”segreti” e quei riti che l’hanno reso famoso insieme alle mille vittorie e alle favolose esultanze d’inizio carriera. ”Perchè mi inginocchio prima di salire in moto? Nasce tutto dal campionato italiano, non avevo la tuta su misura e quando partivo mi dava fastidio: facevo quel movimento per sistemarla ed è diventato un rituale che è rimasto per tutta la carriera. Non è una preghiera, ma un momento di concentrazione, perchè quando si sale in moto ci dev’essere uno stacco dalla vita normale: è una cosa pericolosa, devi essere concentrato al 100% e io lo faccio per dimenticarmi di tutto e pensare solo a guidare. Perchè salgo sempre dal lato destro? Facile, c’è la manopola del gas”.

LA VR46 RIDERS’ ACADEMY– Da qualche anno Valentino Rossi aiuta altri piloti con l’Academy, organizzando i famosi (e contestati da alcuni) allenamenti al ranch e gestendo anche le loro carriere a livello commerciale tramite la VR46. Ecco il racconto della nascita dell’Academy: ”Ci dà gusto fare l’Academy, è l’aspetto che mi piace di più tra quelli extra-gare. Nasce tutto da Marco Simoncelli, che nel 2006-07 era in crisi, non andava forte e mi aveva chiesto di allenarci assieme per capire dove migliorare. Io ero molto amico di Marco, però tutti i piloti ai tempi erano gelosi del proprio modo di preparare le gare, ed ero titubante: poi alla fine Sic era simpatico e mi sono detto ”Se c’è qualcuno che mi fa compagnia quando mi alleno e vado a girare con la moto da cross è bello”. Ho pensato che fosse un modo per crescere e diventare più forti. Poi è arrivato Franco Morbidelli e nel mentre è morto il Sic, e allora ho pensato di portare avanti quest’idea in suo onore: è arrivato anche mio fratello, che aveva iniziato a correre col suo babbo, e il resto è arrivato di conseguenza. Per fare un esempio, vedevamo girare Migno in bici nel paddock e ci faceva ridere perchè era piccino piccino, e allora ci siamo detti: ”Prendiamo sotto la nostra ala anche lui e aiutiamolo”. Non nasce tutto per caso, ma seguiamo molto l’istinto”.

 

 

 

 

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