Cinico, preciso ed implacabile. Marco Melandri sorprende tutti in Australia e conquista in maniera impeccabile la vittoria nella prima manche della Superbike 2018. È un successo che impressiona per come è maturato. C’è tutto il repertorio del ravennate, dalla gestione delle gomme alla pulizia della guida. Nonostante il miglior spunto delle due Kawasaki al via, il numero 33 non si è rassegnato. Il poleman Tom Sykes ha fatto la lepre per tutta la gara, controllando la risalita dei rivali. Meno incisivo rispetto agli altri anni il campione del mondo in carica, Jonathan Rea, subito secondo, ma mai pienamente a suo agio con la moto. Dietro al terzetto con le due verdi e la Ducati dell’italiano, si è svolta un’altra gara con Xavi Fores in quarta posizione in piena bagarre con il gambero Eugene Laverty, il rimontante Chaz Davies e le Yamaha della coppia Van der Mark-Lowes. Ne è emersa una sfida tattica nel trio di testa ed altamente spumeggiante dietro.

La svolta della corsa è avvenuta nel finale. Melandri ha passato Rea a sette tornate dal traguardo e, tre giri dopo, ha infilato anche Sykes all’ingresso della prima curva. Mentre Marco involava verso il successo, il tre volte iridato della Kawasaki ha accusato un grave problema alla gomma posteriore ed è stato costretto ad alzare bandiera bianca, chiudendo quinto. A precederlo ci hanno pensato anche i due ducatisti Davies, terzo sul traguardo, e Fores. Sesto Lowes, bravo a superare dopo un acceso braccio di ferro il compagno di marca Van der Mark, poi nono. In evidenza il settimo posto di Leon Camier su Honda, davanti a Laverty. Il pilota Aprilia non ha incantato mantenendo le premesse, ma se l’è passata meglio del compagno Lorenzo Savadori, costretto a saltare l’appuntamento australiano per una frattura alla clavicola rimediato durante la Superpole.

In generale, Ducati pienamente promossa, con tre moto nelle prime quattro. Scricchiola l’impero Kawasaki. Quella odierna è la peggior partenza di Rea da tre anni a questa parte, dato che a Phillip Island non era mai sceso dal podio. Sottotono rispetto alle premesse la Yamaha, mentre la Honda mostra segnali incoraggianti di crescita.

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