A Phillip Island i saliscendi sono di casa. Si inizia in discesa, si riemerge brutalmente e ci si rituffa a capofitto verso il traguardo. Ed in cima alla classifica generale c’è colui che è transitato per primo al termine dell’ultimo giro, vale a dire Marco Melandri. Era da diverso tempo che non si vedeva il ravennate così tonico e determinato. Forse, “Macho” aveva mostrato simili sprazzi solamente nel 2012, quando si piazzò in terza posizione alle spalle di Max Biaggi e Tom Sykes. Impressiona la sua concretezza e la gestione del mezzo. Il ravennate ha dominato in Australia ed ha spaventato la concorrenza per come ha ottenuto i due successi. Il primo è arrivato dopo una gara d’attesa, ragionata e calcolata, il secondo al termine di un duello spettacolare con Jonathan Rea. Ecco, stupisce proprio la capacità di variare, di avere sempre tutto sotto controllo. Melandri non è mai parso in affanno e, vedendo il risultato finale, si ha persino l’impressione che avesse ben chiara la strategia da utilizzare in entrambi i casi. Insomma, per chi spera di fregiarsi campione del mondo a fine anno è un ostacolo non di poco conto. In generale, Marco dà l’impressione di aver capito, forse meglio di altri, come guidare le nuove moto ed è un vantaggio notevole. Il vero rebus sarà capire fino a che punto riuscirà a mantenere questa costanza di rendimento, senza incappare in quei passi falsi che hanno frenato spesso la sua carriera. Qualora dovesse riuscirci, cambierebbe decisamente ogni prospettiva e diventerebbe un candidato molto serio in ottica iridata.

Chi esce ridimensionato da Phillip Island è Chaz Davies. Il pilota britannico si era presentato in Australia con più di un dubbio, tra una moto non ancora perfettamente a posto ed una condizione fisica non ottimale, come da lui stesso dichiarato ai nostri microfoni. Il podio di gara 1 ha illuso tutti che i problemi fossero alle spalle e che il meglio dovesse ancora venire. Ed invece, proprio quando il vicecampione del mondo pareva pronto a decollare verso il primo acuto stagionale, ecco il patatrac, con la Ducati numero 7 sdraiata nell’erba che contorna l’ultimo tornantino. Primo zero in casella per Chaz ed il compagno di squadra che vola via a punteggio pieno, lontano ben 34 lunghezze. Nulla di irreparabile, per carità, c’è ancora un percorso lunghissimo che può rivelarsi accidentato in qualsiasi momento. Tuttavia, sorprende questa partenza ad handicap, specialmente perché durante l’intera passata stagione Davies non aveva mai sofferto il confronto con il compagno di squadra. Tutto il contrario di quanto sta accadendo ora. Indubbiamente si tratta di un banco di prova inedito ed importante per il britannico se vuole laurearsi campione del mondo. Serve un reset ed un cammino scevro da altri gravi errori. In un Mondiale così equilibrato anche un modesto piazzamento può risultare decisivo. La moto c’è ed è competitiva, come testimoniato dalla doppietta di Melandri e dagli arrembaggi di Xavi Fores sulla versione privata. Resta da capire se tra Davies e la nuova rossa può nascere un feeling positivo. Per ora, Chaz non ha ancora ben chiaro il limite, come si è intravisto da questo week end australiano dall’esito contraddittorio. Bene e rimontante in gara 1, persino cinico nell’approfittare delle disavventure altrui, male ed eccessivamente esuberante nella seconda manche, cestinata per un eccesso di foga. Quanto manca al ducatista per capire il mezzo a disposizione? Il tempo e la pista lo dirà. Indubbiamente il lasso di tempo disponibile non è ampio, anche perché il regolamento pende come una spada di Damocle sulla sua testa. Se Melandri dovesse continuare come un rullo compressore, allora anche lui, come gli altri piloti di Borgo Panigale rischiano di incappare in sanzioni. E rimontare con un ulteriore handicap è quanto di peggio ci possa essere.

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