Quasi 49 anni e non sentirli. Mentre le persone ”comuni” a quell’età soffrono perché impegnate in un lavoro che non le soddisfa, oppure si godono i frutti di anni sacrifici, oppure ancora sognano per la prima volta la lontanissima pensione o si barcamenano tra le mille spese della vita italica, c’è chi continua a scrivere pagine di storia e guadagnarsi una volta di più l’appellativo di leggenda del motorsport: stiamo parlando di Troy Bayliss, tornato a gareggiare a 1075 giorni dalla sua ultima apparizione su una moto da corsa.

Troy, tre titoli in Superbike con Ducati e 5 podi nell’esperienza in MotoGP dove corse anche con Honda (epica però la sua vittoria a Valencia nel 2006: Baylisstic trionfò nella sua unica gara, un premio per il titolo SBK), aveva smesso ufficialmente di correre nel 2008 a 39 anni (è un classe ’69), restando nell’orbita di Borgo Panigale come tester della moto SBK e dei mezzi stradali, e dando una grande mano al marchio italiano: per lui 6 anni e un po’ da pensionato, prima di sentire nuovamente il richiamo delle corse e tornare alle corse una prima volta nel 2015. L’esperienza nel Mondiale Superbike, nuovamente con Ducati e per due GP prima di dire definitivamente basta dopo un weekend travagliato a Buriram, l’aveva portato al massimo al 9° posto, ma il secondo rientro della leggenda SBK è stato decisamente diverso.

La cornice è stata quella dell’Australian Superbike, campionato che vede al via qualche veterano, qualche reduce dalla MotoGP (Staring, ex team Gresini nel 2013) e qualche giovane promessa e che vede sempre vari piloti giocarsi la vittoria, e la lezione di Troy Bayliss è stata quella del grande campione che non molla mai e sa essere veloce alla prima volta su una nuova moto. L’australiano, 49 anni il 30 marzo, ha guidato magistralmente la sua Ducati 1299 Panigale Final Edition, lottando spalla a spalla con piloti più giovani e dal maggior ritmo-gara: dopo aver centrato una strepitosa prima fila nelle qualifiche sul circuito di Victoria, Bayliss ha chiuso gara-1 al 2° posto e sfiorato una vittoria sfumata solo per 201 millesimi nella gara vinta da un altro Troy, Troy Herfoss (Honda), dopo 6 giri divisi in due manche ampiamente condizionate dalla pioggia. 1075 giorni dopo, ecco di nuovo la leggenda a giocarsi il successo dunque, e anche nelle prove seguenti il calo non è stato affatto drastico: in gara-2 Bayliss ha chiuso al 5° posto in volata, e soprattutto a soli 153 millesimi dal podio (vittoria a Maxwell su Yamaha).

In gara-3 invece è arrivato un 6° posto lontano dalla top-5, che ci sta considerando l’età del tre volte campione del mondo SBK e una condizione tutta da ricostruire: insomma, risultati di altissimo livello e una grande tenuta sui 12 giri che compongono questo campionato, ma soprattutto tanta costanza sulle tre gare che l’ha reso a sorpresa uno dei candidati al titolo. Dopo tre gare, Troy Bayliss è infatti a quota 51 punti e occupa il 4° posto in classifica con sole 9 lunghezze di ritardo dal leader dell’Australian Superbike Staring: secondo gli esperti di questo campionato, l’australiano potrebbe anche puntare al titolo, in quanto le prossime piste (da Wakefield, che ospiterà le gare dal 16 al 18 marzo, ad altre) gli sono favorevoli.

E dunque Baylisstic potrebbe anche centrare qualche vittoria e accrescere il suo status di leggenda: è la lezione di un campione dal talento sopraffino, capace di sentire la moto come pochi altri e trovarsi subito a suo agio su ogni condizione del tracciato e del mezzo meccanico. ”Io sono leggenda”, Troy Bayliss ci dice questo e intanto sorride di fronte alla crescita del figlio: Oli Bayliss, a soli 14 anni, ha dominato nella Supersport 300 e guida saldamente l’Australian SBK nella sua classe. Piccoli Troy crescono, e chissà che presto non ci sia un altro Bayliss in Superbike nel nome di papà.

Troy Bayliss col figlio Oli, in gara su una Kawasaki

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