Quello ammirato a Phillip Island è il miglior Marco Melandri degli ultimi anni. La premessa è doverosa per rendere il giusto merito ad un campione ritrovato dalla classe cristallina. Tuttavia, l’apertura del nuovo corso della Superbike, fortemente caldeggiato da Dorna, è stato contraddistinto più da ombre che da luci. C’è il caso delle gomme, con Pirelli contestata per il cedimento degli pneumatici di alcuni piloti, uno su tutti Jonathan Rea, e con il giallo riguardante la pressione per il gonfiaggio, riscontrata al di sotto del limite di sicurezza fissato dalla stessa casa costruttrice. L’ente organizzatore ha sì annunciato di aver notato queste anomalie e merita un grande applauso per la puntualità del controllo. Tuttavia, lascia perplessi la decisione di non sanzionare in alcun modo i trasgressori, rimandando il tutto al prossimo round. Se ci sono regole precise, perché non farle rispettare pienamente? Ragionevole la strategia di creare il momento del cambio gomme tra il decimo ed il dodicesimo passaggio. Jonathan Rea che sorseggia dalla borraccia in attesa del lavoro dei meccanici sulla moto è già diventato virale.

Capitolo regolamenti: certo, le modifiche hanno manifestato fin da subito alcuni significativi cambiamenti. In primis, l’impero di Kawasaki, imbattuta da due anni in Australia, inizia a vacillare. Peccato che a beneficiarne non sia stato lo spettacolo tanto invocato da Dorna, ma la Ducati. La Rossa ha piazzato tre moto nelle prime quattro in gara 1 e due sul podio nella seconda manche. Senza dimenticare la doppietta griffata Melandri. Merito di un adattamento straordinario ad un regolamento che minacciava di essere poco tenero anche con Borgo Panigale. Insomma, se un dominio è giunto al crepuscolo, una nuova dittatura potrebbe sorgere per prenderne il testimone in un’ipotetica staffetta. Non esattamente la miglior premessa per un nuovo corso che prometteva di rendere la Superbike molto più divertente.

Sempre a proposito di spettacolo: l’anno scorso, Rea vinse entrambe le corse australiane al termine di un lungo braccio di ferro contro Chaz Davies. Stavolta, solamente gara 2 ha mantenuto le premesse con un arrivo al fotofinish ed almeno sei piloti in lizza per vittoria e podio per tre quarti della competizione. Nella prima manche pochi sorpassi ed un finale in solitaria per Melandri. E, se volessimo entrare ulteriormente a gamba tesa sulle teorie “Dorniane”, sarebbe giusto far notare come senza i numeri da saltimbanco di Rea, “Macho” avrebbe replicato l’arrivo in parata del giorno prima. Dunque divertimento assicurato? Non proprio insomma… Inoltre, è da verificare se su circuiti diversi rispetto a Phillip Island Yamaha ed Honda riusciranno a diventare pienamente protagoniste. Altrimenti, dovranno attendere la nuova limitazione imposta a Ducati e Kawasaki quando “sforeranno” il limite di successi e podi consentiti.

Tra gli obiettivi dichiarati da Dorna c’è anche la crescita dei team satellite fino al livello delle formazioni ufficiali. Per ora, l’unico caso che pare assecondare il programma dell’ente organizzatore è Xavi Fores, straordinario protagonista in Australia con una Ducati “clienti”. Per il resto, la distanza resta ancora enorme. Sicuramente non sarà facile colmare il gap anche per via delle prestazioni super performanti dei top team. Basti pensare all’abbassamento del tempo di gara a Phillip Island di ben 12 secondi. Alla faccia di chi affermava che la rivoluzione avrebbe reso le derivate di serie più umane…

Il primo round della nuova era è andato in archivio. Ora resta da capire se qualcosa cambierà prossimamente e quanto le modifiche regolamentari incideranno sull’andamento di questo Mondiale. Si spera di rivedere gare combattute e tirate, possibilmente senza varie stranezze.

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