Settantasei gare. Tre anni. Tanto è durata la leadership di Jonathan Rea. Da quando ha sposato la causa della Kawasaki, il Cannibale ha abituato a dominare in lungo ed in largo la Superbike senza mai concedersi soste o glorie durature agli avversari. In questo fruttuoso triennio sono arrivati 45 successi e svariati podi e pole position. Così, sorprende non poco l’idea di non vederlo vittorioso. Anzi, solitamente, la mancata vittoria del britannico classe 1987 destava persino scalpore. Figuriamoci cosa significhi, dopo tanto tempo, non vederlo trionfare al debutto ed essere già saldamente in testa al Mondiale. Domenica scorsa è accaduto l’impensabile: si è infranta l’aurea di imbattibilità del tre volte iridato. Dopo tre anni, Rea non esce dall’Australia da capoclassifica. Inoltre, per la prima volta da quando è in sella alla “verdona” nipponica, Johnny non è riuscito a raggiungere le prime quattro posizioni. Il quinto posto di gara 1 è il peggior risultato nella sua avventura in Kawasaki e questo rende anche l’idea della brutalità del suo dominio tra il 2015 ed il 2017.

Dunque, l’impero di Rea è giunto al termine? È una domanda che tanti si sono posti dopo averlo visto faticare per tutta la prima manche, complici anche problemi di gomme, ed arrendersi in volata al binomio Ducati-Melandri. Lo sconcerto per una situazione inaspettata, però, non deve annacquare la realtà dei fatti. Basti guardare la classifica: nonostante l’inattesa debacle, il fuoriclasse nordirlandese è a soli 19 lunghezze da Marco Melandri. Un gap non esasperante se si considera che si è corso solamente un Gran Premio e la posta in palio per ogni week end di gare è di 50 punti. Insomma, la rimonta è ampiamente nelle corde di Johnny.

Inoltre, bisogna considerare la diversità dell’attuale campionato rispetto al passato. Tra le limitazioni di giri motore che andranno via via ad accompagnare tutti i protagonisti ed i conseguenti cambiamenti nella costruzione delle moto, i colpi di scena si succederanno continuamente. Non mancheranno week end travagliati anche ad altri attori principali ed in quelle occasioni sarà fondamentale saper gestire pienamente gli imprevisti e le difficoltà nell’adattamento a qualsiasi tipo di situazione. Dunque, anche il quinto posto di gara 1 potrebbe rivelarsi un piazzamento preziosissimo in ottica iridata.

Sarà interessante invece capire se il passaggio da lepre a cacciatore destabilizzerà o meno Rea. In questi tre anni, Johnny ha demolito la concorrenza a suon di vittorie, dominando la prima parte di stagione e gestendo in scioltezza la seconda metà di campionato. Stavolta, il canovaccio è cambiato ed il britannico è costretto ad inseguire un fuggiasco piuttosto esperto come Marco Melandri. Un avversario decisamente diverso rispetto al coraggioso, ma ansioso Davies o al costante, ma talvolta remissivo Sykes. Diverso, non migliore. Certamente, anche “Macho” ha i suoi punti deboli, uno su tutti l’incostanza nel rendimento, ma, con una moto che, in questo momento, sembra più competitiva e cucita su misura su di lui, lo scenario può improvvisamente mutare, facendo emergere, magari, qualche neo di Rea.

Come può rimontare Jonathan? Utilizzando tutto il suo talento e cercando di valorizzare al meglio la nuova Kawasaki. A Phillip Island, la nipponica verde ha faticato ad adattare il proprio cambio lungo con il tracciato australiano, come ammesso anche dallo stesso JR. In generale, comunque, la Ninja sembra molto forte e competitiva in staccata. C’è da lavorare sulla trazione e su un equilibrio ancora non idilliaco. Mai si era visto prima Rea saltellare sulla moto in uscita e tra un cambio di direzione e l’altro. Segno che il mezzo è ancora acerbo, o meglio, è ancora da scoprire pienamente nelle sue potenzialità. Una notizia che inquieta i sonni degli avversari: se nella giornata più complicata il Re è caduto in piedi, cosa succederà quando troverà il giusto assetto? Per scoprire la risposta non resta che attendere.

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