Un salto, una curva, un solco. Ogni punto del circuito può rappresentare un’insidia per il pilota. È questione di equilibri e dettagli. Tim Gajser ha imparato questo concetto a sue spese con dure lezioni nel 2017, replicate ancor più crudelmente dall’infortunio rimediato sulla sabbia mantovana. Un crash terribile che ha privato gli appassionati della MXGP della presenza di uno dei beniamini più amati ai nastri di partenza del Mondiale in Argentina.

Già, la cara ed amata Argentina, con il suo circuito di Neuquen. Una pista che pare fatta su misura dello sloveno classe 1996. Lo stile aggressivo, estremo ed altamente spettacolare dell’alfiere Honda va a nozze con le ampie curve del tracciato. Lo si intuisce dalla facilità con cui Tim pennella le traiettorie. Lo certificano i risultati: nei due anni di top class, Gajser ha sempre conquistato il Gran Premio di Patagonia, grazie a tre centri in quattro manche disputate. Un bottino impressionante. Inoltre, entrambe le vittorie hanno avuto un peso specifico importante. Nel 2016, imponendosi in Argentina, il baby talento targato HRC si tolse definitivamente la maschera da apprendista innocente ed indossò i panni del predestinato, decisamente più consoni ad uno come lui. Quella tappa lo lanciò prepotentemente, dando il la alla grande fuga, poi concretizzatasi con il titolo iridato in MXGP. Nella scorsa stagione, invece, Tim visse probabilmente uno dei migliori week end della stagione, dominando in lungo ed in largo, senza concedere gloria alcuna agli avversari. Doppietta e margine incrementato su tutti i diretti concorrenti. Quel giorno, Gajser toccava il cielo con un dito e ribadiva di non essere diventato a caso campione del mondo. Sfortunatamente per lui, fu un’illusione ed il GP argentino divenne il preludio di un periodo travagliato, fatto di prestazioni opache e, soprattutto, tanti infortuni.

Purtroppo, quel filo rosso determinato dagli acciacchi derivanti dalle cadute non si è interrotto. Anzi, forse, il peggio si è materializzato solamente ora, con il drammatico crash di Mantova, con la tripla frattura della mandibola. Una mazzata nel fisico e nell’animo di un ragazzo giovanissimo. La vera sfida per lo sloveno sarà proprio la gestione di questa fase così delicata della sua carriera. Mai gli era capitato di incappare in ruzzoloni tanto gravi. È inevitabile che un briciolo di paura e timore possa addensarsi nella mente di Tim. Ed è qui che deve emergere la sua forza psicologica. Non può e non deve farsi intimidire dai suoi stessi demoni. Non deve nemmeno abbattersi guardando i suoi colleghi sfilare sul suo circuito talismano, rimuginando sulla sfortuna e su quanto avrebbe potuto fare senza l’ennesimo colpo basso della sorte. Si dice che ciò che non uccide fortifica. Gajser deve sfruttare questo momento per ricaricarsi e capire come uscirne al meglio. Dall’infortunio potrebbe uscire una versione di sé ancora più forte. E, magari, sarebbe bello tra dodici mesi, al prossimo GP argentino, essere qui a commentare le sue gesta, rinvigorito dalla iella e pronto a far felici i suoi tifosi, saltando sulla sua Honda.

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