”Corre in Formula E solo perchè il team è di proprietà di suo padre”. Chissà quante volte Daniel Abt si sarà infuriato davanti a questa frase sentita troppo spesso, e non solo dall’appassionato medio di una Formula E che cresce di anno in anno e quest’oggi ha presentato ufficialmente le vetture della Gen2 nella cornice del Salone dell’auto di Ginevra: sin dall’esordio, l’esperienza motoristica del pilota tedesco, 26 anni, non è stata affatto facile. E non solo per la discontinuità latente di un talento che troppo spesso finisce col perdersi via, pur avendo una macchina di livello.

Pregiudizi e critiche hanno spesso colpito Daniel Abt, che in realtà è uno dei pochi piloti presenti in Formula E dalla primissima stagione: il tedesco, cresciuto nella Formula ADAC Masters (vinta nel 2009) e arrivato 3° nella GP3 2012 prima di tentare la strada-DTM col team di famiglia e lanciarsi in Formula E con la stessa struttura affiliata ad Audi da sempre, ha alternato gare positive ad altre meno positive, ma ha sempre lasciato un’idea di fondo agli addetti ai lavori. Qualsiasi esperto del settore con cui parlerete vi dirà che Daniel Abt è un ”gran manico”, e noi stessi siamo sicuri di questo: quando è in giornata, il tedesco è capace di ottenere grandissimi risultati, anche se sin qui gli è mancata la continuità dei grandi campioni, come dimostrano i numeri di una carriera che sta vivendo la quarta stagione nel campionato elettrico.

In 4 anni Daniel Abt ha conquistato 5 podi nella Formula E, abbastanza diluiti nel tempo: solo nel 2016-17, dove tra l’altro ha sfiorato il suo miglior risultato (che è un 7° posto con 68 punti e un gran finale di stagione nel 2015-16), il bavarese non è andato a podio, e il 2017-18 sembra poter essere l’anno della sua consacrazione. Nonostante un’Audi piena di problemi, che prima della gara di Città del Messico vedeva Lucas Di Grassi come unico pilota a zero punti, Daniel Abt ha infatti vinto due gare nella Formula E 2017-18: non c’è nessun errore nella nostra frase, perchè formalmente il tedesco ha esultato sul traguardo in due occasioni, nella gara-2 di Hong Kong e a Città del Messico. Le statistiche però riportano il suo nome tra i vincitori una volta sola per una vicenda a metà tra il dramma e la risata: Audi sbagliò il numero di telaio nella distinta, e da regolamento l’auto che arriva al traguardo dev’essere la stessa dichiarata nella distinta consegnata a inizio weekend. Da qui la squalifica che ha privato il tedesco di una vittoria ottenuta il giorno del suo compleanno, e ottenuta col metodo-Abt: buonissima partenza, qualche sorpasso e poi si sfrutta il cambio-auto per allungare ed entrare in quella comfort-zone derivante dal fatto di avere 3” di vantaggio.

Un copione ripetuto anche nella prima vittoria ”reale” di Daniel Abt, che ha disputato una grande gara a Città del Messico, gestendo al meglio la gara e calcando sul pedale quando serviva: un successo che l’ha portato a 37 punti (contro i 2 di Lucas Di Grassi, finalmente nei 10) e ha certificato la prima rinascita di Audi, e senza quella squalifica il 26enne sarebbe pienamente in corsa per il titolo. Alla faccia di chi lo definiva un raccomandato, e ora lo vede lottare costantemente per la top-5 (eccezion fatta per il ko tecnico di Santiago de Chile) con l’Audi ufficiale, che ha rilevato il team Abt e si è affiancata alla squadra targata Abt sr+Schaeffler per tentare un difficile assalto al titolo: chissà che non sia proprio Daniel Abt il miglior pilota di Audi nella Formula E 2017-18, magari migliorando di netto quei 68 punti che rappresentano il record personale del tedesco.

Le premesse ci sono tutte, il talento da coltivare e rendere meno discontinuo… anche.

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