Tutto finito. Secondo posto, figlio di una gara in rimonta, col gas aperto dall’inizio alla fine. Un buon risultato, non c’è che dire. Punti importanti in vista delle prossime gare. Probabilmente, questa sarebbe stata l’analisi del GP d’Argentina della maggior parte dei piloti. Tuttavia, Jeffrey Herlings non è un rider qualsiasi ed ha deciso di riscrivere un finale alternativo al week end sudamericano. Fino ad una tornata dalla conclusione, era stato il fine settimana di Antonio Cairoli, nuovamente sugli scudi e capace di infrangere anche il tabù del percorso su cui non aveva mai vinto. Gara 2 sembrava ormai destinata a sigillare la superiorità del siciliano fino all’ultimo giro, quello del miracolo. L’olandese dalla KTM numero 84 è riuscito a rimontare l’avversario e ad attaccarlo con una ferocia mostruosa. Con traiettorie ai limiti dell’impossibile e la manopola destra completamente aperta, Jeffrey il terribile ha travolto la resistenza del compagno di marca, facendolo quasi rimpicciolire al suo cospetto, prima di involarsi verso il successo. Una rimonta impensabile visto che a 6 minuti dalla conclusione aveva un gap di oltre 9 secondi.

In gara 2, Herlings ha mostrato tutto il suo potenziale. Ha una guida spettacolare, è duro e determinato nei sorpassi, al punto da attaccare anche in punti impensabili. Non ha alcun timore reverenziale. Ed è dotato di una fame di vittorie incredibile, capace di portarlo a realizzare numeri come quello visto nella seconda manche argentina. Vederlo guidare la sua moto, tra i continui traversi e l’irrazionalità della sua conduzione, piuttosto riluttante all’idea di togliere il gas dall’acceleratore,  è uno spettacolo vero per tutti gli appassionati ed una sinistra minaccia per gli avversari, specialmente per chi sogna di fregiarsi dell’iride. Inutile aggiungere come il successo recente sia ulteriore carburante per l’autostima di questo talento classe 1994. Un punto importante nel duello a distanza con il compagno rivale.

Tuttavia, il GP di Argentina offre anche qualche spunto di riflessione su cui meditare. Jeffrey non è sempre lucido nella messa a punto e talvolta incappa in qualche errore di valutazione. Ancora gli manca la maniacalità dei dettagli propria di Tony Cairoli. Questa voglia di perfezione è la vera arma in più del siciliano. Un quid già nelle corde di Herlings, indubbiamente, ma non ancora curato a dovere, forse per colpa dello straordinario talento. Ne sono la conferma la qualifica e la partenza non eccellenti, costategli la prima manche e, per poco, anche la rivincita. Ecco, è qui che l’olandese deve necessariamente crescere per giocarsi fino in fondo le proprie chance di vittoria finale. E paradossalmente il suo miglior maestro è anche il peggior nemico in pista…

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