Scampato pericolo. Jean-Eric Vergne può tirare un sospiro di sollievo ripensando al week end messicano. Ad un certo punto, la sua leadership sembrava perduta, naufragata tra una vettura non perfettamente settata per le caratteristiche del circuito e la velocità irresistibile di Felix Rosenqvist. Il pilota Mahindra aveva stabilito la pole position, erodendo parte del distacco in classifica generale dal francese. E poi, in gara, il ribaltone pareva fatto. Non è andata così. Sicuramente, parte del merito va ricondotto alla Dea bendata che ha fatto ammutolire la monoposto dello svedese, lanciato verso il successo. Tuttavia, sarebbe riduttivo non considerare l’altra parte della medaglia del fine settimana: l’ex pupillo Ferrari non ha mai perso la bussola. Né quando ha intravisto la sagoma del rivale sparire in lontananza, né quando la sua macchina ha accusato un problema all’impianto delle comunicazioni che ha lasciato isolato Vergne, completamente all’oscuro della sua posizione e, soprattutto, del reale consumo della sua monoposto. <<Mi sono limitato a seguire chi mi precedeva, imitando il suo stile di guida>>, ha ammesso candidamente dopo la gara.

Se da una giornata così complicata si esce fuori con un quinto posto ed un rafforzamento della leadership, allora vuol dire che si tratta di una prova di carattere decisamente rilevante. E JEV ha ribadito una volta di più di essere un pilota straordinario, capace di trovare sempre una soluzione per ottimizzare i risultati a disposizione. C’è tanto “manico”, tanto talento nei suoi successi. Il piede destro non è mai alzato. Tuttavia, gara dopo gara, Vergne sta dimostrando di possedere anche una notevole maturità ed una testa ben piazzata sulle spalle. In parte, questo atteggiamento deriva dal suo carattere allegro e scherzoso, sempre propenso al sorriso; in parte, l’esperienza di tanti anni di Formula E ed enduro sta dando i suoi frutti. Una componente di fattori personali e tecnici sta facendo emergere i meriti di questo ragazzo fin troppo sottovalutato. Impossibile dire se è il grande favorito per il titolo 2017/18: troppe le gare davanti e pochi i punti che lo separano da Rosenqvist, sempre secondo a dodici lunghezze. Sicuramente, però, il suo talento sta iniziando ad essere valorizzato e premiato. Certo, se poi dovesse anche materializzarsi quell’iride, conoscendo la sua vena “matta”, ci sarebbe da divertirsi…

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