Si può entrare nella storia anche senza un titolo mondiale? Certo che sì. Si può riscrivere la storia senza fregiarsi dell’iride? Assolutamente sì. È il caso di Ralf Waldmann. Tedesco classe 1966, è entrato nel cuore dei tanti appassionati del Motomondiale per la sua guida pulita e decisa e per una peculiarità. È stato lui, più di molti altri, ad essere il Raymond Poulidor del motociclismo, l’eterno piazzato, incapace, nonostante il grande talento, di assicurarsi un titolo iridato. Non gli sono bastate 20 vittorie per infrangere una vera e propria maledizione.

Non che gli difettasse il talento e la bravura. Basti pensare all’ultimo acuto della sua carriera, a Donington, nel 2000, sotto la pioggia, beffando Olivier Jacque, poi iridato al termine di quella stagione. Una gara giudiziosa, coronata da una splendida rimonta e da un sorpasso magistrale ai danni dell’incredulo francese. Ralf era questo: imprevedibilità, classe ed eccentricità. Vinceva corse impossibili ed inventava manovre inattese. Sapeva sorprendere in pista e fuori, con le sue dichiarazioni e le sue gag, più o meno cercate. Waldmann era, talvolta, croce e delizia. Maledetta la discontinuità del tedesco che spesso ha tarpato le ali ai suoi sogni di gloria. In cuor suo, il pilota di Honda ed Aprilia avrà imprecato anche contro l’Italia che ne ha stoppato la rincorsa con due funamboli. Nel 1992, in 125, toccò ad Alessandro Gramigni, seguito a ruota da Fausto Gresini, beffare in volata Ralf, nonostante le tre vittorie in quattro gare del ragazzo di Hagen nella prima parte di stagione. E poi ci fu Max Biaggi, il dominatore della 250. Ma se il romano non vinse mai con eccessiva facilità fu anche per merito di Waldmann. Il tedesco comprese in fretta che l’avversario era un marziano, ma non si arrese e lottò sempre. Come Gimondi contro Merckx, come Frazier contro Alì, allo stesso modo Ralf non sfigurò mai al cospetto di Max, il cannibale della categoria di mezzo. Il grande rimpianto è datato 1996, con la rimonta nel finale di campionato a spaventare anche un fuoriclasse come il Corsaro Nero. Una risalita fino a trovarsi ad un solo punto di ritardo ad una sola gara alla conclusione. La speranza di una rivincita meritata si infranse contro il colpo di reni di Biaggi, tornato velocissimo proprio nel momento decisivo. Un dolore sportivo enorme per un altro secondo posto finale, carico di amarezza, così come accaduto nella stagione successiva, con il titolo sfumato per due punti all’ultima gara, nonostante il successo. Un dispiacere che non gli ha mai impedito di continuare a sorridere anche dopo l’assaggio di top class nel 1998 ed il ritiro definitivo quattro anni dopo. Scherzava e si divertiva mentre svolgeva il suo lavoro da commentatore, mantenendo comunque una notevole professionalità.

Oggi è arrivata l’ufficialità della sua morte dopo che ieri si erano perse le sue tracce. Ralf Waldmann se n’è andato in silenzio, quasi senza voler disturbare gli altri. Ora, però, il vuoto creato dalla sua scomparsa fa male a tutti gli appassionati, consapevoli di aver perso un idolo, un punto di riferimento, un campione senza scettro, ma dal sorriso pronto.

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