Prove libere superlative, quasi sempre in testa. Poi, la caduta. Dolorosa e drammatica per le sue conseguenze. Il week end australiano di Lorenzo Savadori si è conclusa così, con la frattura della clavicola rimediata nel corso della Superpole. E rimane tutt’ora l’amaro in bocca per un fine settimana sfumato sul più bello, senza permettere al cesenate classe 1993 di esprimere effettivamente il suo potenziale. Indubbiamente un duro colpo al morale, ma il “Sava” non si abbatte e guarda avanti, con ottimismo. Sarà perché l’Aprilia sembra essere cresciuta. Sarà perché fa parte del suo carattere solare e determinato, vero punto di forza se abbinato con un talento indubbio. Così, nonostante la disavventura che gli ha impedito di gareggiare, Lorenzo ha raccontato in esclusiva a Bandiera a scacchi quali sono le sue condizioni fisiche e come vede il proseguo di questa stagione.

Ciao Lorenzo, prima di tutto come stai? Aggiornaci sulle tue condizioni di salute.

<<Sto bene, sono in pieno recupero. Va meglio rispetto alla scorsa settimana. Ovviamente dispiace per quello che è successo, anche perché non eravamo messi male. Volendo ben vedere, stavo abbassando il tempo della pole ed il passo gara non era affatto male>>.

Effettivamente il tuo incidente ci ha impedito di vederti all’opera in un week end in cui eri apparso particolarmente competitivo.

<<Assolutamente, eravamo competitivi. Poi, per capire quanto lo fossimo effettivamente, avremmo dovuto vederlo in gara. In generale, eravamo messi abbastanza bene. Addirittura nelle FP4 avevamo provato con un long run per verificare il passo ed i tempi erano stati buoni. È un peccato vedere come si è concluso il week end>>.

Hai avuto modo di guardare le due gare australiane?

<<Dunque, ho visto tutta gara 1 dopo l’uscita dal centro medico per il primo controllo dopo la caduta. Non ho avuto modo di vedere subito gara 2 perché in quel momento ero sotto i ferri. Mi sono sembrate corse emozionanti. Peccato non averci preso parte>>.

Mi lancio in un gioco piuttosto complicato, tra i se ed i ma: guardando l’andamento delle gare e ripensando al tuo ritmo, in quale posizione ti saresti visto? Saresti stato in grado di giocarti il podio?

<<È una domanda a cui è difficile rispondere… Con i se ed i ma è veramente complicato dirlo. Forse, potevamo giocarci una top 5, almeno stando ai dati alla mano. Però fare una classifica così, sulla carta, non è facile. Ripeto: avremmo dovuto verificare molti aspetti in gara>>.

Aprilia sembra essere sulla strada buona. Su cosa avete lavorato nel corso dell’inverno?

 <<Non c’è stata una cosa stravolta nello specifico. Ci siamo soffermati su diversi dettagli, anche perché sono loro a fare la differenza. Si tratta di tanti piccoli particolari messi insieme che aiutano a trovare un feeling maggiore>>.

Diciamo che è il tipo di lavoro che già avevi preannunciato l’anno scorso, quando spiegavi cosa fare per migliorare la moto.

<<Esattamente, sono i decimi che fanno la differenza durante la gara. Può sembrare un lavoro di poco conto, ma è fondamentale per crescere ulteriormente>>.

Dividi il box con un Eugene Laverty. Com’è il rapporto tra di voi? Come lavorate insieme?

<<Eugene ha un sacco di esperienza, conosce la moto. Ha molta più esperienza di me e cerco di imparare il più possibile da lui. Ci parliamo e ci confrontiamo, anche se abbiamo stili di guida differenti. Chiaramente, poi, ognuno segue il proprio lavoro. Alla base c’è comunque un confronto. Poi ognuno prosegue con un proprio metodo>>.

In Ducati, la squadra SBK si è confrontata con quella MotoGP per perfezionare il set up. Questo non è accaduto anche in Aprilia?

<<Non lo so onestamente, ma sicuramente c’è stato un dialogo. È difficile dare una risposta certa>>.

Si è parlato tanto del nuovo regolamento Superbike. Ora che hai avuto modo di toccare con mano le moto 2018, quale idea ti sei fatto?

<<Bisogna aspettare un attimo prima di dare una valutazione. Phillip Island storicamente è una pista particolare. Anche le gare sono state abbastanza strane. Sarà lo stesso anche nel prossimo round, in  Thailandia. Tra caldo e quant’altro, i valori in campo possono cambiare. Valutiamo tutto dopo Aragon. Per ora sembra si sia verificato un livellamento, ma è presto per capire se e quanto si tratti di un’impressione corretta>>.

Hai raccontato di esserti allenato spesso con Andrea Dovizioso. Vi siete sentiti ultimamente? Ti ha dato qualche consiglio?

<<Ora no perché era in Qatar per i test prestagionali. Ci siamo visti prima del week end australiano, ma per poco tempo>>.

Cosa ti aspetti da questa stagione SBK? Hai qualche obiettivo a cui tieni particolarmente?

<<Certo, i traguardi importanti non mancano mai. Gli obiettivi sono andare forte, entrare nelle posizioni che contano, raggiungere qualche podio e, magari, vincere una gara. Dobbiamo lavorare per arrivare su quei livelli. Chiaramente, se facciamo un passo alla volta, possiamo ottenere grandi risultati>>.

Indubbiamente, l’ottimismo non ti manca, dato che la base Aprilia sembra veramente valida.

<<Sì, assolutamente. Siamo messi bene. Sono positivo. Mi trovo bene con la squadra, stiamo lavorando nella giusta direzione. Ho anche cambiato capotecnico ed è nato subito un ottimo feeling>>.

Con il nuovo capotecnico, hai cambiato il metodo di lavoro?

<<Ho fatto alcune modifiche, che stanno funzionando. L’importante è che ci sia stato subito una buona intesa>>.

Il sogno MotoGP è sempre lì nel cassetto?

<<È l’obiettivo. Penso sia normale averlo come traguardo, anche se sono concentrato sulla Superbike al 100%>>.

Ovviamente, un bel piazzamento in Superbike potrebbe essere un segnale importante anche per la MotoGP, no?

<<Chiaramente bisogna fare bene. Ripeto, sono concentrato sul mio campionato. Poi si vedrà>>.

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