Se n’è andato in silenzio, il silenzio dei grandi, coloro che hanno rivoluzionato una disciplina/un settore senza farsi notare, e lasciano quasi nello stesso modo: Ivano Beggio, storico presidente di Aprilia e deus ex machina dell’esplosione della casa di Noale, si è spento nella notte a 73 anni, cedendo dopo tanti anni a una malattia che l’aveva consumato e costretto ad allontanarsi definitivamente dal mondo delle corse e dalla sua creazione, venduta al gruppo Piaggio nel 2004 (mantenendo la presidenza onoraria fino al 2006).

Ivano Beggio non è mai stato un soggetto ordinario, e Aprilia gli deve gran parte delle sue fortune nel mondo delle corse, e tutta la sua fortuna imprenditoriale: quando entrò nell’azienda, che aveva vissuto da giovane ambizioso al fianco del padre, la casa di Noale produceva solo biciclette e aveva un fatturato molto basso. Fu Beggio a introdurre la produzione e vendita di scooter e motociclette, effettuando uno di quei salti nel buio che ti fanno entrare nella storia: i primi successi sportivi sono arrivati col campionato italiano cross (125cc e 250cc, nel 1975), quelli imprenditoriali sono stati costruiti pian piano e devono le loro fortune a due intuizioni geniali dello stesso Ivano. Fu lui a spingere per il lancio dello scooter Scarabeo nel 1993, lui a optare per le moto dalla grande cilindrata e ideare quella RSV che ha vinto il Mondiale Superbike con una delle sue tante evoluzioni.

E i successi imprenditoriali non finiscono qui, perchè, come si legge nella motivazione allegata al conferimento dell’onoreficenza di Cavaliere del Lavoro (1998): ”Ivano Beggio ha portato l’Aprilia a elevatissimi livelli di innovazione tecnologico-produttiva. L’azienda è passata da un fatturato di 7 miliardi di lire del 1982 agli oltre 970 del 1997. Dai 50mila motoveicoli prodotti nel 1991 al 290mila del 1997 dei quali il 45% destinati all’export. Le moto con il marchio Aprilia si sono aggiudicate 9 campionati del mondo, con più di 70 vittorie nei gran Premi, confrontandosi con i colossi dell’industria motoristica giapponese”. Negli ultimi anni della presidenza di Beggio, Aprilia era arrivata a superare i 1200 dipendenti nella storica sede di Noale, e aveva acquistato i marchi Guzzi e Moto Laverda: poi è arrivata la cessione al gruppo Piaggio nel 2004, e sono arrivati i due anni di presidenza onoraria, ma la storia di Aprilia è legata a doppio filo a nome dell’imprenditore veneto e tutti lo sanno.

Ciò che invece non si sa è che Beggio (che è stato molto attivo, in silenzio, anche nel sociale: ha fondato due associazioni benefiche e aiutato molti dipendenti/soggetti in difficoltà) ha sempre avuto un grande intuito anche nella gestione delle corse: fu lui a decidere di puntare sul giovanissimo Valentino Rossi e a lanciare Max Biaggi direttamente in 250cc (a 20 anni!), lui a dare chance nel mondo delle corse a piloti come Gramigni, Locatelli, Melandri, Poggiali e tanti altri talenti italiani. Piloti che hanno fatto a loro modo la storia delle corse e di Aprilia, che sotto la sua guida ha vinto 294GP e 56 titoli mondiali nelle varie classi in cui è stata impegnata, con un solo cruccio: non essere riusciti a diventare competitivi in MotoGP/500cc nei vari tentativi compiuti durante la sua gestione. L’unica sbiaditissima ombra nella lunga carriera di un grande imprenditore e uomo di sport, che si è spento stanotte a 73 anni, lasciando la moglie e il figlio.

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