<<Yamaha in difficoltà? Non so, forse si stanno nascondendo>>. Forse ha ragione Max Biaggi quando commenta così ai microfoni del Corriere della Sera la situazione della sua ex squadra. Forse la tanto ostentata crisi della casa dei tre diapason è meno lampante di quanto possa apparire. Magari, al di là delle lamentele emerse qua e là nei box degli uomini di Movistar e Tech 3, qualcosa di buono c’è. Chissà se dietro quell’ultimo giorno di test qatarioti, terminato con le Yamaha di Valentino Rossi e Johann Zarco nei primi posti, c’è una spiegazione logica, una luce in fondo al tunnel imboccato improvvisamente a metà della scorsa stagione.

Certamente, ora, siamo giunti al momento della verità. Il primo Gran Premio della stagione diventerà un banco di prova molto interessante e difficilmente si potranno mascherare i limiti della moto. Inutile negare che c’è molta curiosità. In primis per comprendere se le criticità evidenziate dal Dottore e dagli altri piloti siano reali o meno. Nei recenti test erano emerse preoccupanti criticità nell’ingresso curva, a causa di pattinamenti dell’avantreno, insieme ad una elettronica acerba. E poi, in secondo luogo, c’è anche il confronto con l’anno scorso, quando la casa dei tre diapason piazzò Maverick Vinales in prima posizione e Rossi in terza piazza. Fallire su una pista storicamente amica, date le otto vittorie in quattordici gare disputate sul tracciato arabo, sarebbe un fallimento clamoroso ed un campanello d’allarme assai rumoroso.

Per di più, la Yamaha si trova ad affrontare anche alcune problematiche interne. La leadership nello sviluppo assegnata a Valentino dopo i test di Montmelò 2017 è rimasto un boccone indigesto per “Top Gun”. Il funambolo spagnolo classe 1995 non ha mai nascosto il proprio disappunto per la scelta del costruttore di assecondare le richieste del compagno di team anziché perseverare sulla strada da lui tracciata. Dalla sua, Vinales aveva i tre centri nelle prime cinque gare. A sostegno di Rossi, invece, le due giornate disastrose di Jerez de la Frontera e Barcellona. Le motivazioni del Dottore sono state sufficienti per convincere Iwata a cambiare registro, ma, al contempo, il cambio di rotta ha comportato la perdita della bussola nello sviluppo. Una responsabilità implicitamente sottolineata da Maverick nel corso delle interviste successive, anche se va evidenziata la scarsa personalità del ragazzo iberico al momento delle decisioni.

In questo avvio di 2018 la musica non è cambiata, stando alle parole di Massimo Meregalli: Valentino nuovamente al centro del progetto, forte di un blasone non offuscato dalle sfortune della scorsa annata, ed a “Top Gun” l’investitura ideale per le stagioni seguenti con il prolungamento del contratto. Già, ma in quale veste? Vinales non ha intenzione di trasformarsi in una controfigura o in un gregario ed avrà voglia di mettersi alle spalle il numero 46, dimostrando di meritarsi i galloni di prima guida. Rossi lo ha capito e sa che, ancora prima di Marquez e Dovizioso, dovrà vedersela con il proprio giovane arrembante compagno.

E non bisogna scordare la mina vagante Zarco. Se dovesse rivelarsi nuovamente più incisivo degli ufficiali, come si comporterebbe Yamaha nei confronti del transalpino classe 1990? Non rinnovargli il contratto, magari inserendolo a tutti gli effetti nel team Movistar, lasciandolo andare a KTM al seguito di Hervé Poncharal sarebbe un autogol colossale, specialmente pensando alla rapidità di adattamento mostrata dal ragazzo francese ed al momento non esaltante dei due piloti di punta. Ed inevitabilmente ad Iwata ci stanno pensando bene.

La prima gara non racconta mai piene verità, ma può offrire qualche spunto di riflessione. Ed allora non ci resta che attendere per capire se le polveri in casa Yamaha saranno pronte a far esplodere le prime scaramucce, se ci sarà la resurrezione sportiva o se sarà un avvio sottotono. E basterà l’immenso manico di Rossi a conservare il trono del pesarese?

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