Misurato, ma deciso. In una conversazione, Marco Melandri non alza mai il tono della voce, mostra una certa pacatezza nei modi di fare. Tuttavia, le parole lasciano trasparire una grande consapevolezza dei propri mezzi, la forza di chi sa di valere molto e di avere l’occasione per togliersi altre soddisfazioni in una stagione partita nel miglior modo possibile. Ai nostri microfoni, il leader del Mondiale Superbike analizza con lucidità la doppietta di Phillip Island che lo ha proiettato in testa alla classifica generale e valuta i punti di forza della sua Ducati. Senza scordare l’appuntamento thailandese in programma dal 23 al 25 marzo. La marcia iridata di “Macho” proseguirà anche sul circuito di Buriram o subirà il ritorno della Kawasaki? Difficile da prevedere. Il ravennate classe 1982, comunque, pare avere le idee ben chiare…

Ciao Marco, innanzitutto complimenti per la doppia vittoria di Phillip Island. Ti saresti mai aspettato un week end simile?

<<Mi sentivo veramente pronto per Phillip Island ed ero sicuro che saremmo andati a lottare per la vittoria, da protagonisti. Però è normale che un fine settimana quasi perfetto con la prima fila e due vittorie fosse difficile da preventivare. Ci ho sempre creduto una volta in pista>>.

Ha suscitato stupore l’immagine in cui tu spremi la Ducati sul rettilineo, nonostante le turbolenze che ti facevano muovere continuamente. Dall’interno come vivevi quei momenti?

<<Eh purtroppo i movimenti che abbiamo in rettilineo sono una difficoltà su cui stiamo lavorando veramente sodo dallo scorso anno. Credo dipenda molto dal mio peso e dalla mia misura per cui fatico a portare carichi abbastanza regolari su entrambe le ruote. Quando c’è vento trasversale soffro molto. In Ducati si sta lavorando e sono sicuro che risolveremo questo problema>>.

In entrambe le gare hai vinto azzeccando la strategia. Avevi un piano di base prima della partenza oppure la tattica ti si è delineata curva dopo curva?

<<In gara 1, una volta partiti, dopo qualche giro, il gruppo si è abbastanza allungato ed ho cercato di fare strategia. Invece, la seconda manche è stata un rebus fino alla fine. Spezzandola in due tronconi, tanti piloti erano veloci e molti si buttavano a tutta perché sapevano di avere un’occasione che non avrebbero avuto in una gara normale. È stato molto difficile fare un minimo di strategia>>.

A gennaio lamentavi un set up della Ducati ancora non perfetto e con qualche problema da risolvere. Ora sei a punteggio pieno. Cosa è cambiato nel giro di un mese?

<<Sicuramente abbiamo preso coscienza delle difficoltà che avevamo con il nuovo regolamento, trovando un modo per reagire. Poi credo che in base ad ogni pista avremo reazioni diverse dalla moto. Su un circuito come Phillip Island non abbiamo sofferto molto il cambio di regolamento, ma credo che su altri tracciati faremo più fatica. Quindi dovremo vivere gara per gara ed essere sempre determinati>>.

Phillip Island è una pista magica per te, tra il titolo mondiale 250 nel 2002 e la memorabile vittoria del 2006. Come spieghi questo rapporto così speciale con il circuito australiano?

<<Non saprei. Di fatto è una pista che mi piace molto. Credo che la caratteristiche di scorrevolezza ed i cambi di ritmo si addicano al mio modo di guidare. Non so come mai, ma mi è sempre piaciuto questo circuito>>.

Torni in testa al Mondiale dopo sei anni, l’ultima volta risaliva al Nurburgring 2012. Te lo saresti aspettato un anno fa, al rientro in SBK?

<<Tornare in testa al Mondiale era qualcosa che non mi sarei mai aspettato, dico la verità. Però è una sensazione che mi piace e che non dimentico. Adesso bisogna restare concentrati perché il campionato è solo all’inizio. Sono davanti a tutti in classifica e so che tutti i rivali sono lì, puntati contro di me, ma sono stimoli per fare ancora meglio>>.

Curiosamente, tu ed Andrea Dovizioso potreste realizzare un’impresa clamorosa per la Ducati: vincere i mondiali MotoGP e SBK con piloti italiani. Hai avuto occasione di parlare con il Dovi durante l’inverno?

<<Credo che sarebbe un sogno avere due piloti italiani che possono giocarsi il titolo della rispettiva categoria con una moto italiana. Quello che posso fare io è gestire il mio campionato e fare del mio meglio. Poi chissà cosa succederà in MotoGP. Inizierei pensando con la Superbike…>>.

Si avvicina il week end thailandese. Quali sensazioni hai? Ti spaventa questa pista che finora ha sempre esaltato Jonathan Rea?

<<La Thailandia è una pista che mi è piaciuta molto l’anno scorso. La difficoltà è il grande caldo che spero non si presenti quest’anno in maniera così rabbiosa. È sicuramente una pista in cui ha sempre dominato Rea, ma in passato in pista, per fortuna, non conta più. Quindi andremo là, con la mente libera, cercando di fare il massimo>>.

Un sentito ringraziamento al team Ducati Aruba.it Racing che ha reso possibile questa intervista.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *