“Tanti auguri, papà!”. Sì, la festa del papà ha un fascino speciale anche nel mondo dei motori, dove il legame tra genitore e figlio è estremamente complesso e suggestivo. Ci sono figure diverse, rapporti differenti, dinamiche dalle svariate sfaccettature. Semplificando molto, c’è chi ha ereditato la professione e chi ha imparato a correre sotto lo sguardo protettivo e discreto del padre.

Gli appartenenti alla prima categoria sono molti, anche se non tutti hanno seguito le orme del genitore. Un esempio? Recentemente, Jack Doohan, figlio di Mick, cinque volte iridato in 500, ha preferito dedicarsi alla Formula 4, distaccandosi dal solco paterno delle due ruote. Una scelta condivisa, pur invertendo gli sport, anche da Damon Hill, intenzionato ad uscire dall’ombra ingombrante di papà Graham, leggenda della F1. Una decisione che poi non ha trovato un seguito, dato che Hill junior ha scelto di gareggiare e vincere nella massima competizione delle quattro ruote su pista, emulando così il padre. Nessun’altra famiglia può vantare due membri iridati, eccezion fatta per i Rosberg. Keke, campione di F1 nel 1982, è stato una presenza silenziosa ed incoraggiante per la crescita del figlio Nico, iridato nel 2016. Non è un caso se il tedesco ha dedicato prontamente il successo a papà, ricordando i sacrifici fatti per lui. Un esempio bello e piacevole anche per altre famiglie. Forse, anche per i Verstappen, con Jos attento e, talvolta, fin troppo scrupoloso nei confronti del figlio Max, al quale non fa mai mancare comunque il proprio supporto. Iridati, ma in discipline diverse sono i Piquet: Nelson ha riscritto la storia della F1, mentre Nelsinho, dopo la brutta parentesi in Renault, si è tolto la soddisfazione di diventare il primo campione della Formula E. Come a sottolineare la genetica di un talento vincente. Categorie diverse anche per i due Sainz: Carlos senior è stato leggenda dei rally e fresco vincitore della Dakar, a differenza di Carlos junior, pilota nella top class delle quattro ruote.

Tra coloro che non hanno mai avuto dubbi sul seguire le orme paterne c’è sicuramente Valentino Rossi, che addirittura ha ripreso il numero di gara di papà Graziano. E tutt’ora il genitore segue con passione e divertimento le gesta del primogenito, senza risultare assillante o pressante. Anche la crescita di Tim Gajser è stata segnata dall’emulazione delle gesta del padre Bogomir, discreto pilota prima e primo coach del ragazzo campione del mondo nella MXGP nel 2016. Seguire il solco tracciato da un famigliare non è sempre facile. Basta osservare Mick Schumacher e Oli Bayliss, comunque per nulla impauriti dai paragoni con due leggende motoristiche come Michael e Troy. Essere piloti e figli d’arte è difficilissimo, figuriamoci poi se il genitore è un mito delle due o delle quattro ruote. Per eventuali consigli chiedere a chi si è trovato a misurarsi con un’intera stirpe di top driver, come nel caso degli Andretti. Occorre una tempra notevole per farsi scivolare di dosso i continui accostamenti. Serve carattere, roba che Jacques Villeneuve aveva in quantità industriale, in parte per non farsi schiacciare dal peso di essere l’erede del grande Gilles, in parte per non soffrire troppo la nostalgia per un papà scomparso troppo presto. Oppure serve un talento indiscutibile, come nel caso di Stefan Everts: 10 titoli mondiali nel motocross sono bastati a cancellare l’ombra di papà Harry (4 titoli Mondiali motocross tra 125 e 250cc), che ha fatto da allenatore/chioccia al figlio e ora si dedica al lancio di altri futuri big (chiedere a Herlings e Jonass).

C’è anche una categoria di genitori non ex piloti, primi tifosi delle imprese dei figli. È il caso di Julià Marquez, papà di Marc ed Alex. Presenza discreta, mai oltre le righe, è un sostegno e consigliere prezioso per i figli, pur senza mai interferire apertamente con il loro lavoro. È lì, in un angolo del box, disponibile a farsi trovare pronto quando serve uno sguardo di conforto. Qualcosa di simile al ruolo nel paddock di Paolo Simoncelli, papà di Marco. Con i due romagnoli il divertimento ed il sorriso era garantito, nonostante la diversità dei loro caratteri. Introverso e silenzioso Paolo, estroverso e loquace Marco. Ecco, in una giornata festosa per i genitori, il pensiero va anche a chi oggi sentirà la mancanza di un augurio o di un messaggio speciale.

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