Staccate, ruote fumanti, intraversate. No, non stiamo parlando della Formula 1 degli anni d’oro, tanto cara agli appassionati. Tuttavia, la lotta per la vittoria a Punta del Este in Formula E tra Jean-Eric Vergne e Lucas Di Grassi ha infiammato gli animi dei tifosi. Trentasette lunghi giri di duello, tra ruotate, attacchi al limite e entrate garibaldine. Una sfida estenuante con il francese ed il brasiliano determinati a conquistare un significativo primato. Esattamente il pane di cui si nutre lo show. Lo spot migliore per questa categoria giovane ed in rampa di lancio.

Alla fine ha prevalso il transalpino della Techeetah, con una difesa sontuosa nel finale sull’assalto disperato del rivale. Ed il successo ha un peso notevole. Risalta in termini di classifica perché JEV, da buon capoclassifica, incrementa il suo bottino, aumenta il margine di vantaggio sugli avversari e fa assumere alla sua marcia la credibilità di una vera e propria fuga. Foraggia il morale e l’autostima del francese perché ci sono vittorie e vittorie. E Vergne ha dimostrato di saper vincere sia dominando che soffrendo, aggredendo la pista o difendendosi in un corpo a corpo. Per questo, il duello di Punta del Este è una perla che splende doppiamente. È un messaggio emblematico ancora più forte rispetto al miracoloso quinto posto di due settimane fa in Messico, nonostante la guida alla cieca per via di un problema all’impianto delle comunicazioni. Poteva sembrare un episodio, forse fortuito. Stavolta no, non c’è alcuna casualità. C’è solamente il valore di un pilota troppo spesso sminuito ed ora, finalmente, esploso in maniera lampante.

C’è chi intravvede nell’esito del duello sulla pista uruguagia una sorta di ideale passaggio di consegne tra il campione del mondo in carica ed colui che desidera occuparne il trono. Difficile pensare che sia già avvenuta la successione. In fondo la classifica ha sì registrato l’allungo di JEV, ma senza il colpo del definitivo KO. E poi la sfida del circuito sudamericano ha ribadito un altro importante concetto: il Re non vuole abdicare senza combattere. Lucas Di Grassi sa di non avere molte possibilità di riconfermarsi campione, ma non per questo motivo si è rassegnato ad una seconda parte di campionato da comprimario. Se deve deporre lo scettro, lo farà solo lottando da leone. Vergne lo sa e rispetta il suo grande rivale, consapevole di non poter sottovalutare né lui né gli altri diretti concorrenti per il titolo. In fondo, si sa, basta un attimo per ribaltare l’inerzia. Figuriamoci in un campionato dove il blackout non è solamente un modo di dire…

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