Veloce, magico, mistico. Ayrton Senna era questo e molto altro. Emanava un fascino magnetico: o si era attratto dalla sua personalità complessa ed articolata o si rimbalzava indietro, poco avvezzi a seguire le idee di questo brasiliano, amante più della velocità che del pallone. Inusuale se sei cresciuto nella terra verdeoro. Ma, del resto, era stato fin da subito evidente che il ragazzo nato il 21 marzo 1960 a San Paolo avesse qualcosa di speciale. Guidava in maniera superba, emozionava come pochi. Sì, ma quello lo sapevano fare anche altri. Conquistava il suo sguardo intenso, divideva con le sue dichiarazioni, trascinava con il suo carisma.

<<Non esiste curva dove non si possa sorpassare>>. Non esisteva l’impossibile per Ayrton. Anzi, il brasiliano si divertiva a sfidare ripetutamente le regole della fisica e della logica. Provava sempre il sorpasso, la manovra impossibile e spettacolare. E per questo motivo era l’idolo delle folle. Piaceva perché era un vincente, ma non uno di quei dittatori monotoni. Era un Re circense, uno che emozionava e conquistava anche se non si imponeva. Anche se il conteggio dei successi stagionali era da spartirsi ugualmente con “quello là”, il francese Alain Prost.

<<La vita è troppo breve per avere nemici>>. Già, ma quanto ce n’è voluto per far valere questa frase con il Professore. Freddo, cinico e lucido, il transalpino era l’esatto opposto di Senna, più aperto, esposto e diretto. Eppure, di una simile rivalità si cibavano entrambi per migliorarsi. Prost risaltava grazie ai difetti del brasiliano e lo stesso valeva per Ayrton a parti invertite. Avevano bisogno l’uno dell’altro. Non è un caso se, quando le loro strade si sono separate, si sono sentiti mancare di qualcosa. Senna, pochi giorni prima della sua morte, era arrivato persino a dichiarare la mancanza di Alain, rafforzando gli abbracci sul podio di Adelaide qualche mese addietro. E pensare che si erano tanto detestati, arrivando a colpi bassi, bassissimi tra il 1989 ed il 1990. Tutto seppellito dal grande rispetto e dalla profonda umanità dei due protagonisti.

<<Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita>>. Imparare a sognare, nonostante tutte le difficoltà dei giorni nostri: questo è il grande insegnamento che la carriera e la vita di Senna lasciano ad ogni tifoso, ogni appassionato, ognuno di noi. Da quel 21 marzo 1960, Ayrton non ha fatto altro che continuare a sognare e lavorare affinché i suoi desideri si tramutassero in realtà. Solamente il muro del Tamburello ha interrotto la sua corsa a 34 anni. Non si sono esauriti lì le sue idee ed i suoi pensieri.

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