“La gente ci ha sempre visti come due rivali, ma lui mi piaceva. Era una delle poche persone che apprezzavo e una delle pochissime che rispettavo. E ancora oggi rimane l’unico che abbia mai invidiato” (Niki Lauda)
Succede tanto negli anni Settanta, succede tutto nella testa dei due protagonisti di questa storia: l’austriaco Niki Lauda e il britannico James Hunt. La pellicola di Ron Howard, uscita nel 2013, ne racconta la rivalità, sviscerandone le motivazioni più profonde, che hanno a che fare con una differenza più ontologica che dettata dal farsi degli eventi. Un gioco a somma zero: dove il guadagno di un partecipante è perfettamente bilanciato dalla perdita dell’altro, e viceversa. Dove al sorriso sferzante dell’uno corrisponde la smorfia insofferente dell’altro. Dove nessuno dei due è disposto a cedere di un millimetro pur di non perdere terreno nei confronti del rivale, anche a costo di rischiare la vita: come successe a Niki sul vecchio circuito del Nürburgring Nordschleife il 1° agosto 1976.

“Tieniti pure i soldi. Non investire su di me, ma quando diventerò campione del mondo e anche il mio nome finirà sulle prime pagine, allora te ne pentirai” (Niki Lauda)
Anni Settanta, Formula 3: James è il pupillo della scuderia Hesketh e Niki gareggia contro il volere del padre, che si rifiuta di sovvenzionarne la carriera sportiva del figlio, ritenendola disonorevole per le tradizioni familiari dei Lauda banchieri. L’austriaco chiede un prestito e nel 1973 entra a far parte della BRM (British Racing Motors) come pilota pagante in Formula 1. La sua ascesa è vertiginosa: nel ’74 diventa un uomo Ferrari, nel ’75 vince il suo primo campionato del mondo. Quello stesso anno la scuderia di Hunt fallisce, pagando la scelta di correre senza sponsor, ma si libera un posto in McLaren. James fa di tutto pur di averlo: deve farlo per battere Niki.

hunt james (bmf1.dk)

L’attore Chris Hemsworth, 34 anni, nei panni di James Hunt

“Non metterti con uomini che per trovare la normalità vogliono uccidersi” (James Hunt)
Dimmi quale donna scegli e ti dirò chi sei. Hunt ama troppo se stesso per provare un sentimento simile nei confronti di qualsiasi donna. Conosce la fotomodella britannica Suzy Miller e prova ad andare in fondo: che il matrimonio lo possa far crescere? Lauda conquista l’austriaca Marlene Knaus con la sua intelligenza emotiva. Si conoscono in un pomeriggio assolato in Italia: lei è ignara della sua identità, la scopre quando lo vede al volante. Se ne innamora. Dopo i matrimoni, il lieto fine c’è solo per l’austriaco. Hunt infatti perde Suzy per strada: la britannica, insoddisfatta del marito, ha un’altra relazione. Si lasciano. Marlene, invece, resta: a lei toccherà provare sulla sua pelle che cosa significa aver scelto come marito chi è un potenziale promesso sposo della morte.

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Da sinistra: Daniel Brühl, 39, nei panni di Niki Lauda; Alexandra Maria Lara, 39, in quelli di Marlene Knaus, futura moglie del pilota austriaco

“La felicità è un nemico. Ti indebolisce. Ti insinua dei dubbi. A un tratto hai qualcosa da perdere” (Niki Lauda)
Decima gara del campionato del mondo 1976, si corre sul circuito del Nürburgring Nordschleife. Lauda viaggia spedito verso il suo secondo titolo di fila, Hunt lo rincorre. Condizioni metereologiche proibitive: l’austriaco chiede che la gara venga annullata per evitare che qualcuno si faccia male. Hunt guida la fronda dei riottosi: ha la meglio. Semaforo verde, si parte. Terzo giro: la sospensione posteriore della Ferrari di Lauda cede, il pilota perde il controllo, l’impatto con le barriere esterne, le fiamme. Gli altri piloti coinvolti nell’incidente prestano soccorso. La perdita del casco ha esposto alle ustioni Niki, rimasto intrappolato per quasi un minuto in un inferno di fuoco di oltre 800 gradi. Lauda è fermo ai box: molti al suo posto, coi polmoni pieni dei fumi di benzina, proverebbero a spegnere il motore. Lui no, non lo può fare. I 42 giorni all’ospedale di Mannheim sono uno stop-and-go. Deve tornare in pista per battere James.

“Ora va a casa da tua moglie e chiedile che faccia hai” (James Hunt)
Conferenza stampa del Gran Premio d’Italia. Un giornalista incalza Lauda: “Dopo aver saputo delle tue condizioni alla Ferrari hanno subito preso un sostituto, Carlos Reutemann”. L’austriaco stizzito: “Sì, prima che io arrivassi in ospedale”. Il giornalista insiste: “E oggi correrà anche Reutemann?” L’austriaco dritto per dritto: “Sì, ed è ansioso di stupire. Vediamo in che posizione finisce Reutemann e dove sarò io oggi”. Ma il peggio deve ancora venire. Un giornalista provoca Niki: “Cosa ha detto tua moglie quando ha visto la tua faccia? Pensi davvero che il tuo matrimonio andrà avanti ora che hai questo aspetto?”. L’austriaco redivivo replica con un francesissimo “Vaffanculo” e non sa che qualche istante poco a difenderlo sarà proprio il suo rivale numero uno: Hunt, infatti, aggredisce il giornalista in uno stanzino dopo la conferenza. Deve difendere il suo miglior nemico. Lauda conquista un quarto posto al ritorno sulle piste: tanto basta per tenere a distanza il britannico, che in sua assenza ha fatto scorpacciata di punti. Si decide tutto all’ultima prova del Mondiale, sul circuito del Fuji in Giappone: la pioggia torrenziale ricorda quella del Nürburgring Nordschleife. Rispetto qualche settimana fa Lauda non ha più né lo stesso aspetto né la stessa avventatezza. L’austriaco decide di ritirarsi dopo appena un giro, ad Hunt basta conquistare il terzo posto per vincere il titolo. James è campione del mondo. Niki a Marlene: “Sto bene, nessun rimpianto. Nessuno”.

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Il dialogo tra Hunt e Lauda nell’hangar dell’aeroporto di Bologna nel finale di RUSH (2013)  

“Eravamo ragazzini quando ci siamo conosciuti. Due cazzoni matti in Formula 3: ripudiati dalle famiglie, senza una meta. E ora siamo entrambi campioni del mondo: non è male, eh?” (Niki Lauda)
Hangar dell’aeroporto di Bologna, un po’ di tempo dopo. Niki ha preso il brevetto per pilotare gli aeroplani, James se la sta spassando perché a questo è servito vincere, secondo lui. C’erano una volta un austriaco e un britannico che si facevano bene a vicenda. Oggi Lauda vive ancora di motori, Hunt invece non c’è più: è stato stroncato da un infarto nel 1993, all’età di 45 anni. Alla fine la morte l’ha fregato, ma lui è stato bravo a ingannarla finché ha potuto. Finché è stato al volante.

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