Let’s get it started. La Formula 1 riapre i battenti e lo fa partendo da una pista ormai diventata una piacevole consuetudine. Albert Park sarà nuovamente teatro dell’esordio stagionale del campionato delle quattro ruote più famoso. Nonostante il verde a far da cornice, si tratta di un circuito cittadino. Tracciato da percorrere tutto d’un fiato, con medie decisamente elevate per la tipologia di tracciato. E pensare che il GP australiano non è nemmeno contraddistinto da lunghi rettilinei. Al contrario, è fondamentale avere una guida precisa, capace di sfruttare ogni centimetro di asfalto e, per quanto possibile, forte nella percorrenza in curva. Equilibrio è la parola chiave per emergere nel corso di una gara su questa pista. Bisogna essere misurati nella scelta delle traiettorie perché commettere un errore può pregiudicare anche il resto del giro. Basti pensare al trittico tra la curva 3 e la Whiteford, dove una sbavatura può risultare fatale. Discorso simile per il finale con tre tornanti da affrontare a tutta velocità, ma in cui è molto facile perdere il controllo della vettura. E poi serve attenzione nella tattica di gara da adottare, a causa dell’elevato consumo delle gomme. Aggiungiamoci la variabile pazza del meteo australiano, capace di passare dal caldo afoso al peggior nubifragio ed ecco uscire fuori un quadro a dir poco schizofrenico.

Non è un caso se il GP di Melbourne ha riservato solitamente grandi colpi di scena o momenti memorabili. Già il debutto nel circus, nel 1996, in sostituzione dello storico tracciato di Adelaide, registrò un evento incredibile: il debuttante Jacques Villeneuve siglò la pole position e chiuse in seconda posizione in gara per un problema sulla sua Williams, cedendo la vittoria all’amico e compagno di squadra Damon Hill. Un debutto niente male, insomma. E, per gli scaramantici, la pista di “land down under” è pure un possibile talismano: infatti, per ben 13 volte su 22 GP disputati qui, il vincitore della gara si è laureato campione del mondo a fine anno. Un buon incentivo per fare bottino pieno. Certamente, ci avrà fatto un pensierino Eddie Irvine, primo sul traguardo di Melbourne nel 1999. Tuttavia, nemmeno la cabala aiutò il nordirlandese, poi secondo alle spalle di Mika Hakkinen. Già, il finlandese volante, compagno di quel David Coulthard, trionfatore nel Gran Premio australiano nel ’97 e nel 2003 e secondo nel ’98, in seguito ad un’incomprensione ai box che coinvolse l’amico finnico. Lo scozzese avrebbe potuto far finta di nulla, ma, una volta compresa la situazione, alzò il piede dall’acceleratore facendo ripassare Mika. Classe da gentleman.

Melbourne sede di apertura e chiusura di cicli. Nel 2000 Michael Schumacher vinse e diede il via alla magnifica cinquina in Ferrari. Cinque anni più tardi, ecco il successo di Giancarlo Fisichella ad inaugurare il dominio Renault ed a chiudere la serie in rosso. Proverà ad aprire un capitolo vincente Sebastian Vettel, già trionfatore un anno fa, ma poi beffato da Lewis Hamilton. Il tedesco, tra l’altro, condivide con Nico Rosberg e Jenson Button la particolarità di aver vinto per due volte in Australia, diventando iridato solamente in una circostanza. L’inglese, invece, ha un rapporto particolare con Albert Park: quando si impone, conquista automaticamente anche il mondiale. Avvenne così nel 2008 e nel 2015. Sarà lo stesso anche nel 2018?

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