”Frenate gli entusiasmi, siamo ancora indietro rispetto a Mercedes”. Sebastian Vettel ha provato a mettere tutti in guardia dalle facili valutazioni dopo una sola gara, ma in tanti si sono lanciati a definire Ferrari la miglior macchina del lotto dopo il successo di Melbourne: era già successo l’anno scorso, è successo troppe volte, non deve ripetersi per evitare qualche errore di valutazione e/o delusioni cocenti di metà stagione.

È vero, la vittoria di Ferrari è stata una bellissima sorpresa per tutti, dopo le indicazioni dei test che davano una Mercedes nettamente avanti rispetto a tutti e il distacco importante patito in qualifica (quasi 7 decimi), ma nasce sostanzialmente da due fattori che hanno poco a che fare col potenziale di una macchina che (parola di Vettel) deve ancora crescere parecchio per poter lottare costantemente per il titolo. Il fattore #1 si chiama Virtual Safety Car, sfruttato nel migliore dei modi dall’esperto pilota tedesco: Seb ha accelerato nel settore iniziale (era già transitato quando è stata inserita la VSC) e nella corsia box, tirando al massimo nel tratto della pitlane che non è ancora interessato dal limitatore e in quello appena seguente all’uscita dai box che non è ancora ”pista”. Esatto, la VSC non è applicabile in quei due tratti perchè non fanno parte del tracciato ma della pitlane, e Ferrari ha costruito lì il sorpasso ad un incredulo Hamilton (stupito al punto da mandare dieci team radio chiedendo all’ingegnere: ”Ho sbagliato qualcosa? Che è successo?”), con un mix di abilità e strategia: da lì è nata una gara sulla difensiva, nella quale Vettel aveva visto Hamilton arrivare vicinissimo, allontanarsi per un errore e poi rientrare a mezzo secondo circa di distacco.

E qui è subentrato il secondo fattore che ha portato Ferrari alla vittoria: Hamilton ha consumato eccessivamente le gomme andando all’attacco per tanti giri, ma soprattutto ha messo a rischio il motore con una strategia iperoffensiva. L’uso eccessivo dell’attack mode (30 giri, secondo quanto ha riferito Lewis) ha esposto la power unit a un pericoloso surriscaldamento, che avrebbe potuto portare a delle rotture: questioni da evitare come la peste in una stagione che vedrà i motori durare (idealmente) per 7 gare, dato che ci saranno 3 PU per 21 GP. E così Hamilton ha alzato il piede e difeso il secondo posto, consegnando la vittoria a un Vettel felice, ma al tempo stesso guardingo: il potenziale di Ferrari è importante, ma il distacco da Mercedes non si è azzerato e c’è ancora. Sul lungo periodo, i tedeschi sono messi meglio della Rossa, e questo a Maranello lo sanno benissimo: la vittoria di Vettel dunque non finirà col ”seppellire” il fatto che Hamilton stesse rientrando sul tedesco a suon di giri di veloci, e che ci sia ancora tanto da lavorare per gli uomini in rosso.

Aspettiamoci dunque qualche novità già nella seconda gara stagionale in Bahrain, così da mantenere la leadership di Vettel ed evitare che Mercedes ”voli via” quando potrà sfruttare la potenza del suo motore e della sua monoposto senza restrizioni. Insomma, si esulta con moderazione in casa-Ferrari, e si gioisce per un ritrovato Kimi Raikkonen: il finlandese ha insidiato Hamilton per 10 giri buoni, e stava per riprenderlo nel finale con un interessante rientro. Come ci insegna Giorgio Terruzzi, i grandi Mondiali passano anche dalle grandi seconde guide, e forse Kimi è sulla buona strada in quello che potrebbe essere il suo ultimo anno da pilota.

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