Tutto o niente. Max Verstappen non ha mezze misure, in pista e fuori. Un modo di fare che lo pone continuamente al centro dell’attenzione. Si è notato negli scorsi anni, quando l’olandese si è distinto per i sorpassi aggressivi e per alcune entrate al limite. Ha fatto parlare di sé per i continui battibecchi in macchina con Sebastian Vettel. E poi si è preso i riflettori per il modo di correre spesso spregiudicato, come se non ci fosse un domani. Una filosofia che a volte gli ha permesso di conseguire ottimi risultati, ma che in altre circostanze lo ha lasciato con un pugno di mosche in mano.

Il GP d’Australia rientra sicuramente nella seconda categoria. Le prove avevano mostrato un buon potenziale, ma, una volta in gara, Verstappen si è perso in una serie di sbavature grossolane. La più grave tra queste è stato indubbiamente il testacoda senza conseguenze dopo un “lungo” sull’erba alla prima staccata. Non proprio il miglior esordio possibile, insomma.

La Red Bull non era al livello di Ferrari e Mercedes, diranno alcuni. Ed effettivamente risulta difficile provare il contrario. Ma, è altresì vero che, se la scuderia austriaca si trovava impossibilitata a vincere, si poteva impostare una gara con una condotta più giudiziosa e meno arrembante. Qualche punto in più sarebbe arrivato. Vedendo poi quanto è andato forte nel finale il compagno di squadra Daniel Ricciardo, rimane qualche dubbio sulla bontà della sua strategia.

Nessun dramma: il campionato è solo all’inizio. Tuttavia, in questo 2018 ci si aspetta qualcosa in più da Max. Il Mondiale resta una chimera considerando l’esperienza ed i mezzi di cui dispongono Hamilton e Vettel. Tuttavia, si può lavorare per migliorare la continuità di rendimento. Si può iniziare a crescere vincendo magari il derby interno alla Red Bull con il compagno di team, un obiettivo mai concretizzato in precedenza. Sempre che Ricciardo sia d’accordo.

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