Un disastro totale. No, non stiamo parlando della gara folle di Marc Marquez. Qui si va ben oltre. Ci si riaggancia ad altre polemiche, dissapori risalenti a poche stagioni fa, come il “respect my opinion” di Jorge Lorenzo nei confronti di Valentino Rossi a Misano 2016, scoria dei fattacci del 2015. Negli ultimi anni, la MotoGP ha assistito ad un incremento drastico di episodi al limite, con annesse discussioni. Sono emersi rancori profondi, inimicizie lampanti e, purtroppo, odio velenoso. Sembrava di aver visto tutto con la rissa tra Biaggi e Rossi a Montmelò nel 2001, ma nessuno poteva immaginare che la spirale di astio si sarebbe propagata al punto da arrivare ad avere vere e proprie faide tra piloti e squadre.

Colpa di Marquez? No. “El Cabroncito” ha uno stile al limite, spesso molto aggressivo. Ieri ha perso la bussola, tradito dalla foga. Ma scaricare la colpa su di lui sarebbe come osservare il dito e non la luna che c’è dietro. C’è un gravissimo problema di fondo. In MotoGP non esistono le regole. È una verità scomoda, anche se talvolta fa piacere quando il proprio beniamino viene graziato secondo criteri alquanto opinabili e discutibili. Non è l’irruenza di Marquez il vero danno. Il cancro della top class delle due ruote su pista è la mancanza di sanzioni vere. Come può un pilota non conoscere il regolamento sulla partenza? Come può un top rider prendere a sportellate gli avversari ricevendo al massimo un blando richiamo? Possibile che tutto sia lecito? Ieri, in Argentina, è andata in scena una gara raccapricciante dal punto di vista regolamentare, con il caos in partenza per la scelta di gomme diverse al via, la procedura di avvio di Marquez irregolare ed una serie di sportellate e carenate tra più piloti a dir poco surreale. In tutto ciò, nessuno ha preso seri provvedimenti e l’unico ad averne pagate le conseguenze, giustamente, è stato il più esuberante, anche se non il solo trasgressore.

Non puntiamo il dito solamente contro Marc, dicevamo. Già perché la folle rimonta dello spagnolo è supportata da tristi precedenti. Come incolpare di guida pericolosa un ragazzo cresciuto di fronte a miti capaci di prendere a sportellate altri colleghi all’ultima curva senza preoccuparsi della sicurezza altrui? Come spiegare ai prossimi fuoriclasse che una carenata violenta o un gomito eccessivamente largo non si giustifica con un “this is racing”? Ieri la follia aveva sulla carena il numero 93, ma episodi simili recano marchi diversi, uno dei quali è pure il 46 che oggi si erge a paladino della giustizia, ma ha una memoria tremendamente corta quando si tratta di ricordare le proprie malefatte.

La cecità di fronte a certi episodi è anche figlia della trasformazione del Motomondiale in una realtà diversa. I piloti ricordano tanto gli attori di un gigantesco spettacolo. Ognuno pare debba recitare una parte. Ci sono il buono ed il cattivo a priori. E molto influiscono anche gli organi di stampa. Riportare quando si è verificata un’infrazione del regolamento è cosa buona e giusta, contrariamente alla continua giustifica del torto. Si assiste sempre di più a ricostruzioni fantozziane, con un distorcimento del fatto reale. Ad esempio, in Qatar, nel 2004, Sete Gibernau diventa comicamente una spia, reo di aver fatto rispettare una norma sacrosanta. Il regolamento, questo sconosciuto… Forse, basterebbe riconoscere gli errori per come essi sono.

Abbiamo accennato alla MotoGP come un grande circo, con attori di ogni sorta. Ecco, effettivamente, ci sono categorie tra i presenti. Ci sono le prime donne e le comparse. Guardate cos’è accaduto al povero Aleix Espargaro: dopo essere toccato duramente da Marquez, è stato travolto da Danilo Petrucci. Perché, dunque, non si è dato ascolto alle lamentele dello spagnolo dell’Aprilia? Perché non è stato considerato Dani Pedrosa, disarcionato dall’entrata miope di Johann Zarco? Dunque, dobbiamo pensare che alcuni episodi sono più meritevoli di attenzione rispetto ad altri. Inoltre, siamo sicuri che la vera motivazione dietro alla sanzione comminata al “Cabroncito” non sia altro che l’aver tirato in terra un altro top rider, e che top rider? Se così fosse, Marc non imparerebbe alcuna lezione da quest’esperienza. Forse, si limiterebbe al massimo a gestire con un pizzico di riguardo l’ex campione, senza mutare il trattamento spietato verso gli altri colleghi. Sarebbe l’aspetto peggiore. Non esistono piloti di serie A o B. Esiste il Motomondiale. Uno sport che ieri ha subìto una nuova terribile coltellata, tradito da una dirigenza incapace di governare.

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