Squalifica sì, squalifica no. Ormai, la condotta di gara tutt’altro che irreprensibile di Marc Marquez è diventata un caso di proporzioni internazionali. Tra la partenza con un’inversione a U contro il regolamento ed una serie di entrate esasperate, il “Cabroncito” ha rimediato una penalità giusta, che lo ha relegato dalla quinta alla diciottesima posizione. Un provvedimento che ha perlomeno attenuato la gravità delle infrazioni del catalano.

Tuttavia, c’è chi, come Valentino Rossi, chiede una nuova e più severa punizione, magari una squalifica in vista del prossimo GP. Alla base di questa richiesta ci sarebbe il timore di incappare in un grave incidente causato dalla guida sopra le righe dello spagnolo. Si tratterebbe di un provvedimento forte e significativo. Per certi aspetti un evento senza precedenti. Ma è realmente la soluzione giusta per correggere gli errori dell’arrembante numero 93?

Molto probabilmente uno stop potrebbe fargli bene. Ci sono precedenti che certificano un miglioramento dopo una penalità pesante. Ad esempio, Jorge Lorenzo, a Motegi, nel 2005, abbatté Alex De Angelis venendo squalificato per la gara successiva. Per sua stessa ammissione, il maiorchino trovò in quell’occasione lo stimolo giusto per non cambiare il proprio stile di guida, rendendolo più attento e giudizioso. E, tutt’ora, il “Por Fuera” è uno dei piloti più rigorosi sotto l’aspetto della sicurezza.

Il rovescio della medaglia di un simile provvedimento sarebbe la creazione di un precedente. A questo punto, quali sarebbero gli estremi per essere sanzionato con una stangata simile? E quando si potrebbe nuovamente applicare? Anche perché, nonostante i gravi errori nella condotta di gara, Marquez non è stato il solo a commettere infrazioni. Volendo ben vedere, non è stato nemmeno colui che ha prodotto i danni maggiori, visto l’infortunio occorso a Daniel Pedrosa, per effetto della carambola innescata da Johann Zarco. Dunque, occorre una regolamentazione seria e rigida sulla base della quale attenersi per altre eventuali casistiche.

Inoltre, si potrebbe assistere ad un effetto contrario alla tendenza generale. Dall’aggressività eccessiva ed ingiustificata, si passerebbe ad un esasperante richiesta di warning. Ogni contatto diventerebbe meritevole di penalità di varia entità e questo avvicinerebbe drasticamente la MotoGP al metro di giudizio della F1, spesso finito nel mirino delle critiche.

E poi diventerebbe pericoloso per altre ragioni. Valentino Rossi richiede sanzioni dure, ma rischierebbe di dimostrare che il fattaccio di Sepang 2015 risulti paradossalmente meno grave di un incidente di gara. Dunque, un’entrata scorretta e preterintenzionale passerebbe in secondo piano rispetto ad un errore qualsiasi, subendo una penalità assai minore se confrontata con quella assegnabile a Marquez. Automaticamente, reazioni dure e spesso oltre i limiti diventerebbero quasi un incoraggiamento per i piloti desiderosi di risolvere rapidamente le proprie controversie. E i casi come Sepang 2015 si moltiplicherebbero. Dunque, siamo sicuri che un Far West legalizzato sia un rischio da correre solamente per punire oltremodo un singolo pilota?

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