Tantissimi anni in GP2 (detiene tuttora il record di GP, sfondando quota 100), il ruolo da collaudatore di Honda F1 nel 2008, l’esperienza nelle IndyCar Series (2013-16) e la nuova sfida in Formula E: Luca Filippi, prossimo 33enne piemontese (è nato a Savigliano, in provincia di Cuneo), è uno dei volti maggiormente noti degli anni Duemila del motorsport italiano, e ora si sta cimentando col campionato elettrico guidando la vettura del team NIO. L’avvio di stagione dell’esperto pilota italiano era stato positivo, col 10° posto nel primo e-Prix di Hong Kong, ma poi è arrivato il ritiro nella gara seguente e qualche noia tecnica a una monoposto ancora ”giovane”: ora però tutti gli occhi sono puntati sull’e-Prix di Roma, che si correrà sabato nel quartiere Eur e vedrà Luca Filippi tra i protagonisti più attesi. Ecco le dichiarazioni del pilota piemontese ai nostri microfoni, e le sue valutazioni sulla prima stagione in Formula E e sulla gara che si disputerà nella Capitale.

Ciao Luca, come valuti il tuo avvio di stagione nella Formula E? Sei partito discretamente bene con un 10° posto, poi sei scivolato indietro in classifica avendo vari problemi e inconvenienti tecnici.

”L’inizio è stato buono, sono andato a punti nella prima gara e ho ottenuto una discreta performance a Marrakech, poi da lì in poi ho vissuto gare più difficili e meno entusiasmanti. Sto imparando ancora molte cose, sono convinto che da Roma potrò raggiungere i risultati sperati e andare a punti con maggior costanza”

Tanti piloti provenienti da altre serie motoristiche hanno avuto grandi difficoltà ad adattarsi alle vetture della Formula E: come procede il tuo ambientamento in questa categoria? E in cosa dovrai migliorare per stare al passo coi primi?

”In effetti questa è una categoria particolare, tanti piloti ci hanno messo un po’ a trovare il ritmo giusto. Infatti i piloti che lottano per il titolo hanno tutti più anni di esperienza, e oltre ad essere molto bravi hanno una conoscenza specifica della vettura che non è banale e va considerata nelle prestazioni di ciascun partecipante alla Formula E. La vettura è diversa dalle altre, non tanto sulla guida che è chiaramente un po’ diversa per via delle gomme che non sono slick, quanto per il discorso elettrico: la gestione in gara è davvero difficile. Diciamo che non devo migliorare tanto e in tante aree, ma sistemare tanti piccoli dettagli: in questa categoria i distacchi sono davvero ridotti, e dunque sistemare i dettagli ed evitare quelle sbavature che ho commesso sin qui sarà fondamentale. Non ho ancora vissuto il classico weekend perfetto o disputato gare senza errori, spero di riuscirci presto”.

Nell’e-Prix di Città del Messico il tuo compagno Oliver Turvey ha fatto una grande gara, chiudendo 2°: prevale il rammarico per non essere riuscito ancora ad esprimerti a quei livelli con la NIO, oppure la soddisfazione di sapere che la vostra auto (che inizialmente sembrava essere partita ad handicap) può essere davvero competitiva?

”Turvey ha fatto una bella gara, però anche l’anno scorso era andato molto forte: aveva conquistato la pole position, quindi verosimilmente ha un feeling particolare con quel tracciato. Nelle altre gare, invece, siamo stati più o meno alla pari, e quindi da questo punto di vista sono sicuro che potremo fare molto bene”.

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Luca Filippi alla guida della vettura di NIO

Da pilota italiano, che idea ti sei fatto sulla percezione del mondo-Formula E all’interno del nostro paese? Parliamo di un campionato in grande crescita, che nel 2018-19 vivrà l’ennesima svolta con le vetture Gen2, ma viene ancora stigmatizzato da vari esperti e appassionati.

”È tutto in grande crescita. Il successo che sta avendo l’e-Prix di Roma è davvero incredibile, sia per il sold-out dei biglietti che per l’interesse crescente nei confronti di questa categoria: il nostro è un paese di motorsport, e quindi da un certo punto di vista potevamo aspettarcelo, ma temevo che ci fossero tanti scettici sulla Formula E. Invece, forse per i costruttori coinvolti e anche per il livello dei piloti, si è creata tanta curiosità intorno al nostro campionato”.

Tra qualche giorno si correrà l’e-Prix di Roma: con quale spirito arrivi a questa gara, e quali sono le tue aspettative? Hai già provato il circuito? Ce lo puoi descrivere brevemente?

”Sono molto motivato, nelle gare di casa sono sempre andato bene e la pressione del GP casalingo mi ha sempre caricato. A Monza ho sempre fatto grandi cose, e spero che la tradizione venga confermata a Roma. Il circuito è davvero interessante, il cittadino più lungo dell’anno con dei cambi di pendenza importanti: dove c’è il parco si va giù in discesa e poi si torna su in salita, quindi con una pendenza davvero entusiasmante. Credo che assisteremo a una gara molto bella”.

e-prix roma

Il layout del circuito dell’e-Prix di Roma

Facciamo un passo indietro e ripercorriamo la tua carriera. Sei il pilota con più gare in assoluto in GP2 (oltre 100, è il record della categoria) e hai chiuso 2° in questo campionato, ma non sei mai riuscito a conquistare un posto in F1 limitandoti al ruolo di terzo pilota della Honda. Come ti spieghi questo fatto? E perché i piloti italiani faticano così tanto a trovare spazio in quel campionato?

”Sono stato collaudatore in F1, e questo è già comunque un grandissimo risultato. Ai tempi, quando ero tester di Honda, loro si sono ritirati dalla Formula 1, e questo mi ha messo in difficoltà su quel fronte: da lì ho ottenuto grandi risultati in GP2 e sono arrivato secondo in campionato, ma questo non è bastato a regalarmi una chance in F1. La GP2 e le mie prestazioni mi hanno però aperto altre porte, come quelle della Indy. Non ho nessun rammarico, la Formula 1 è un sogno di tanti e non tutti riescono ad arrivarci: per gli italiani questo non è un momento facile, ma io mi reputo uno dei piloti fortunati e soddisfatti di quanto hanno raggiunto”.

Hai corso con buoni risultati (e a lungo) in GP2 e IndyCar, e ora ti stai cimentando con la Formula E: quale di queste auto ti ha dato il maggior piacere nella guida? E in quale campionato ti sei divertito di più?

”In GP2 e in Indy sono sempre andato molto forte, mentre la Formula E è diversa e molto difficile da guidare. Ho sempre amato particolarmente la GP2 perchè mi ha formato, fatto crescere e ”presentato” all’automobilismo che conta, rendendomi un pilota professionista. Ho un ottimo ricordo della GP2, mentre con la IndyCar ho realizzato il mio sogno da ragazzino, perchè ho sempre amato il mondo delle corse americane e il loro modo di gareggiare, e ci sono un’atmosfera e un modo di vedere le gare che sono rimasti nel cuore: per la Indy c’è un fattore emotivo, ma dal punto di vista della macchina parliamo di una vettura che ha molti cavalli ed è davvero divertente da guidare. La Formula E invece ha meno potenza, è diversa dalle altre e punta tanto sull’efficienza, ma l’aspetto molto interessante è quello che dello sviluppo tecnologico: parliamo dello sviluppo con maggiori margini di crescita in tutto il motorsport, e da pilota che è anche un appassionato di tecnica/tecnologia e si ritiene prima di tutto un collaudatore, posso dire che è molto stimolante e interessante. C’è tantissimo lavoro da fare tra una gara e l’altra, e ci sono tanti ragionamenti da fare per migliorare la vettura”.

Nel futuro ti vedi ancora in Formula E, oppure ti piacerebbe provare nuove esperienze?

”Correrò in Formula E anche l’anno prossimo (nel 2018-19 e con le Gen2, ndr), e chiaramente siamo molto ottimisti riguardo all’esperienza in questa categoria, che cresce costantemente ed ha ancora importanti margini di miglioramento. Sono fiducioso”.

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